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Prodi: “Io al Quirinale? Non è il mio mestiere, mai super partes. Sconfissi Berlusconi perché non mi prese sul serio”

La Republica News
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BOLOGNA. “Io al Quirinale? Non è il mio mestiere”. Romano Prodi ha sogna più di diventare Presidente della Repubblica. In una lunga intervista al Resto del Carlino l’ex premier spiega: “Oltre l’ostacolo dell’età, non è il mio mestiere. Sarebbe stato forzato anche l’altra volta, quando ho avuto il voto contrario del Parlamento. Il ruolo di mediazione a cui è obbligato il presidente della Repubblica non è il mio. Non sono certo un fanatico, ma non sono super partes: ho idee molto precise. Sono sempre stato un uomo di parte, sempre aperto e comprensivo, ma lo sono ancora”.

“Italia mai così demoralizzata e triste”

Il Professore ripercorre la sua esperienza politica con lo sguardo ben fisso sul presente: “Il Paese non è mai stato così demoralizzato e triste come adesso. C’è la consapevolezza che siamo all’ultima mano di un grande gioco per la sopravvivenza dell’Italia. La crisi precedente ci ha travolto più degli altri perché è stata messa in atto una politica europea sbagliata. Eravamo l’anello debole di una catena che, se non aggiustava i ganci, sarebbe saltata. I ganci adesso ci sono. Ho buone speranze per il futuro, anche se non sarà facile perché abbiamo poco tempo. Non illudiamoci che  da  Bruxelles non ci facciano gli esami. L’occasione però c’è. Al vertice del nostro paese ci sono le persone migliori che ci possano essere. Mattarella, Draghi e, per me, Letta sono persone nelle quali mi identifico”.

“Nostalgia dell’Ulivo: disegno vincente fermato dai partiti”

“Quando ho fatto quella battaglia – ritorna Prodi agli Anni Novanta – c’era dietro un’idea nuova, forte. Dopo le divisioni dovute alla guerra fredda pensavo che, anche in Italia, fosse necessario mettere insieme i diversi riformisti, e che qualcun altro facesse la stessa cosa con i conservatori. La prima ragione per cui vinsi è che il mio progetto rispondeva al desiderio di tanti. La seconda è che Berlusconi non mi prese sul serio. Partì troppo tardi perché pensava che uno che girava per l’Italia su un pullman scassato non potesse vincere le elezioni. Fece l’errore che fa chi è più ricco, più forte e si crede invincibile. Partì che pensava di vincere 5 a 0 e invece perse 6 a 5.  Certamente se il mio primo governo fosse durato più a lungo avrebbe cambiato il Paese, perché il progetto era giusto. Poi i giochi politici dei diversi partiti non l’hanno reso possibile, ma la base lo voleva e, ancora oggi, ha nostalgia di quel disegno vincente”.

“Tanti danzano e non combinano niente”

Prodi pensa che la politica dei social non possa durare a lungo: “Nella mia vita politica ho incontrato dei geni che non valevano nulla come politici, e delle persone semplici che erano vincenti. Ho avuto ad esempio una grande ammirazione per Helmut Kohl, il cancelliere tedesco. Non era un genio, ma ho imparato da lui ad arrivare al sì o al no con un ragionamento semplice. ‘Ja… oder nein…‘ (sì o no). La coerenza della semplicità. Non servivano per lui passi di danza. Oggi siamo pieni di gente che danza e non combina niente. E’ il social che ti spinge a dire tutto su tutto. Nei social è come se tu vivessi sempre al bar. Nel bar se non parli mai non vali nulla. Una volta si diceva: ‘Al là det al giurnèl‘, l’ha detto il giornale. Adesso lo dice ‘il social’. Il fatto di non guardare ai media o ai predicatori con un pensiero critico e personale è sempre stato il problema dell’umanità. In fondo ci sentiamo rassicurati a vive- re in un gregge. Credo che ci sarà presto una progressiva reazione. Vedo, a cominciare dall’America, che stanno nascendo anticorpi nei confronti dei social”.

Un’ultima battuta sulle primarie del centrosinistra bolognese, che vedono Mattero Lepore (Pd) opposto a Isabella Conti, sindaca di San Lazzaro sostenuta da Renzi: “Potrei dire una cosa un po’ maliziosa, ma semplice: per partecipare alle primarie di coalizione bisognerebbe prima di tutto far parte della coalizione”.



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