Raffaello missione compiuta

Raffaello missione compiuta

La Republica News
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RomaIl thriller entra nel vivo quando la cornice di due metri per due scende giù dal piano superiore, calata da otto braccia. Rimettere Raffaello al proprio posto non è esattamente uno scherzo. Roma, pomeriggio di un giorno qualunque di emergenza covid. La Galleria Borghese, come gli altri musei italiani, è in lockdown. Si fa per dire. Il pubblico non entra, ma al piano terra si prova l’illuminazione del Ratto di Proserpina di Bernini e David mostra ugualmente la testa di Golia con la faccia di Caravaggio. Al primo, invece, nella sala 9, sotto gli occhi della Dama con liocorno e del Ritratto d’uomo, va in scena il riallestimento della Deposizione di Raffaello: siamo ancora nel cinquecentenario dalla morte del pittore.Dopo più di un anno di restauro e di indagini consumatesi a beneficio dei visitatori – dentro un box realizzato per l’occasione – il dipinto torna sulla parete che gli spetta. Non prima di un’operazione kolossal, però: cinque ore per percorrere pochissimi metri. «No so se mi agita di più il momento del reinserimento nella cornice o quando l’appenderanno al muro», sussurra Marina Minozzi, funzionaria e storica dell’arte del museo. Nel frattempo, sul retro della tavola di pioppo cinquecentesca, sono stati applicati a traverse di carbonio sensori di fibra ottica che d’ora in poi rileveranno in tempo reale i movimenti del legno. I dati viaggeranno attraverso cavi nascosti sotto la tappezzeria per raggiungere un pc nascosto da una porta. L’ingegneria aerospaziale si addice anche alla storia dell’arte: il risultato è un monitoraggio costante dell’opera. «L’obiettivo è la conservazione preventiva – puntualizza Minozzi – La tavola stava subendo un progressivo processo di imbarcamento: un nuovo contenimento elastico permetterà di rallentare l’inevitabile e progressiva deformazione».In 514 anni di esistenza, la Deposizione, firmata e datata, è stata inevitabilmente un oggetto mobile del desiderio. Commissionata da Atalanta Baglioni in memoria del figlio Grifonetto, morto in una congiura nel 1500, rimane a Perugia nella cappella di famiglia della chiesa di San Francesco al Prato per un secolo, a partire dall’anno di esecuzione: il 1507. Sparisce nella notte tra il 18 e il 19 marzo 1608 quando, con la complicità dei frati, il papa Paolo V riesce a farla trasferire a Roma per regalarla al nipote, il cardinale collezionista Scipione Borghese. Da allora il dipinto viene spostato, a seconda del capriccio dei proprietari, tra il Palazzo di Borgo, in Vaticano, e la residenza di Fontanella Borghese. Nel 1809 Camillo, marito di Paolina Bonaparte, viaggia con la tavola alla volta di Parigi: è il momento in cui il cognato Napoleone vagheggia la costruzione del museo universale che porta il suo nome. Dopo che i sogni di gloria dell’imperatore si infrangono a Waterloo, il Raffaello torna definitivamente nella città dei papi. Dalla seconda metà dell’Ottocento è appeso in questa stanza, sopra un caminetto.La revisione della superficie pittorica è stata curata da Carla Bertorello; Roberto Saccuman è il responsabile dell’intervento sul supporto: entrambi si aggirano nella sala controllando che tutto vada a buon fine. Terminato il “tagliando”, il dipinto, posto ad altezza d’uomo, ha svelato qualche segreto in più. «Guardando il quadro adesso, si riscontrano molti più segni grafici che ci restituiscono meglio l’idea della versatilità del disegno di Raffaello – dice Minozzi – Utilizza molteplici tecniche contemporaneamente, in totale libertà: il carboncino per le linee iniziali, poi il metallo gallico; alcuni profili delle figure, invece, risultano incisi. L’artista lavora a risparmio, usa il colore solo dove necessario. Adopera il disegno per tracciare le ombreggiature».E infatti la tavola mostra tracce di disegno evidenti a occhio nudo sul perizoma del Cristo, ma anche sul volto della Vergine. Non sono state cancellate dal colore. Al centro della scena, tra Grifonetto, che è il giovane che porta Cristo, e la Maddalena, ancora si intravede il segno di un ripensamento: una figura cancellata per aumentare la profondità di campo e non sacrificare il paesaggio sullo sfondo. Si tratta di particolari che, una volta riportata l’opera al suo posto, saranno difficilmente apprezzabili. Ma l’illuminazione della sala 9 verrà rivista per restituire all’opera la migliore luce possibile. E per cercare di indovinare meglio il rapporto tra le figure – dieci in primo piano – di questa composizione che fonde insieme il tema iconografico della Pietà (nel corpo morto è evidente la citazione di Michelangelo) e quello della sepoltura di Gesù in una soluzione sintetica innovativa che sarà ripresa da Caravaggio un secolo dopo.Intanto, il riallestimento del dipinto entra nella fase finale. «Posso lasciare?». «Avanza di 5 centimetri». Sono in sei, con mascherine e dispositivi di sicurezza, a movimentare l’opera di 184,5 per 176 centimetri e 70 chili di peso, senza contare quello della storia. A vederli così, quattro a terra e due sulle scale attorno a Raffaello, formano un quadro nel quadro: come un fotogramma del gruppo in azione nella Ricotta di Pier Paolo Pasolini che rifà la Deposizione di Rosso Fiorentino. Improvvisamente, un brivido percorre la stanza 9: la tavola non entra per una frazione di millimetro. È necessario limare l’interno della cornice. Persino la Madonna con Bambino e San Giovannino di Andrea del Sarto sembra trattenere il respiro dalla parete di fronte.«Questo tempo di chiusura deve essere letto come un’occasione – spiega Francesca Cappelletti, che dal 2 novembre ha assunto l’incarico di direttrice della Galleria Borghese – Dobbiamo usarlo. È il momento di scattare le fotografie per realizzare finalmente il catalogo del museo, ripensare l’illuminazione, fare qualche spostamento. Vorrei portare nella sala delle Veneri la Minerva di Lavinia Fontana, rimasta in deposito per tanto tempo».La Deposizione di Raffaello, ormai, non tocca più terra. «Averlo all’altezza degli occhi ci mancherà». Nella sala dell’Amor sacro e amor profano di Tiziano, qualche metro più in là, rimbomba solo l’eco dei passi. La ninfa della Caccia di Domenichino attende qualcuno che la riguardi negli occhi. Tutto intorno è silenzio. I musei riapriranno, prima o poi. Ma non dite che ora sono chiusi perché non è vero.


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