Quando Google era simpatica

Quando Google era simpatica

La Republica News
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Sono giorni che su Google si leggono solo cose orribili. Il detonatore è stato l’atto con cui martedì scorso il Ministro della Giustizia americano ha deciso di aprire una causa per violazione della legge antitrust: Google secondo l’accusa sarebbe un monopolio che danneggia i consumatori, gli inserzionisti, gli eventuali concorrenti e in generale l’innovazione. La cosa era nell’aria da un po’, succede sempre quando diventi troppo grande. Epperò anche Golia a un certo punto della storia deve essere stato come Davide: piccolo, agile, nuovo, simpatico.Era la fine degli anni ’90 e ai tempi Golia era la Microsoft di Bill Gates che il governo americano proprio allora aveva portato in tribunale per ragioni simili: il suo sistema operativo era su quasi tutti i personal computer del mondo proprio come Google è il motore di ricerca e il browser preferito su quasi tutti gli smartphone. E’ già stato sostenuto che senza quel lungo processo, forse il motore di ricerca più usato del mondo lo avrebbe sviluppato (o lo avrebbe comprato) Microsoft e di Google oggi non ci sarebbe traccia. Certo però quell’inizio di Google fu formidabile: due studenti di informatica, Larry Page e Sergey Brin, si conoscono per caso, nel 1995, all’università di Stanford, e si mettono a lavorare all’idea di un motore di ricerca migliore di quelli che si usavano all’epoca (cose di cui non è rimasto nulla come Altavista); l’anno dopo lanciano un prototipo, Backrub, e presentano i risultati di una ricerca sull’anatomia di un motore di ricerca del web su larga scala e ipertestuale.
L’idea, geniale, era che quando uno cerca qualcosa, il sito web più rilevante è sempre quello che conta più link che da fuori puntano a quel sito. Si misero allora a sviluppare quello che poi sarebbe stato Google (nome pazzesco, soprattutto se confrontato a Backrub): erano solo due studenti universitari, nelle loro camerette di Stanford, si erano fatti prestare vecchi computer per assemblare il server ed avevano speso tutto quello che avevano per comprare pacchi di hard-disk scontati su cui scaricare e scansionare tutto il web. Erano Golia con la fionda. E avevano ragione.Nel 1998 in Silicon Valley si cominciava a parlare di questa meraviglia che rendeva il web un posto dove trovare tutto in pochi centesimi di secondo. Il primo investitore firmò un assegno di 100 mila dollari intestandolo a Google Inc. che ancora non esisteva come società. Aveva fretta di diventare socio. In breve arrivarono gli altri, tra i quali Jeff Bezos, che già aveva Amazon: in tutto altri 900 mila dollari con i quali Brin e Page lasciarono il dormitorio universitario per affittare un garage a Menlo Park. Non c’era uno straccio di business plan, allora nessuno aveva idea di cosa sarebbe diventato Google. Ma era una impresa irresistibile e simpatica. C’era un tasto che lo raccontava benissimo: per la verità c’è ancora ma non so quanto sia più utilizzato. Era il tasto “mi sento fortunato” e invece che darti una lista di risultati te ne dava uno solo, quasi sempre quello giusto. In realtà eravamo noi a sentirci fortunati che fosse arrivato un motore di ricerca come Google. 


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