Quali rischi per il vaccino anti Covid Dalla gravidanza allallergia come essere sicuri

Quali rischi per il vaccino anti-Covid? Dalla gravidanza all’allergia, come essere sicuri

La Republica News
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1 – Esiste un’età massima per fare il vaccino?

Il vaccino è indicato anche per i grandi anziani. «Anzi, è importante che proprio loro siano i primi a riceverlo», sostiene Roberto Bernabei, responsabile della geriatria del Policlinico Gemelli a Roma e membro del Cts. «Il vaccino per l’influenza, che è il metro di paragone più pertinente, può essere somministrato a ogni età, senza controindicazioni». L’unico problema «è la minore capacità di attivazione del sistema immunitario degli anziani, che è diverso da quello dei giovani». Il vaccino Pfizer-BioNTech ha comunque mostrato un’efficacia del 94% anche fra gli over 65.

2 – Cosa è previsto per le donne in gravidanza o che allattano?

La scelta è lasciata alle donne e ai medici. Il problema è che i test iniziali non possono arruolare fasce a rischio come le gestanti. Le uniche informazioni arrivano dai test sugli animali, che non hanno mostrato alcun danno. Anche se il vaccino non è formalmente autorizzato, l’Aifa (Autorità italiana del farmaco) riconosce che i rischi del Covid, per le future madri, sono più alti della media. Prevede dunque che “l’uso del vaccino durante gravidanza e allattamento dovrebbe essere deciso in stretta consultazione con un operatore sanitario dopo aver considerato i benefici e i rischi”. 

3 – Vaccinare i bambini non aiuterebbe a tenere aperte le scuole?

Come le donne in gravidanza, anche i bambini sono una categoria protetta che non può essere arruolata nelle sperimentazioni dei nuovi farmaci. Nessuno dei vaccini attuali, dunque, può essere somministrato sotto ai 16 anni. Anche dopo l’approvazione, comunque, le aziende produttrici proseguiranno i test, coinvolgendo in futuro anche i bambini. Questi nuovi test sono espressamente richiesti dall’Ema, l’Autorità europea dei medicinali. Le aziende non possono esimersi. Nel caso del Covid, i bambini sono considerati a rischio basso. Non avere un vaccino per loro subito non è un grave problema.

4 – Cosa saremo liberi di fare subito dopo l’iniezione?

I vaccinati in realtà non potranno fare nulla di diverso, nell’immediato. L’immunità si attiva una settimana dopo la seconda dose. L’efficacia del vaccino, per quanto alta, non è del 100%. È sempre possibile che un vaccinato ricada nella categoria, pur esigua, dei non protetti. Per saperlo, sarebbe necessario eseguire un test sierologico e verificare la presenza degli anticorpi. Non sapendo poi se i vaccinati sono riparati dai sintomi del Covid, ma restano contagiosi, bisogna mantenere mascherine e distanze per proteggere gli altri.

5 – Si può scegliere il vaccino o riceverne due diversi?

Non si può scegliere il vaccino, soprattutto in questa prima fase in cui le dosi sono molto scarse. Non è possibile ricevere la prima dose con un prodotto e la seconda con un altro: servirebbero dei test per capire se due vaccini diversi sono interscambiabili, e nessuno ha ancora avuto il tempo di farli. Chi invece riceve un vaccino in entrambe le dosi, poi aspetta una settimana, esegue un test sierologico e non mostra gli anticorpi, potrà effettuare un secondo ciclo di vaccinazione con un prodotto diverso nella speranza che il risultato sia migliore. 

6 – Cosa rischia chi soffre in modo serio di allergie?

Come tutti i vaccini, anche quelli per il Covid possono causare allergie. Negli Usa l’anno scorso si sono contate 1,31 reazioni anafilattiche ogni milione di vaccinati, senza vittime. Al momento della somministrazione del vaccino contro il Covid, l’operatore sanitario chiederà al paziente se soffre di allergie ai vaccini o ai suoi eccipienti e deciderà con lui se procedere o meno. L’importante è che l’iniezione avvenga in ambiente protetto: farmaci e presidi per contrastare le reazioni anafilattiche devono essere immediatamente disponibili e il vaccinato deve restare sotto osservazione per 15-20 minuti.

7 – E se le mutazioni dovessero rendere il vaccino inefficace?

I vaccini sono stati messi a punto prendendo come modello il virus di Wuhan. Nel frattempo sulla proteina spike usata come antigene si sono accumulate alcune mutazioni. Queste variazioni potrebbero rendere il vaccino un po’ meno efficace. Difficilmente lo renderanno inutile. Soprattutto con il metodo dell’Rna, ricalibrare il vaccino per adattarlo al virus mutato non è difficile. Ugur Sahin di BioNTech, in un’intervista al Financial Times ha detto che servirebbero sei settimane. Andrebbero però ripetute le sperimentazioni, almeno la fase tre. In tutto ci vorrebbero circa tre mesi.

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