Quirinale, i deputati M5S si spaccano su fiducia a Conte e Mattarella-bis

Pubblicità
Pubblicità

ROMA – Stavolta l’imperativo era non avere brutte sorprese: dopo il polverone scatenato dalla proposta dei senatori del M5S di lanciare il Mattarella-bis rubando tempo e margini di trattativa a Giuseppe Conte — era lunedì della scorsa settimana — alla annunciata e attesa assemblea alla Camera di ieri sera i vertici hanno preso le contromisure. Nella riunione dei deputati infatti s’è visto un filotto di interventi molto simili che, di fatto, ha contestato il metodo dei colleghi del Senato e al contempo ha dato piena fiducia al presidente del Movimento. In fila, Francesco Berti (“Hanno minato la stabilità del M5S”, riferendosi ai senatori), Alessandro Melicchio (“Il voto online ci indebolirebbe”), Luigi Gallo (“Le voci fuori coro non devono disturbare una trattativa complessa”), Aldo Penna (“I senatori non dovevano fare nomi»), Patrizia Terzoni («I senatori così bruciano i nomi”), Davide Zanichelli (“Non si possono far votare gli iscritti ma spiegare loro come stanno le cose”), Sebastiano Cubeddu (“Non c’è bisogno di fare nomi che non saranno eletti”), Filippo Scerra (“Alla Camera siamo un gruppo maturo, non facciamo come al Senato”), Riccardo Tucci (“Bisogna essere maturi senza fare trattative allargate”).

Centrodestra, Salvini lancia il governo dei leader. Silvio a Roma per scalare il Colle

Ma a difesa dei senatori ha parlato il capogruppo Davide Crippa: “Invece l’assemblea del Senato è stata importante, il nome di Sergio Mattarella è di garanzia”. Sulla stessa linea Generoso Maraia, Francesca Ruggiero, Marco Bella, Davide Serritella e Marialuisa Faro. L’altro scoglio da evitare per Conte era ed è la richiesta di far votare gli iscritti, come avvenne nel 2013 e nel 2015 (avanzata ad esempio da Virginia Raggi). Più che altro perché considerato un ulteriore intralcio nel relazionarsi con gli altri partiti. In diversi hanno sottolineato l’impossibilità, a questo giro, di coinvolgere la base. Gettonatissimo, praticamente unamime fra gli interventi, il no a Silvio Berlusconi. Ma anche il nome di Giuliano Amato è stato bocciato da più persone.

Draghi preoccupato per il governo: resterà in silenzio fino al voto sul Colle

Dopodiché oggi è in programma l’appuntamento che farà da snodo centrale nelle trattative tra il M5S e gli altri partiti, cioè l’assemblea congiunta dei gruppi di Camera e Senato con la presenza di Giuseppe Conte. Per la prima volta la discussione attorno al Quirinale è l’oggetto dell’ordine del giorno, quindi alla fine dovrà uscire una indicazione di massima sul da farsi da qui al prossimo 24 gennaio. Finora si è andati avanti a singhiozzo, tra interviste sui giornali e riunioni separate, messaggi (anche poco cordiali) nelle varie chat, indiscrezioni e retroscena; dal tutto è emersa una spaccatura di fondo tra i vertici e un pezzo dei gruppi parlamentari, coi primi che — al di là delle mille rassicurazioni — potrebbero anche contemplare una scelta che porti a una fine anticipata della legislatura e con i secondi che invece temono più di tutto questa ipotesi.

Perciò il tema del sempre molto evocato “coinvolgimento” nelle scelte di Conte è così sentito dai parlamentari, per ‘vigilare’ — anche — che le sue mosse non portino al tutti a casa.  “Eleggere Mario Draghi significa quasi certamente andare al voto”, è ad esempio l’opinione dell’ex ministro Vincenzo Spadafora, Di certo però lo spettacolo andato in scena via Zoom ieri, cioè quello dei giovani deputati che bacchettano gli anziani senatori a piena difesa del presidente, fa prevedere un clima odierno surriscaldato.
 

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source