Qui dove l’Amazzonia sembra la Florida, gli indigeni cercano di conservare la loro identità

Pubblicità
Pubblicità

La grande spiaggia di Sao Gabriel do Cachoera sembra un pezzo di Florida, lì di notte c’è la movida, locali aperti fino all’alba, e dà l’idea di un benessere diffuso dovuto soprattutto alla vicinanza con la Colombia e ad essere uno dei luoghi di passaggio dei corrieri del narcotraffico. Dario Casimiro, dirigente della FOIRN, l’organizzazione che da 34 anni riunisce associazioni di popoli indigeni del Rio Negro, spiega come si è trasformata la loro cultura dopo il contatto con le organizzazioni religiose e gli stili di vita del “mondo bianco”, l’introduzione di strumenti tecnologici, ma anche la pesca predatoria, l’attività mineraria per la ricerca dell’oro e lo smaltimento dei rifiuti, tutte cose che minacciano fortemente l’ambiente. Gli stessi indigeni di diversi popoli arrivano qui nella sede della Funai (la fondazione statale di tutela dei popoli indigeni) dai villaggi lontani per pratiche legate alla loro vita e condizione umana, e raccontano la propria storia. Prima di partire per la Colombia, dove affronteranno la parte più difficile e pericolosa del viaggio, Giovannni e Angelo ricevono la benedizione del curandero Baniwa Dorvalino Moura Fernando, Angelo durante il rito è ribattezzato Kisibi, cioè la spuma dell’acqua del fiume quando colpisce la roccia e trasforma l’essere umano.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source