Presbiopia: dai 40 anni mettere a fuoco da vicino è più faticoso

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Non ci sono quasi più pause. Con lavoro e studio in smart working negli ultimi due anni, siamo costantemente impegnati con la messa a fuoco a distanza ravvicinata che costringe l’occhio a un importante impegno accomodativo e di convergenza per ogni singola attività. Tutto questo ha modificato il modo di vedere delle persone e in particolare dei presbiti che hanno difficoltà a mettere a fuoco da vicino e che in Italia sono 28 milioni. Proprio alla correzione della presbiopia è dedicato il Convegno B2Eyes organizzato da Fabiano Gruppo Editoriale a cui partecipano oltre 1.800 esperti, medici oculisti, ottici e operatori del settore per informare sulle novità tecnologiche per la correzione della presbiopia oggi.

La presbiopia arriva dopo i 40 anni

Che sia per studio o per lavoro, ma anche per socializzare e distrarsi con un gioco, non c’è dubbio che l’utilizzo quotidiano di strumenti digitali come pc, smartphone e tablet è cresciuto esponenzialmente. Ma spostare continuamente l’attenzione dalla tastiera al monitor, al foglio, e controllare lo smartphone, nelle diverse distanze, costringe l’occhio a una stressante e continua messa a fuoco. Purtroppo, la presbiopia oggi riguarda la quasi totalità delle persone già a partire dai 40 anni. “La difficoltà a leggere da vicino è la penalizzazione del difetto visivo più diffusa nel mondo – afferma Matteo Piovella, presidente della Società Oftalmologica Italiana. “Tutto incomincia allo scadere dei 40 anni per peggiorare fino ai 55 quando si stabilizza definitivamente. Una perfetta individuazione dei difetti di vista, anche i più leggeri, corretti con i migliori occhiali a tecnologia avanzata rimane l’obiettivo prioritario per sostenere la salvaguardia della vista”.

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L’importanza delle visite mediche

Fondamentale intercettare il prima possibile il difetto visivo. “Oggi, la visita medico oculistica utilizzando i più innovativi strumenti diagnostici è capace di prevenire l’insorgenza delle malattie oculari specialmente nei bambini e nelle persone della terza età. Non farlo comporta il raddoppio delle persone cieche entro il 2030”, avverte Piovella che aggiunge: “Sottoporsi alle visite medico oculistiche programmate da Soi rimane la scelta responsabile capace di tutelare la vista di tutti”. Il Calendario ‘Per vedere fatti vedere’ stilato dalla Soi prevede visite alla nascita, entro i tre anni, il primo giorno di scuola, a 8, 9 e 10 anni, dai 40 ai 60 anni annualmente e dopo i 60 anni ogni anno.

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Distanze ravvicinate che stancano gli occhi

Ad affaticare gli occhi, oltre al maggior numero di ore passate davanti a un video, sono anche le condizioni in cui lavoriamo o studiamo. Nella maggioranza dei casi non si dispone di tavoli e sedie ergonomiche che consentono la distanza corretta e schermi di protezione dalla “luce blu” degli apparecchi elettronici che aumentano il rischio di affaticamento degli occhi, di mal di testa e stanchezza. Proprio per questo nasce la necessità di compensare le diverse distanze focali. “Oggi, le tecnologie di correzione sono straordinariamente efficaci e non paragonabili a quelle di pochi anni fa. Questa è una opportunità da non perdere che risolve le difficoltà di tutti”, dichiara Piovella. Le lenti progressive di ultima generazione, infatti, consentono la contemporanea messa a fuoco a differenti distanze (lettura, computer, televisione), permettendo di vedere perfettamente senza stancare gli occhi e senza essere obbligati a utilizzare diversi occhiali per ogni singola distanza.

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Come funzionano le lenti progressive

Le lenti progressive presentano una variazione dell’ingrandimento che si differenzia dalla parte superiore a quella inferiore della lente, rendendo possibile, in questo modo, una visione chiara a tutte le distanze e con un solo paio di occhiali. La lente e? suddivisa in tre parti: si guarda nella parte superiore per vedere in lontananza, nella parte centrale per mettere a fuoco gli oggetti intermedi e in quella inferiore per focalizzare le cose da vicino. Il passaggio di focalizzazione avviene in maniera graduale attraverso la superficie della lente, fornendo in questo modo una transizione graduale che evita il “salto di immagine” che, invece, si verifica con le lenti bifocali o trifocali. Gli occhiali con lenti progressive di prima generazione avevano bisogno di un periodo di adattamento: ci si doveva “allenare” al cambio di porzione di lente necessario alla messa a fuoco degli oggetti posti a distanze diverse.

Dagli ottici in sicurezza

Così come si è avuto timore di tornare negli ospedali a causa del Covid, allo stesso modo alcuni hanno rinunciato al cambio o all’acquisto di un occhiale per non correre rischi. “Nei centri ottici – spiega Andrea Afragoli, presidente Federottica – oltre a seguire le indicazioni governative per quanto riguarda gel, guanti, mascherine e sanificazione, abbiamo dovuto rivedere le modalità operative che non consentono di mantenere la distanza di almeno un metro. Federottica ha messo a punto dei protocolli di sicurezza da seguire che tengono conto delle nostre specificità, come le diverse misurazioni o aiuto nell’applicare lenti a contatto, e supportare gli ottici- optometristi nell’uso adeguato di questi strumenti”.

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