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Rcs, il lodo Solferino si chiude a favore di Blackstone: niente risarcimento

La Republica News
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MILANO – Si chiude a favore di Blackstone il lodo arbitrale che doveva dirimere le richieste del gruppo editoriale Rcs nei confronti del fondo americano, al quale fu venduto l’immobile di via Solferino. Secondo la decisione assunta in queste ore e confermata da ambo le parti, decade l’ipotesi di un risarcimento da parte di Blackstone.

La vicenda risale al 2013, quando gli americani acquistarono il portafoglio immobiliare composto da via San Marco e via Solferino per complessivi 120 milioni di euro, per poi riaffittarli alla stessa Rcs. Con il passaggio di mano di Rcs, nel 2016, quel valore è stato messo in discussione dalla nuova proprietà di Urbano Cairo. A cinque anni di distanza, dopo che Rcs ne aveva lasciato libera la maggior parte, Blackstone, che stava per portare a termine la rivendita ad Allianz, ha aperto una causa davanti alla Corte suprema di New York accusando Cairo di avere interferito nell’operazione per aver dichiarato nulla la vendita precedente, quella del 2013.

Dopo aver chiesto a Rcs di ritirare la sua dichiarazione, l’8 novembre del 2018 Blackstone ha preannunciato che avrebbe avviato la causa a New York per chiedere un risarcimento. In risposta, Rcs ha avviato un arbitrato a Milano chiedendo l’annullamento dell’operazione del 2013. Secondo Cairo, il fondo avrebbe approfittato delle difficoltà del gruppo editoriale e spuntato un prezzo inferiore a quello congruo per l’immobile, indicato fino a 200 milioni.

Un anno fa sembrava che Rcs avesse segnato un punto: la camera arbitrale ha affermato la propria competenza a decidire della questione, giudicato validi i contratti dell’operazione del 2013 ma rimandato a una successiva valutazione – dopo le consulenze tecniche – il fatto che il comportamento dell’acquirente (Blackstone) potesse dare luogo a un risarcimento del danno in favore di Rcs, che nella vicenda è stata seguita dallo studio dell’avvocato Sergio Erede. Risarcimento che però, a questo punto, non è più sul tavolo e che il fondo Blackstone, con i legali Francesco Gatti e Carlo Pavesi, non dovrà versare.

“Il Tribunale arbitrale rigetta le domande proposte da Rcs nei confronti di Kryalos (cioè Blackstone, ndr) e compensa tra dette parti le spese del procedimento, dando atto che il lodo è stato deliberato a maggioranza col voto favorevole del presidente Renato Rordorf e dell’arbitro Vincenzo Mariconda e col voto contrario dell’arbitro Vincenzo Roppo”, si legge nel dispositivo odierno. “Sia pure in un contesto non privo di alcune ambiguità e incertezze, non sono emerse sufficientemente univoche da far ritenere provato che, quando fu stipulato il contratto del quale si discute, Rcs si trovasse un una situazione di difficoltà economica o finanziaria tale da incidere significativamente sulla sua capacità di autoderterminasi e, pertanto, da integrare il requisito necessario per configurare il reato di usura”. E poi si aggiunge che la vendita del palazzo del 2013 fu per motivi “gestionali” non perchè si trovata nelle condizioni di vendere “a ogni costo”.

Nella nota che Rcs ha pubblicato dopo la precisione emerge che il perito d’ufficio ha fissato in 153 il valore dell’immobile, 33 milioni sopra quello di vendita, ma il lodo “non considera tale spoporzione di sufficiente rilevanza”. Rcs, aggiunge, “fermo restando che non condivide il giudizio dei due arbitri e che si riserva ogni valutazione e ogni diritto, sottolinea che anche dalle motivazioni del Lodo non emerge alcuna scorrettezza o mala fede di Rcs, che viceversa ha agito per la doverosa tutela del patrimonio sociale, leso dal significativo differenziale di valore con cui nel 2013 è stato venduto l’Immobile. Il Lodo definitivo, confermando che RCS non ha agito in modo scorretto e tantomeno temerario, rinsalda, come già quello parziale dello scorso anno, la posizione della Società innanzi alla Supreme Court of the State of New York (ove i procedimenti intentati dalle controparti sono sospesi)”.

Proprio oggi, il gruppo Cairo che controlla Rcs ha diffuso i conti del trimestre: ha registrato ricavi lordi consolidati in crescita a 246,8 milioni (241,1 milioni nello stesso periodo del 2020), margine operativo lordo positivo per 13,7 milioni (era 2,1 milioni nel pari periodo dello scorso anno), un risultato operativo negativo di 5,5 milioni (negativo per 16,6 milioni nel 2020) e una perdita di 3,9 milioni (rispetto alla perdita di 7 milioni del primo trimestre dello scorso anno). Si riduce l’indebitamento finanziario netto consolidato che è al 31 marzo è pari a circa 42 milioni di euro (63,2 milioni al 31 dicembre 2020).

Guardando avanti il gruppo ritiene di “disporre di leve gestionali adeguate per contrastare gli effetti dell’emergenza sanitaria anche nel 2021 e confermare quindi le proprie prospettive di medio-lungo periodo”. Per cui “in considerazione delle azioni già messe in atto e di quelle previste, in assenza di un inasprimento delle misure per il contenimento del contagio, prolungamento della loro durata, o significativo ampliamento delle regioni classificate nelle più alte fasce di rischio”, il gruppo ritiene che “sia possibile confermare l’obiettivo di conseguire nel 2021 margini (ebitda) in crescita rispetto a quelli realizzati nel 2020 e una conseguente ulteriore significativa riduzione dell’indebitamento finanziario”.



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