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Recovery fund, le richieste dei partiti al governo e i nodi da sciogliere in cdm

La Republica News
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Superbonus 110%, infrastrutture per collegare le aree interne, priorità a giovani e donne, attenzione al Sud o in generale ai territori, governance, cashback. È nutrito l’elenco dei nodi che il governo supportato dalla vasta maggioranza deve affrontare nel definire il Recovery plan italiano, il Pnrr che sarà sul tavolo del Cdm per le ultime limature prima della presentazione alle Camere all’inizio della prossima settimana e la successiva approvazione definitiva, per esser spedito a Bruxelles entro il 30 aprile.

“Una rivoluzione verde”, il programma di Draghi per cambiare l’Italia

Nei giorni scorsi il presidente del Consiglio, Mario Draghi, aveva incontrato tutti i gruppi politici sul Recovery plan in vista del varo del piano da 191,5 miliardi, cui si aggiungono i 30 miliardi di dotazione parallela dal fondo nazionale ad hoc. I partiti gli hanno chiesto voce in capitolo e hanno presentato proposte specifiche sui loro temi di bandiera. Il premier ha annotato e promesso ascolto, ha sottolineato la politica espansiva del governo illustrando le linee generali del piano. Sottotraccia sono emersi però sempre più numerosi i malumori e gli attriti, dentro e fuori i partiti della maggioranza. A cominciare da un tema potenzialmente divisivo, che potrebbe essere definito con un decreto solo a maggio: quello della governance, che per il ministro Franco deve essere innanzitutto “snella”. Quella annunciata dall’esecutivo prevede una cabina di regia centrale con la presenza dei ministri tecnici, con presidi settoriali che coinvolgono le amministrazioni titolari dei diversi capitoli e task force locali per mettere a terra investimenti e progetti. Ma tutti i ministri vogliono contare e dunque dovrebbe prevalere l’idea di coinvolgerli a “rotazione”, per temi di competenza.

Intanto, dopo le bozze filtrate nelle ultime ore, emergono i nodi da sciogliere nel raffronto tra quelle che erano le priorità presentate dai partiti al premier Draghi e l’impianto di Pnrr che sta prendendo corpo.

Partito democratico

Per il Pnrr, il Pd ha chiesto uno sguardo particolare, quasi “di condizionalità”, per donne e giovani. In pratica, quando ci saranno da assegnare i progetti (e i fondi) europei e nazionali, le imprese che si vorranno candidare per portarli avanti dovranno assicurare parametri sulla loro forza lavoro (quote di giovani e donne). E si propone anche di incentivare, attraverso le gare d’appalato, le politiche riguardandi la formazione e specializzazione dei lavoratori, così come l’inclusione. Accolta con favore l’attenzione al Sud per far ripartire l’economia, dal vertice di ieri a Palazzo Chigi sono emerse altre indicazioni sui temi “cari” al Pd: contrasto del lavoro nero, il potenziamento del progetto per l’autosufficienza, la garanzia sulla sicurezza per il cloud dei dati pubblici. Servono poi chiarimenti sulle intenzioni per la rete unica della banda larga: il Pnrr mette oltre 5 miliardi per rete fissa e 5G, il Pd chiede chiarezza sull’assegnazione agli operatori. E un tema specifico l’ha sollevato il presidente della Commissione bilancio della Camera, Fabio Melilli, che ha espresso il “rammarico di non leggere proposte convincenti sul tema della coesione territoriale”. Mancano, per Melilli, “soluzioni convincenti in tema di aree interne e marginali che non insistono solo nel Mezzogiorno del paese”. In soldoni, più degli 1,58 miliardi previste per le tratte infrastrutturali del Centro del Paese.

Dal digitale alle infrastrutture, nel Recovery spinta del 3% al Pil

Forza Italia

Sul Mezzogiorno ha insistito anche Forza Italia che ha chiesto a Draghi che “il 40% delle risorse del Recovery siano destinate al Sud”. FI ha anche rilanciato il progetto del ponte sullo stretto di Messina per consentire l’arrivo dell’alta velocità ferroviaria in Sicilia. Per gli azzurri “vanno tutelate le imprese, anche con il pagamento dei debiti da parte della PA”.

