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Procura di Perugia, i pm su Palamara: “Sfruttava il suo ruolo per passare informazioni riservate al lobbista Centofanti”

La Republica News
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ROMA – Corruzione in atti giudiziari. C’è un cambio di passo, formale e d’immagine, nell’inchiesta che la procura di Perugia sta conducendo su Luca Palamara, l’ormai ex magistrato dopo l’espulsione decisa dal Csm diventato ora il grillo parlante della magistratura italiana.

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Palamara dovrà rispondere ora di un’accusa gravissima che nulla a che fare con lo scambio di nomine, della quale fino a questo momento l’ex pm ha sempre parlato: secondo i pm di Perugia Palamara avrebbe messo a disposizione del lobbista Fabrizio Centofanti, tra il 2017 e il 2018, il suo ruolo di pm e membo influentissimo del Csm per raccogliere e passargli informazioni riservate, compiendo così atti contrari ai doveri di ufficio, in cambio di vantaggi personali.

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La contestazione è stata formalizzata oggi dal procuratore capo di Perugia, Raffaele Cantone, nel corso del procedimento già aperto. Secondo la procura, c’è la prova che Palamara avesse raccolto e offerto a Centofanti informazioni sui procedimenti aperti dalla procura di Roma e di Messina che riguardavano i rapporti tra lui e l’avvocato Piero Amara, l’uomo che tesseva relazioni a tutti i livelli (governo, industria, Stato) della magistratura.

La contestazione arriva in seguito ad alcune dichiarazioni dello stesso Amara e dell’altro avvocato, coinvolto nelle stesse indagini, Giuseppe Calafiore. Inoltre – in un’informativa di più di duecento pagine della Guardia di finanza – ci sono una serie di elementi che riscontrerebbero questi racconti, partendo per esempio dalla posizione delle auto e dei cellulari a disposizione di Centofanti.



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