Quella pizza di scarola che richiama a Pitagora

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Cosa serve?

2 rotoli pronti di pasta brisée, 500 gr di scarola pesata pulita, 100 gr di olive nere di Gaeta, 1 cucchiaio di capperi sotto sale, 2 filetti di acciuga sott’olio, 1 cucchiaio di pinoli tostati in padella, olio extravergine, 1 spicchio d’aglio, sale q.b, peperoncino a piacere

Cosa fare?

Dissalare i capperi e sminuzzarli; denocciolare le olive. Soffriggere in pentola l’aglio sbucciato con l’olio, aggiungere le acciughe, le olive, e i pinoli tostati. Saltare tutto per qualche minuto infine aggiungere la scarola lavata e tagliata a pezzi. Lasciar soffriggere poi abbassare la fiamma e far stufare per circa 10 minuti girando per insaporire. Negli ultimi minuti alzare la fiamma per asciugare tutta l’acqua. Srotolare un rotolo di brisée e metterlo in uno stampo rotondo da 24 cm. di diametro, unto e infarinato, facendo aderire la pasta anche sui bordi. Bucherellare il fondo con i rebbi di una forchetta. Adagiare il ripieno di scarola ormai freddo e coprire con il secondo disco di pasta, bucando anche questo con una forchetta e chiudendo bene sui lati. Riporre in frigo per circa 10 minuti, poi cuocere in forno a 200° per circa 20 minuti. Abbassare a 180° e completare la cottura fino a doratura. Si gusta tiepida o fredda.

Curiosità

La pizza di scarola nasce in Campania come rustico per la vigilia di Natale, molto diffuso nelle classi meno abbienti. Diventa una pietanza nota quando lo chef Vincenzo Corrado (pugliese trapiantato a Napoli) la include nel suo libretto “Del cibo pitagorico ovvero erbaceo per uso de’ nobili e de’ letterati” pubblicato nel 1781 e in cui – richiamando alla memoria le ammonizioni di Pitagora presenti nelle Metamorfosi di Ovidio – espone una serie di ricette vegetariane, ovvero una cucina che si avvale dei prodotti della terra.

Il fatto

11 febbraio 2013 ore 11.46. Giovanna Chirri vaticanista dell’Ansa detta il flash delle “dimissioni” di Benedetto XVI. Al flash segue, due minuti dopo, una breaking news.
Ore 11:48 ++ IL PAPA SI DIMETTE DAL PONTIFICATO ++
Il Papa lascia il pontificato dal 28 febbraio. Lo ha annunciato personalmente, in latino, durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto

È come una bomba in redazione. La vacanza del soglio di Pietro è un fatto storico, bisogna risalire a Celestino V (quindi alla fine del 1200) per trovare un precedente. Il giorno dopo scriveranno tutti: da Eugenio Scalfari al direttore Mauro, e poi Vito Mancuso, Vittorio Zucconi, Filippo Ceccarelli, Marco Ansaldo, Agostino Paravicini Bagliani fino a Joaquim Navarro-Valls, direttore della Sala Stampa Vaticana fino al 2006. E un’intervista di Curzio Maltese a Nanni Moretti sul suo profetico “Habemus Papam” del 2011

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