Rai, via il programma di Iannacone: “La qualità non paga”. Viale Mazzini: “Basta falsità”

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Uno sfogo tutto indirizzato verso Viale Mazzini e la sua nuova governance: “Per la Rai la qualità non paga”. Domenico Iannacone, giornalista molisano del terzo canale, affidai ai social tutta l’amarezza per la cancellazione dai palinsesti del suo programma Che ci faccio qui. Il tutto nonostante – a detta di Iannacone – il suo fosse uno dei format più apprezzati della Tv pubblica. Ma la Rai si difende: “Non c’è stata alcuna cancellazione”. 

L’accusa del giornalista

“Una persona, che ancora mi stima in Rai mi ha inviato il rapporto Qualitel nel quale si stabilisce ogni anno, attraverso un campione ampio e attendibile di intervistati, quali siano i programmi più amati e apprezzati dal pubblico. A leggerlo ci si convince che la Rai applica un metodo contrario ad ogni logica: più l’offerta è considerata meritevole e più essa viene maltrattata o peggio ancora cancellata”. Per il giornalista il suo programma “raggiunge il punteggio più alto” e – scrive ancora – più in generale nelle tre reti, risulta essere considerato, insieme a Super Quark , uno dei programmi di riferimento del Servizio pubblico”. 

Una scelta inspiegabile, secondo Iannacone. “È proprio vero: la Rai fa le pentole ma si scorda di fare i coperchi”. E conclude amareggiato: “La questione della cancellazione dai palinsesti del mio programma si inserisce in dinamiche che poco hanno a che fare con la qualità dell’offerta televisiva. In questi anni ho dovuto difendere strenuamente lo spazio, trovando consenso di pubblico, critica e ascolti. Aver cancellato Che ci faccio qui (dicono per il momento) è un modo per negare queste argomentazioni e per meglio difendersi dalle obiezioni”.

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La replica della Rai 

La Rai si difende e esprime “stupore” in quanto “non c’è stata alcuna cancellazione”. Al contrario – afferma in una nota Viale Mazzini – la Direzione Approfondimento aveva inserito il programma nel palinsesto di Rai 3 per quattro serate dal 9 settembre prossimo”, ma “il cambio di società produttrice ha creato alcuni problemi nella certificazione dei diritti del format che viene sempre richiesta”. Una circostanza che “ha impedito la programmazione a settembre, peraltro con un danno per l’azienda che ha dovuto trovare altri prodotti da collocare negli spazi di palinsesto già destinati al programma”. 

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