Raccolta fondi per la figlia di “Korra” Pesce, l’alpinista morto in Patagonia: all’asta un moschettone di Casimiro Ferrari

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Avevano condiviso con lui l’emozione della scalata, hanno provato in ogni modo a salvarlo e ora, oltre a conservarne il ricordo, vogliono offrire un aiuto concreto alla sua famiglia: i Ragni di Lecco hanno lanciato un’asta benefica a favore di Leia Pesce, la figlia 13enne di Corrado “Korra” Pesce, il 41enne alpinista di origini novaresi morto il 29 gennaio sul Cerro Torre, vetta di 3128 metri nella Patagonia argentina. Guida alpina da tempo residente a Chamonix (in Francia), Pesce era molto conosciuto da tutti gli appassionati di montagna e i suoi amici hanno promosso sulla piattaforma Leetchi la raccolta fondi “Help to Korra’s Pesce daughter”, a cui hanno già contribuito oltre 700 persone da tutto il mondo.

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I Ragni però hanno voluto fare di più: uno dei componenti del gruppo alpinistico ha deciso di mettere a disposizione un suo prezioso ricordo per “stimolare la generosità dei donatori”. Si tratta di un moschettone incorniciato di Casimiro Ferrari – alpinista lecchese noto soprattutto per le sue scalate sulle vette andine in Patagonia, per cui ottenne il titolo di Cavaliere della Repubblica nel 1977 – da lui usato in diverse spedizioni, con le sue iniziali incise. “Si può partecipare all’asta, che sarà aperta fino al 20 febbraio, aderendo alla raccolta fondi su Leetchi – spiegano – Dopo aver fatto la donazione potrete farci avere la ricevuta del vostro bonifico all’indirizzo email [email protected] Chi avrà donato la cifra più alta si aggiudicherà la cornice con il moschettone firmato”.

Corrado Pesce è morto dopo essere stato investito da una valanga di ghiaccio e rocce mentre stava scendendo dal Cerro Torre insieme all’amico Tomas Roy Aguilò, con cui aveva appena aperto una nuova via per la vetta della montagna. Proprio durante l’ascesa i due si erano imbattuti in alcuni dei Ragni di Lecco – Matteo Della Bordella, Matteo De Zaiacomo e David Bacci – che stavano a loro volta scalando la parete. Dopo aver raggiunto insieme la cima del Cerro Torre, i due gruppi si erano separati: “Noi abbiamo bivaccato in vetta, mentre loro hanno deciso di scendere al buio lungo la parete nord. La scarica di massi e ghiaccio li ha travolti nel punto in cui si erano fermati a riposare – racconta Matteo Della Bordella nella testimonianza pubblicata sul sito dei Ragni – La montagna è enorme e noi dalla cima del Torre eravamo assolutamente ignari dell’accaduto”. Hanno saputo dell’incidente solo ore più tardi, una volta raggiunto il ghiacciaio alla base del Cerro Torre: a quel punto Della Bordella, nonostante fosse stremato dalla fatica della discesa, si è messo al comando della cordata di soccorso.

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I loro sforzi però sono stati vani: Corrado Pesce, gravemente ferito dalla valanga, era rimasto bloccato in un punto troppo difficile e pericoloso da raggiungere, in condizioni climatiche in cui un uomo non è in grado di sopravvivere per più di un paio d’ore. “Siamo arrivati ben oltre i nostri limiti fisici e psicologici. Poi abbiamo capito che Korra rimarrà per sempre su quella montagna” continua Della Bordella, che all’amico scomparso ha dedicato un lungo post di cordoglio su Facebook: “Ora non resta che la tristezza per la perdita di uno dei migliori alpinisti al mondo, di una persona per la quale nutrivo enorme stima – vi si legge – La consapevolezza di aver fatto tutto il possibile per salvarlo, ma l’enorme amarezza che questo non sia stato abbastanza”. Pesce era “una persona diretta e schietta. Introversa. Con cui non era facile legare – continua il post – Eri un alpinista ‘tutto arrosto e niente fumo’, riconosciutissimo nel nostro mondo. Il fatto di essermi guadagnato la tua stima era per me motivo di grande orgoglio”.

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