Prove di futuro. Frammenti di spiritualità

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E’ successo che, senza preavviso, la pandemia ci abbia fermati e relegati in uno spazio stretto, limitando la possibilità di movimento. Così, non potendo andare fuori, ci si siamo rivolti all’interno.

Il rapporto tra spiritualità e Coronavirus è al centro della terza puntata di Prove di futuro, la collaborazione tra Repubblica e Scuola Holden nata per indagare come la pandemia abbia cambiato la percezione di spazi e socialità. Una rappresentazione necessaria della realtà che cambia attraverso gli occhi di chi condivide l’esigenza di comunicare con finalità tanto distanti quanto complementari.

Così se in Punk is Dad si è cercato di rileggere la scuola della didattica a distanza e in Ritorno in scena si è saliti sul palco per osservare artisti e pubblico riappropriarsi di uno spazio rimasto vuoto, in questo terzo speciale multimediale l’obiettivo è stato rivolto all’interno.

Le cose visibili e invisibili, da oggi online sul sito di Repubblica.it, parla dell’anima del Paese. Fedi diverse, voci complesse che raccontano come gli ultimi mesi abbiano se non cambiato, di certo fatto emergere la parte impalpabile dell’io. Un rumore bianco che ha fatto da sottofondo alla vita di “prima”, ma che poi, quando tutto si è fermato, è stato impossibile ignorare.

“L’assenza degli altri è una cosa molto più grossa di quello che pensavamo e dentro questa cosa c’è uno degli aspetti della spiritualità – spiega l’antropologo Franco La Cecla – Cioè ci siamo resi conto che da soli siamo sospesi in un’atmosfera di vaghezza e di caduta dell’astrattezza, mentre invece la presenza fisica degli altri consente di sentire anche più noi stessi”.

Quando ci si avvicina alla parte invisibile di se stessi ciò che si trova può essere opaco e vario. Per rendere questa complessità, Silvia Cannarsa e Giorgia Dughetti della Scuola Holden hanno raccolto le testimonianze di trentatrè personalità appartenenti a mondi distanti e a fedi diverse, tutti uniti da una comune esigenza di ritrovarsi in una riflessione che dalla terra porti in alto per poi tornare a saldarsi al corpo.

“Credo che quasi tutti, anche inconsciamente anche facendo finta di no – testimonia il regista Roan Johnson – siamo andati a scavare all’interno di paure archetipiche, di domande ancestrali che in questo mondo qui, quello di tutti i giorni, non ci facciamo mai”.

Il regista, il matematico, i filosofi, la pianista, gli scrittori, l’esploratrice artica. Esseri umani che differiscono non solo nelle azioni, ma anche nel modo di sentire, di sentirsi. Ed esprimersi. Attraverso la scelta di diversi output multimediali, le testimonianze rispecchiano questa varietà non solo nel contenuto, ma anche nella forma.

Alcuni hanno condiviso un testo scritto in cui descrivono una fede autobiografica o analizzano le sfide imposte dai mesi di pandemia. Altri invece hanno preferito sedersi davanti a una videocamera e raccontare il proprio punto di vista in una conversazione a viso aperto. Infine, la maggior parte ha scelto l’intimità del formato podcast per rendere in voce il proprio punto di vista sul lato invisibile di sé.

Andare in profondità è quindi la chiave scelta per raccontare non la pancia, ma lo spirito di un paese alle prese con un fatto epocale e universale. E per portare questo intento anche sullo schermo dei diversi dispositivi si è scelta una duplice modalità di lettura.

La prima, quella primaria che galleggia sulla superficie del monitor, prevede uno scorrimento verticale della pagina. Dall’alto verso il fondo. Dove più di cinquanta frammenti articolano un discorso di senso compiuto che aumenta di intensità. Una narrazione emotiva composta dalle diverse voci protagoniste del racconto che in una dimensione collettiva confrontano le diverse esperienze nel tentativo di porsi le giuste domande e trovare le parole per rispondere ad una necessità condivisa.

Ma c’è anche una seconda dimensione, quella individuale. Che da fuori porta all’interno del progetto. Ogni frammento in realtà è una porta verso un mondo, l’ecosistema intimo in cui si muovono gli animi degli intervistati. Un luogo dove ognuno ha il suo codice spirituale, la propria fede e una serie di riti personali per viverla e interpretarla. Il risultato è un puzzle fluttuante di esperienze.

C’è chi predilige un approccio relativista e chi invece ha deciso di rivolgersi alla fede in un momento storico in cui la scienza la fa da padrone. Condivisa da molti è una visione “terrena” della spiritualità. L’impulso di rendere visibile l’invisibile.

Come per riscattare un corpo così vulnerabile al virus rendendolo luogo e casa dell’infinito.

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