“Pronte a tutto per soldi e droga”. Carabinieri di Piacenza, fino a dove si sono spinte le donne dell’indagine

Libero Quotidiano News

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29 luglio 2020

«La mia vita» dice di lei Giuseppe Montella, «legame indissolubile», scrive sotto ai selfie postati su Facebook: loro due abbronzati al mare, immersi nella piscina della villetta alle porte di Piacenza con un drink in mano, oppure seduti a un tavolino del bar sotto i portici del centro o in posa mentre si stampano un bacio sulla bocca. E poi tanti scatti con i bambini. Sembra un’innocua famigliola italiana come tante, invece per la procura piacentina l’appuntato Montella era il capo di una sorta di associazione a delinquere che spadroneggiava tra Emilia e Lombardia abusando della propria posizione di pubblico ufficiale. 
Lui decideva gli arresti illegali di pusher a cui sequestrava la droga e sempre lui, con alcuni colleghi, aveva studiato il modo, usando dei galoppini, di diventare a sua volta pusher ma con più fortuna degli altri, «tanto noi siamo irraggiungibili». «Nessuno ci sgama». La compagna, Maria Luisa Cattaneo detta Mery, per i magistrati era perfettamente consapevole dei giri del suo uomo, infatti è stata arrestata anche lei mercoledì nell’ambito dell’operazione Odysseus: la donna è finita ai domiciliari con l’accusa di spaccio in concorso con il compagno. 

«ESTRANEA AI FATTI»Ieri non ha risposto alle domande del gip Luca Milani ma, assistita dall’avvocato, Daniele Pezza, ha reso dichiarazioni spontanee. Tipo queste: «Non c’entro niente con la droga. Sono estranea ad attività illecite. Tante volte ho detto a Peppe di stare attento e di ricordarsi della divisa che porta». Il legale la descrive «molto provata», desiderosa di chiarire al più presto la sua posizione e di tornare ad essere una donna libera, mamma di due bimbi avuti da una precedente unione, guarda caso con uno spacciatore marocchino, Jamai Masroure Zin El Abidine, detto Davide, anche lui fermato per concorso in spaccio di cocaina, insieme a Daniele, uno dei tre fratelli Giardino, tutti in carcere come il padre: un’attività di famiglia. Dipendente di una società che fornisce energia elettrica, insospettabile per il datore di lavoro e per i colleghi, la 38enne Maria Luisa nell’ordinanza viene descritta come la perfetta spalla di Montella di cui non ignorava il mestiere parallelo. 
Nella notte tra il 29 febbraio e il primo marzo scorso lei e Montella avrebbero prelevato mezzo chilo di hashish dall’abitazione dei Giardino e a bordo dell’Audi A4 dell’appuntato l’hanno trasportata nel garage della donna. In dettaglio, la sera del 29, come si evince da alcune conversazioni intercettate, la coppia aveva deciso di cenare in un ristorante di Fidenza insieme alla famiglia Giardino. Il militare carica in auto l’amico Daniele e i due trascorrono la serata insieme con le rispettive compagne: la Cattaneo e Clarissa D’Elia, nata a Magenta nel ’93, anche lei coinvolta nell’indagine e utilizzata dal fidanzato soprattutto come autista, visto che Daniele è senza patente. Durante il tragitto i quattro parlano dello stupefacente. «Quelle cose, quindi, le hai già piazzate? Ne hai date via tre? Omissis.. Minchia, a saperlo vedi…». 
Citano l’altro fratello Giardino, Simone, il quale per il gruppetto non era abbastanza affidabile perché riferiva tutto alla compagna Deborah a cui aveva già raccontato di quando erano andati a Fidenza per acquistare gli anabolizzanti. A mezzanotte e cinque, annotano gli inquirenti, Montella e «signora», discorrono dell’attività di spaccio svolta dal carabiniere: «Amore, se non la prendo, la perdo e… sono mille euro di guadagno, gli ho dato 800 di quelli che avevo, eh!». 

INCIDENTE PROBATORIOIn sintesi, per i pm la Cattaneo è «totalmente consapevole degli illeciti svolti dal compagno Montella e non esita a mettere a disposizione i locali di casa sua (i due non abitano insieme) per occultare lo stupefacente». Tuttavia la donna, ieri, si è avvalsa della facoltà di non rispondere e lo stesso ha fatto Marco Orlando, il maresciallo che comandava la caserma Levante e che Montella ha tirato in ballo nel suo interrogatorio di sabato. Orlando si trova ai domiciliari con le accuse di falso, arresto, perquisizione illegale e abuso d’ufficio, ma davanti al giudice ha fatto scena muta. «Valuteremo se essere sentiti più avanti», ha spiegato l’avvocato, Antonio Nicoli, che prima vuole vedere i verbali dei sottoposti al maresciallo per replicare. 
A margine, però, Orlando ha sussurrato: «In 30 anni non ho mai avuto una sanzione disciplinare, come pensate si possa stare?». L’inchiesta va avanti e non si escludono nuovi indagati, ma per ora la caserma resterà sotto sequestro. Pierpaolo Rovello, avvocato di Antonio Esposito, ha infatti chiesto che si proceda con l’incidente probatorio «che consentirà a tutti di essere più garantiti». I tempi, dunque, si allungano. E intanto oggi si insedia il nuovo comandante provinciale dell’Arma, Paolo Abrate. 

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