Record per la“Testa d’orso” di Leonardo da Vinci: all’asta per oltre 10 milioni di euro

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La stima di partenza era stata fissata dalla casa d’aste Christie’s tra gli 8 e i 12 milioni di sterline. Il prezzo finale, con cui il fortunato nuovo proprietario si porta a casa per la propria collezione la Testa d’orso di Leonardo da Vinci, è di 8. 857. 500 sterline, ovvero 10. 327. 845 euro. Tra i pochi fogli leonardeschi ancora in mani private al di fuori della Royal Collection della famiglia reale britannica e delle collezioni Devonshire a Chatsworth, la Testa d’orso è diventata così il più costoso disegno leonardesco mai finito sul mercato, battendo il record dello studio di ‘Cavallo e cavaliere’, battuto sempre da Christie’s, nel 2001, per 8.143.750 sterline.

La Testa d’orso nella sua cornice (foto Christie’s) 

Pezzo forte della vendita “Classic week” di Christie’s, l’opera è molto piccola – il foglio di forma quadrata misura solo 7 centimetri per lato – ma conferma la straordinaria capacità di Leonardo nella raffigurazione della natura. Il disegno è realizzato con la tecnica della punta d’argento, che Da Vinci aveva imparato nella prima giovinezza, a bottega da Andrea del Verrocchio: si effettuava su carta preparata utilizzando uno stilo dalla punta in argento, garantiva grande precisione nel dettaglio ma richiedeva estrema maestria, in quanto non permetteva cancellature e ripensamenti.

Secondo gli studiosi, la tecnica usata da Leonardo per la Testa d’orso mette in relazione il disegno con altri tre studi di animali, tra i primi del corpus leonardesco dedicato alla natura. Si tratta di uno studio di due gatti e un cane conservato al British Museum; di un foglio fronte-retro con studi di zampe di cane che si trova presso le National Galleries of Scotland di Edimburgo e di uno Studio di un orso che cammina oggi al Metropolitan di New York.

Leonardo da Vinci, Un orso che cammina e uno studio della sua zampa, disegno a punta d’argento, Robert Lehman Collection, The Metropolitan Museum of Art, New York 

Tutti e quattro gli studi leonardeschi sembrano essere stati ritagliati da un foglio di carta più grande, mentre gli studiosi non sono concordi sulla loro datazione. Lo storico dell’arte britannico Arthur Ewart Hugh Popham li datava al primo periodo fiorentino, mentre Kenneth Clark, che fu per un decennio direttore della National Gallery di Londra, supponeva fossero più tardi. Di recente Carmen Bambach, curatrice per il Metropolitan Museum di New York della sezione dedicata ai disegni italiani e spagnoli, e considerata tra i massimi esperti del disegno del Rinascimento italiano, ha proposto una datazione risalente alla prima metà degli anni Ottanta del Quattrocento, probabilmente prima del trasferimento di Leonardo da Firenze a Milano, nel 1482.  

Leonardo Da Vinci, La dama con l’ermellino (oggi conservato presso il museo Czartoryski di Cracovia, in Polonia) 

I fogli – tra i quali laTesta d’orso – sono la testimonianza del grande interesse di Leonardo per la rappresentazione degli animali (che popolano molte opere anche giovanili, dall’incompiuta Adorazione dei magi del 1481, conservata gli Uffizi, allo Studio per la Madonna del gatto, oggi al British Museum). Ma il legame più affascinante di questa piccola, meravigliosa Testa d’orso è quello con una delle opere simbolo del genio leonardesco, La Dama con l’ermellino, dipinta alla corte di Ludovico il Moro tra il 1489 e il 1490 e raffigurante Cecilia Gallerani, la giovane amante del signore milanese, che stringe tra le braccia un ermellino. Fu lo studioso leonardesco Martin Kemp, tra l’altro curatore della mostra su da Vinci a Londra nel 1989, a sottolineare le similitudini compositive tra il piccolo orso e il fantastico ermellino, come se il primo disegno, basato probabilmente sullo studio dal vero di un orso in cattività (la specie dell’orsetto pistoiese era il simbolo araldico di Pistoia e viene spesso raffigurata nell’arte mediovale e rinascimentale dell’area) fosse servito a Leonardo per arrivare all’ermellino, una creatura meno realistica e destinata nel dipinto a simboleggiare la purezza.

Volendo ripercorrere a ritroso la storia dei passaggi di mano della Testa d’orso, si sa che fece parte della celebre collezione di disegni del pittore inglese Sir Thomas Lawrence (1769-1830) e alla sua morte passò al mercante (e suo creditore) Samuel Woodburn; venduto a Christie’s nel 1860, fu poi comprato dal capitano Norman Robert Colville (1893- 1974); la scritta ‘Leonard de Vinci’ in un corsivo, forse settecentesca, in basso a sinistra del disegno, implica probabilmente una precedente provenienza francese.

Mostrato per la prima volta in pubblico nel 1936 al Burlington Fine Arts Club di Londra, il disegno è stato esposto in varie retrospettive leonadesche, tra cui la mostra di Leonardo a Milano nel 1939. Fu inserito da Bernard Berenson nel suo I disegni dei pittori fiorentini, dall’edizione del 1938 in poi, ed è stato discusso dai maggiori studiosi di Leonardo, da Kenneth Clark (1937) a Martin Kemp (1989, 1991) da Carlo Pedretti (1992) a Carmen Bambach (2003, 2015, 2019).

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