Quirinale. Salvini sposa il Mattarella-bis. Meloni: “Scelta dei partiti per calcoli di opportunità. Il centrodestra va rifondato”

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ROMA – Il “re” non cambia, i partiti incapaci di trovare un’alternativa chiedono all’attuale inquilino del Colle di restare altri sette anni. E chi ha cercato di fare il kingmaker, Matteo Salvini, sveste pubblicamente quei panni fra le invettive degli alleati. Il capo del Carroccio Salvini getta la spugna additando i “no” del centrosinistra ma si trova alla guida di una coalizione che non c’è più. Ieri sera, quando aveva tentato di chiudere un accordo con Conte sul nome di Elisabetta Belloni, si è visto voltare le spalle da Forza Italia. Stamattina ha dovuto annunciare con fare mesto il Mattarella bis facendo infuriare Giorgia Meloni: “Non ci posso credere”, la prima risposta della leader di Fdi che ha poi rincarato la dose: “Non asseconderemo un Mattarella bis al Quirinale, considerandola una scelta che non appare fatta nell’interesse dell’Italia ma piuttosto per molto più bassi calcoli di opportunità. I partiti hanno scelto di tirare a campare, barattando di fatto sette anni di Presidenza della Repubblica in cambio di sette mesi in più di Governo e di legislatura”. Parole durissime, ripetute in faccia a Salvini questa mattina. In seguito la leader di Fdi ha affrontato il tema centrodestra: “Va rifondato da capo. Il centrodestra parlamentare mi pare che non esista. E’ ancora maggioranza nella nazione, credo che debba avere rappresentanza politica, lavoreremo per questo, ma credo che bisogna ricominciare da capo”.

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Volano gli stracci, nel centrodestra, e persino Silvio Berlusconi si lascia andare a una nota polemica: “Qualche giorno fa, nell’interesse del Paese, avevo rinunciato alla mia candidatura, anche per favorire una soluzione unitaria. Quello che è successo dopo è sotto gli occhi di tutti”.

L’imputato numero uno, nella coalizione, è Matteo Salvini, che si è mosso quasi sempre in solitudine, non comunicando le sue mosse neppure a big del partito come i governatori, e che adesso – dietro la solita cortina di silenzio del Carroccio – viene chiamato a rispondere di quella che un esponente di punta chiama “la tattica del criceto”. Correre molto, ma come dentro una ruota, rimanendo sempre allo stesso punto. Una rosa di candidati ufficiali (Pera, Moratti, Nordio) bruciati, il “suicidio” in aula con Casellati, altri nomi buttati nel tritacarne e ieri sera l’annuncio di una “presidente donna”, come cosa quasi fatta, e invece naufragata in poche ore.C’è chi rievoca il fallimento del Papeete. Significativo,  in questo clima, un commento di Giancarlo Giorgetti, che non aveva nascosto il favore per l’ascesa di Draghi sul Colle e ora pensa a un’uscita di scena: “Andare via dal governo? E’ un’ipotesi”.

il personaggio

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