Premio Atlante ‘22, ogni docente conta: arrivati centinaia di progetti dalle scuole

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C’è qualcosa di straordinario in ogni docente. E, soprattutto, nella scuola i professori contano, l’incontro con il docente o la docente “giusti” ha cambiato le vite di chissà quanti di noi. Questo concetto è divenuto quasi uno slogan che accompagna il premio

Atlante Italian Teacher Award, l’iniziativa organizzata da United Network, con la collaborazione di [email protected] e in partnership con la Varkey Foundation, la fondazione educativa che promuove ed organizza il prestigioso Global Teacher Prize (il “Nobel” dei prof). Ecco il sito di riferimento: https://www.italianteacheraward.it/

Il Covid è stata una parentesi, e quest’anno si è ripartiti con la terza edizione: dalle scuole sono arrivati centinaia di progetti fino alla scadenza dello scorso 31 marzo, primo passo verso l’appuntamento finale con la premiazione al teatro Brancaccio di Roma il 4 maggio. Un impressionante flusso (per quantità e qualità) di proposte educative, realizzate con gli studenti, che si aggiunge a quello arrivato nelle due edizioni precedenti.

Perché lo scopo di Atlante – è evidente – non è solo la partecipazione ad un contest (per quanto prestigioso) dedicato a professoresse e professori. Quello più ambizioso è far conoscere quanto di bello, utile e importante si fa nelle scuole spesso tra mille difficoltà. Un obiettivo di fatto già realizzato con la piattaforma online nella quale tutti i progetti sono mostrati, consultati, valorizzati. Con quelli arrivati per questa edizione siamo vicini ai duemila, che fanno di Atlante probabilmente la più grande piattaforma pubblica di questo genere in Italia (questo l’indirizzo: https://la.repubblica.it/professori/).

Raccontano del coraggio e dell’entusiasmo dei prof, alla fine quasi travolti da quello dei loro studenti. Sarebbe scorretto fare esempi precisi mentre il lavoro della giuria è appena iniziato, e sarà arduo scegliere in questo universo di idee. Piattaforme impensabili e autoprodotte per umanizzare la Dad, opere collettive – dalla pagina scritta ai podcast – per raccontare la grande storia o letteratura fino al recupero di lingue e tradizioni locali; start-up per realizzare di tutto: dalla tv al riciclo sul campo. Di più non si può dire.

Ma, per rendere meglio l’idea, si possono raccontare almeno alcuni dei progetti vincitori nelle scorse edizioni. Aprono scenari di vera scommessa sul futuro usando i computer per fare cultura, con tratti quasi geniali: insegnare programmazione e Inferno, così un Dante-robot si può muovere su una gigantesca mappa della Commedia (Catania, poi premiato anche da Google); o fare formazione di comunicazione digitale fino a far diventare il vecchio giornalino scolastico un sito da trentamila (30mila!) utenti (Rapallo); e ancora: raccontare i prodotti industriali che il proprio territorio della Romagna esporta in Cina fino a costruire un vero progetto aziendale “via della Seta” con tanto di viaggio a Pechino. Per non dimenticare i tanti programmi organizzati sul riciclo. E soprattutto il coraggio di sfatare luoghi comuni, abbattere muri e conoscersi. Come gli studenti dei corsi di ristorazione e acconciatura che lavorano con gli immigrati (Cuneo) e finiscono per andare in Sicilia a vedere se davvero “siamo invasi”; o il “dal nord al food” di Milano, storia e geografia attraverso la cucina multietnica.

Sono, ovviamente, solo pochi esempi. Testimoniano che la speranza viene dalle scuole. Quella di usare al meglio tutti gli strumenti dell’innovazione, della possibilità di dialogo tra giovani e adulti e soprattutto tra giovani di mondi diversi. Basta accendere la fantasia, aprire le menti e… incontrare un prof che lo fa.

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