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Quando il fotografo lasciò in mutande Diana

La Republica News
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Era una rara giornata luminosa a Londra quella in cui, nel 1980, un fotografo si aggirava per le strade di West End in cerca dell’indirizzo preciso della Young England Kindergarten, asilo nido in cui la giovane Diana Spencer lavorava come assistente. Era deciso a catturare qualche scatto della promessa sposa del principe Carlo, che allora pur non essendo un belloccio era uno degli scapoli più desiderabili del mondo all’epoca, non solo tra le ragazze di sangue blu.
Arthur Edwards, questo il suo nome, allora era ancora un esordiente, incaricato di seguire i reali per il tabloid britannico “The Sun”, ma non privo di scaltrezza e per questo riuscì nell’intento; bussando di porta in porta trovò infine quella giusta. Dopo essersi cortesemente presentato, chiese il permesso di entrare per chiedere a Diana Spencer di posare per lui, assieme a due bambini che in quel momento erano con lei. Lei disse sì, con quel suo fare timido con cui si lanciava in imprese audaci, così Edwards li portò in un parco lì vicino e iniziò a scattare. “Ha posato per me, ho fatto una mezza dozzina di foto”, ha raccontato recentemente a Today, con orgoglio e pure con un pizzico di malinconia.

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Il momento magico durò pochi minuti, ma riuscì a catturare la bellezza infantile di quella che sarebbe diventata la principessa del popolo mentre era illuminata da una strana luce del mattino; il capo chino, quello sguardo maliconico che l’ha resa negli anni riconoscibile sempre, un bambino aggrappato in collo e uno tenuto per la mano. Lei ci sapeva fare con i piccoli, giocare e seguirli nelle attività all’aria aperta era quel che più le piaceva, per questo aveva scelto di accogliere quell’impiego invece di continuare a studiare. Sui libri, lei, non era mai stata a suo agio: “Sono dura di comprendonio”, parole sue.

Basta poco perché altri fotografi arrivino e si uniscano ad Edwards. Tutto sembrava filare liscio, finché accade qualcosa di inaspettato: “Non tutti ci credono, ma è la pura verità: il sole è uscito e ha rivelato a tutti quelle belle gambe” giura lui. Che non si ferma, scatta ancora, ed ecco uscire fuori il ritratto più bello: una foto spontanea e vera perché ritrae la futura principessa per quel che era: una ragazza timida di appena 19 anni che da un giorno all’altro si era trovata sotto i riflettori del mondo. Peccato che rivelasse più di quanto dovuto: la trasparenza dell’abito scatenò un putiferio a Palazzo. Che atto indecoroso, ritrarre la futura regina consorte… in mutande.

Diana, Kate, Meghan e le altre: i beauty look delle spose reali

“In ogni caso, sono contento sia accaduto quel che è accaduto perché ha reso quella un’immagine iconica”, ha confessato ancora il fotografo, che da lì ha avviato una carriera di successo che negli anni successivi lo ha portato spesso a lavorare al cospetto di Diana, “una persona affascinante, mai scortese o aggressiva”. E “sempre piacevole” perfino con l’uomo che l’aveva messa profondamente in imbarazzo davanti a tutti, sudditi e famiglia reale. Diana, dicono fonti di Palazzo, era infatti rimasta inorridita al vedere quella foto – una delle prime, da quando il fidanzamento era stata annunciato – pubblicata a piena pagina sui tabloid e se ne era lamentata con il futuro marito, il principe Carlo: “Non voglio essere conosciuta come la ragazza che non aveva la sottoveste”.

Da lì a breve la principessa Diana non solo avrebbe imparato come ovviare ai problemi di wardrobe malfunction cui tutti i personaggi pubblici e i reali prima o poi incorrono (“cattivo funzionamento” di un abito, ovvero quando spaccature, gonne, trasparenze e scolli tradiscono svelando quello che non dovrebbero mostrare) ma sarebbe anche diventata un’icona di stile, un punto di riferimento per le ragazze del regno Unito (e di gran parte del mondo occidentale) e una musa ineguagliabile per i grandi stilisti, come Gianni Versace. Questa sua foto è rimasta sempre negli archivi, a testimonianza di uno dei suoi rarissimi passi falsi nella moda.

Il 1 luglio 2021 Diana avrebbe compiuto 60 anni: noi la ricorderemo con un grande Speciale pieno di racconti, aneddoti, gallery, video e testimonianze. Stay Tuned!

Wardrobe malfunction: la sindrome delle star. Quando l’abito svela troppo

Gli americani la chiamano “wardrobe malfunction” ed è una sindrome che colpisce tutte le donne prima o poi ma in particolare le star. Si tratta del “cattivo funzionamento” di un abito ovvero di quando spaccature vertiginose, gonne corte, trasparenze e scolli tradiscono svelando quello che non dovrebbero mostrare. L’ultima a correre questo rischio è stata Mariah Carey che ha involontariamente mostrato troppo seno. Ma da Sharon Stone a Eva Longoria, da Cara Delevingne a Jennifer Lopez come potete vedere in questa gallery, nessuna è immune alla figuraccia. C’è chi appunto svela un seno e chi gli slip. Ma forse la vergogna maggiore è quella delle dive che sotto gli abiti fanno spuntare la lingerie contenitiva, il loro segreto di bellezza che funziona meglio di photoshop

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