M5S

Il M5S a Palazzo Chigi ha sottolineato la necessità di non ridimensionare il Superbonus al 110% per le ristrutturazioni edilizie approvato dal governo Conte e anzi, ha chiesto di prorogarlo al 2023. Un obiettivo messo nero su bianco anche nella relazione della maggioranza sul Def. Eppure proprio sul Superbonus si sta dibattendo: nelle bozze del Pnrr, la misura è finanziata per 10 miliardi circa con i fondi europei, cui si sommano 8 miliardi del fondo nazionale. Se le risorse così sommate pareggiano quel che era scritto nel Piano del Conte-bis, non si trova per ora traccia dell’estensione temporale della misura che naturalmente va ad esaurirsi nel corso del 2022. La filiera delle costruzioni e la Confindustira hanno già fatto sentire la loro voce, parlando di un potenziale “gravissimo errore”. Sempre il M5S ha chiesto poi una spinta alle partite Iva e risposte per le famiglie. E l’immancabile transizione ecologica. Tra i programmi cari ai cinquestelle, fortemente voluto a Palazzo Chigi con Conte, c’è poi il cashback: nel Pnrr di gennaio si inseriva il suo finanziamento (4,77 miliardi) tra quelli coperti con i fondi Ue, nelle tabelle girate in bozza è sparito. Ma, hanno fatto presente dal governo, il programma resta comunque attivo e al momento si stanno solo valutando dei correttivi per evitare un utilizzo improprio, in particolare dei micropagamenti, per scalare le classifiche e entrare nella fascia dei primi 100mila che utilizzano di più le carte e che beneficeranno del ‘Supercashback’ da 1.500 euro. Eventuali correttivi strutturali potrebbero arrivare dopo l’estate, con la prossima legge di Bilancio. 

Def e scostamento di bilancio: via libera del Parlamento. Recovery plan, Orlando: “Italia rispetterà i tempi”

Lega

Sul Recovery la Lega vuole che la delega al governo non sia in bianco: “Capiamo che i tempi siano stretti ma vogliamo dare indicazioni, anche sulle proposte raccolte dalle Regioni”, ha detto il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari dopo l’incontro con Draghi. Il partito di Salvini ha chiesto di rivedere – ma non cancellare – il codice degli appalti. E di destinare i fondi del Recovery plan solo a filiere produttive già presenti in Italia per evitare che le gare possano essere vinte da imprese solo straniere. In linea generale, in attesa di conoscere il piano definitivo, la Lega si vuole fare portatrice delle istanze dei territori, mirando a una ridistribuzione equa delle risorse per tutte le esigenze che emergono dalla sua base.

FdI

Giorgia Meloni non ha nascosto le sue perplessità sui tempi: Draghi avrebbe concesso pochi giorni al Parlamento per esaminare il Pnrr. “Il presidente del Consiglio verrà in aula 4 giorni prima della scadenza – ha detto la leader di FdI – con il rischio che il ruolo del Parlamento sia solo marginale. Eventualità che noi non possiamo avallare”. Quanto alle proposte, spiccano l’introduzione di risorse nel Recovery plan per l’editoria digitale, la soppressione del cashback (agli antipodi dunque rispetto ai cinquestelle), il sostegno e incentivi alla natalità, fondi per sicurezza urbana e nuovi carceri, la digitalizzazione della PA per accelerarne la sburocratizzazione e il  rilancio infrastrutturale.

Italia viva

Per il partito di Matteo Renzi la sanità resta la priorità assoluta che va tenuta al centro del Recovery plan, insieme – ha indicato negli incontri di Palazzo Chigi- alla necessità di insistere su semplificazioni e infrastrutture. Luigi Marattin, presidente della commissione Finanze, riconosce un passo avanti fondamentale: “Il precedente piano non menzionava neanche la parola “produttività”, se non di passaggio. Da quel che trapela, invece, sarà l’alfa e l’omega del nuovo Pnrr. Perché un Paese in cui la produttività totale dei fattori (che indica quanto capitale e lavoro sono effettivamente in grado di produrre reddito, occupazione, benessere) è calata del 5,8% negli ultimi vent’anni, è un Paese che non funziona più in modo strutturale. E ha bisogno di un coraggioso piano di ristrutturazione, che guardi ai prossimi decenni e non al prossimo sondaggio settimanale”. Oltre a infrastrutture e sanità, nel menu necessario Marattin mette di “riprendere l’abitudine ad approvare ogni anno una legge sulla concorrenza (finora è successo solo nel 2015), per eliminare tutti quei “colli di bottiglia” corporativi che soffocano l’economia italiana, e la riforma fiscale”. Sulla governance, rispetto a quella immaginata dal Conte-bis, vede delinearsi un “assetto più adatto e più efficiente”: questo cambiamento, da solo, “vale il prezzo del biglietto”. Sul Superbonus, più che alla proroga guarda alle semplificazioni alla luce di un “incredibile caos amministrativo tra i vari enti che ci stanno mettendo le mani con circolari e interpretazioni ballerine, creando incertezza, cambio di regole in corso e rallentamento dei lavori. Credo sia urgente la stabilizzazione di un quadro di certezze, altrimenti lo strumento non sfrutterà le sue potenzialità  neppure se lo proroghiamo fino al 2050”. E sul cashback aspetta i dati: “Quando saranno disponibili valuteremo se i risultati di questa sperimentazione giustificano la spesa di ulteriori 3 miliardi sul 2021 o se non sia più utile destinare quelle risorse alla ripartenza del Paese”.

Leu

Il partito del ministro Speranza ha riconfermato l’esigenza di investire su digitale e transizione ecologica: “Nell’assegnazione dei fondi per noi resta fondamentale il superamento del digital divide ” ha detto il capogruppo alla Camera Federico Fornaro.



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