Raffaele Cantone, il Tar del Lazio respinge ricorsi contro la sua nomina a procuratore di Perugia

Pubblicità
Pubblicità

Quella scelta non fu arbitraria. Come le analitiche valutazioni che la mossero. La decisione del Csm, nel prediligere il profilo e “le esperienze” di Raffaele Cantone nel ruolo di vertice della Procura di Perugia, fu “congrua e logica”. Ecco perché sono stati respinti, con due sentenze del Tar del Lazio, i ricorsi contro il procuratore Cantone che erano stati avanzati dai concorrenti Luca Masini (aggiunto a Salerno) e Calogero Gaetano Paci (aggiunto a Reggio Calabria).

Cantone capo della Procura di Perugia, sì del Csm

Una diatriba che si consumava proprio nelle ore in cui, proprio a Perugia , si riscalda il clima intorno all’udienza preliminare che vede indagato l’ex pm e leader dell’Anm Luca Palamara. 

Secondo il Tar, il Csm  – che si era costituito in giudizio – nel destinare Cantone a quel ruolo tenne quindi  conto  sia del suo lavoro di pubblico ministero antimafia a Napoli : “Uno dei protagonisti della migliore storia dell’azione di contrasto alle organizzazioni camorristiche”, nella valutazione del suo procuratore capo; sia dei “risultati e dell’eccellente qualità organizzativa dimostrata in qualità di presidente dell’Anac”, l’autorità anti corruzione che il magistrato di origini napoletane ha guidato per cinque anni, fino all’estate del 2019.

Raffaele Cantone s’insedia a Perugia. E affronta il caso Palamara

Un percorso che, come scrivono nei distinti provvedimenti i giudici del Tar (prima sezione: presidenre Antonino Savo Amodio, consigliere Laura Marzano, estensore Lucia Maria Brancatelli) spiega perché l’organo di autogoverno ha svolto una corretta disamina dei vari indicatori da valutare. 

In particolare, rispetto ai motivi di ricorso di Masini, di cui il Csm non aveva certo sottovalutato le “eccellenti qualità” mostrate in una “più lunga” esperienza negli uffici giudiziari, il Tar oppone che la valutazione finale che premia Cantone deriva da una più completa e diffusa analisi che poggia su due fattori : “i risultati conseguiti nell’attività giudiziaria”  e “l’esperienza diversificata” che testimonia anche “versatile impegno” dell’ex pm anti camorra , sia al Massimario della Cassazione che al vertice dell’Anac, dove “ha avuto rapporti con vari uffici delle Procure”. Anche per Paci, i giudici affrontano – tra le altre – la doglianza che si basa sulla sua “maggiore durata del lavoro nell’esperienza giudiziaria”, obiettando che tale requisito “non rappresenta di per sé un elemento di preferenza”, ma uno dei fattori da esaminare.

Entrambe le sentenze confermano quindi che la scelta che ha portato a Cantone é stata “analitica e integrata, senza limitarsi a  “una mera sommatoria di indicatori” e, riguardo alla comparazione tra i concorrenti, “completa ed esaustiva” . 

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source