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Primarie a Torino, a Repubblica il confronto tra i quattro candidati: “Da lunedì, subito uniti contro il centrodestra”

La Republica News
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Una sfida all’insegna del bon ton, pur con qualche puntura di spillo. I quattro candidati alle primarie del centrosinistra a Torino si sono sfidati in un confronto organizzato da Repubblica. Otto domande, con la possibilità di dare risposte in non più di 100 secondi, per capire quale città abbiano in mente il radicale Igor Boni, gli esponenti del Pd Enzo Lavolta e Stefano Lo Russo e il candidato civico Francesco Tresso. Sabato e domenica nel capoluogo piemontese si vota per scegliere chi guiderà la coalizione di centrosinistra e i quattro contendenti vanno d’accordo soprattutto su un punto: da lunedì bisognerà ricompattarsi e impegnarsi al massimo per battere il centrodestra, che ha appena incoronato l’imprenditore Paolo Damilano come suo candidato.

Torino verso il voto, la sfida delle primarie

La prima mossa da compiere

Si parte dalla prima mossa che faranno i quattro candidati lunedì, nel caso in dovesser vincere la competizione. “Andrei subito a parlare a Beppe Sala, perché uno degli elementi che consentiranno a Torino di evitare il declino sia un’alleanza strettissima con Milano”, risponde Igor Boni. “Chiamerei a raccolta tutte le forme di un centrosinistra largo, che deve avere capacità di aprirsi. Voglio ricucire con tutta una serie di realtà presenti in città, serve un enorme sforzo collettivo”, dice Tresso. “Chiederei una serie di incontri, il primo alla coalizione politica, per fare un bilancio delle primarie, che ha restituito l’immagine di una città ferita, con molti problemi. Insieme dovremo decidere come caratterizzare la sfida al centrodestra”, spiega Lo Russo. Chiude Enzo Lavolta, che premette di volersi godere un’ora in più, e poi risponde: “Sono l’unico candidato a essere sostenuto da forze politiche che rappresentano partiti nazionali, come i Verdi e Articolo uno. Tornerei da dove sono partito: in via Negarville, a incontrare i primi giovani che ho visto a settembre. A loro ho promesso che insieme avremmo costruito insieme un progetto per la città”.

La squadra futura di governo

Secondo quesito: quale peso avranno gli altri candidati nella squadra del vincitore? “Non c’è da fare il borsino degli assessori, a me interessa che si lavori in un campo largo e che ci sia collaborazione con tutti, partendo dalle priorità”, risponde Tresso. “Importante coinvolgere non solo gli altri candidati ma l’intera coalizione. Alcune forze politiche non hanno espresso un’opinione sui candidati e andranno raccolte le istanze di tutti”, spiega Lo Russo. “Un sindaco non lavora da solo, sono 120 le posizioni importanti del governo della città. Una città viva della generosità delle competenze dei cittadini e qui ve ne sono di importanti e saranno protagoniste”, dice Lavolta. Chiude il giro di risposte Igor Boni: “Uno dei principali errori della politica italiana è di appoggiare il proprio futuro sulle spalle di un leader. Io mi sono candidato perché tra le poche qualità che mi riconosco c’è il sapere giocare in squadra. Nessun sindaco sa tutto, più di tutto, meglio di tutti. In apssato non è stato fatto”.

Come battere il centrodestra

Al dibattito c’è un convitato di pietra: lo sfidante del centrodestra Paolo Damilano. “Chi fa il sindaco non si limita a tagliare i nastri, deve conoscere la macchina che deve amministrare. Un amministratore pubblico non sempre coincide con un buon amministratore privato. Questo è un limite di Damilano”, attacca Lo Russo. “A lui riconosco il fatto che pare che ci stia credendo. Nei miei giri per raccogliere firme ho incontrato più lui dei miei contendenti. In molti mi dicono di voler votare FdI e Meloni. Damilano ci deve dire che vuole rappresentare, perché mi pare di capire che godrà del sostegno anche di Casapound”, evidenzia Lavolta. “Questa è la destra post-fascista, di FdI e Lega, e Damilano mette la sua faccia pulita al servizio di tutto questo”, accusa Boni.



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