Quel regalo che fa paura

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L'esercito britannico dona 84.000 caschi all'esercito ucraino. I soldati del 2° Battaglione, il Royal Anglian Regiment, selezionano e imballano gli elmetti in scatole di cartone. Donnigton, Inghilterra. 31 marzo 2022  (Foto di Christopher Furlong)

L'esercito britannico dona 84.000 caschi all'esercito ucraino. I soldati del 2° Battaglione, il Royal Anglian Regiment, selezionano e imballano gli elmetti in scatole di cartone. Donnigton, Inghilterra. 31 marzo 2022  (Foto di Christopher Furlong)

L’esercito britannico dona 84.000 caschi all’esercito ucraino. I soldati del 2° Battaglione, il Royal Anglian Regiment, selezionano e imballano gli elmetti in scatole di cartone. Donnigton, Inghilterra. 31 marzo 2022  (Foto di Christopher Furlong) 

È un regalo. Un dono necessario, assurdo, e terribile. L’esercito britannico ha deciso di donare oltre ottantamila caschi all’esercito ucraino. In questa fotografia, scattata a Donnigton, Inghilterra, il soldato in primo piano soppesa un elmetto, pronto a essere imballato e spedito. È un contributo generoso del Royal Anglian Regiment; e si potrebbe dire che l’immagine è molto meno angosciante di quelle che arrivano ogni giorno dal fronte ucraino. Ma è davvero così? Quegli elmetti saranno indossati. Non è il pezzo d’armatura di cavalieri inesistenti. Sarà sulla testa di migliaia di uomini in carne e ossa, gente la cui anagrafe in molti casi non è novecentesca. Ragazzi nati in questo secolo. Il casco che li protegge, allo stesso tempo li espone. L’aiuto che ricevono è anche la conferma di quanto siano a rischio. Così, su questa fotografia grava un’ombra, preme la minaccia del futuro.

Raccontando il suo secolo – l’altro, il ventesimo – lo scrittore tedesco Günter Grass evocava una Belle époque salutata con lietezza dai cappelli di paglia, cappelli

di un trionfale giallo ranuncolo.

In un giorno inatteso, quelle pagliette vennero lanciate in aria, proprio quando un comunicato annunciò lo stato di guerra. E finì che quei cappelli leggeri divennero

elmi grigioverdi.

Per molti, definitivamente. Nell’ultima pagina del libro, a prendere la parola è la madre dello scrittore: ha vissuto due conflitti mondiali, e guarda al 2000 con fiducia.

Stiamo un po’ a vedere cosa ci porta… Basta che non sia di nuovo la guerra… Prima laggiù e poi dappertutto….

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