Privacy, faro del Garante sulle informazioni personali rubate agli utenti delle app

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Attenzione a non dare il via libera a cuor leggero quando la app appena scaricata ci chiede l’accesso al microfono del nostro smartphone. Quel megafono acceso potrebbe fornire a nostra insaputa informazioni sulla nostra vita, sui nostri gusti e idee, poi rivendute a società per fare proposte commerciali. Molte app, infatti, tra le autorizzazioni di accesso che richiedono al momento del download, inseriscono anche il microfono. Una volta che si accetta, senza pensarci troppo e senza informarsi sull’uso che verrà fatto dei propri dati, il gioco è fatto. 

Su questo illecito uso di dati che si sta facendo alle spalle di persone ignare, il Garante per la privacy ha avviato un’indagine dopo che un servizio televisivo e diversi utenti hanno segnalato come basterebbe pronunciare alcune parole su progetti, viaggi o semplici desideri per vedersi arrivare sul cellulare la pubblicità di un’auto, di un’agenzia turistica, di un prodotto cosmetico.
 
L’Autorità, presieduta da Pasquale Stanzione, ha avviato un’istruttoria, in collaborazione con il Nucleo speciale privacy e frodi tecnologiche della Guardia di Finanza, che prevede l’esame di una serie di app tra le più scaricate dagli internauti. E la verifica che l’informativa resa agli utenti sia chiara e trasparente. Soprattutto, che sia stato correttamente acquisito il loro consenso.

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