Recovery plan i partiti da Gualtieri e Amendola con le proposte di modifica

Recovery plan, i partiti da Gualtieri e Amendola con le proposte di modifica

La Republica News
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I partiti della maggioranza vogliono cambiare il Recovery plan, vogliono riscrivere i progetti pensati da Giuseppe Conte e gli strumenti ideati per spendere i soldi che dovrebbero arrivare dall’Europa. Oggi, passo preliminare, Il Movimento Cinque Stelle, alle 15, e il Partito democratico, alle 17, porteranno carte, tabelle, proposte, al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e quello dei Rapporti con l’Europa Enzo Amendola. Domani toccherà a Leu, le Autonomie e Italia Viva. Matteo Renzi ha già messo sul tavolo il suo giudizio negativo su quello prodotto da Palazzo Chigi fino ad oggi e ha già annunciato le 61 modifiche contenute nell’acronimo “Ciao”: cultura, infrastrutture, ambiente, opportunità. Acronimo, tuttavia, interpretato da molti come un ironico saluto a Giuseppe Conte e al suo governo.

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Le proposte del Pd
Nicola Zingaretti ha riunito la segreteria e alla fine ha riproposto le linee guida sull’utilizzo dei fondi europei che erano state elaborate nel piano di rilancio dell’azione governativa presentato nelle scorse settimane ed esposte a Giuseppe Conte negli ultimi incontri a Palazzo Chigi. Il Nazareno punta sulla transizione ecologica che non può ridursi al “greenwashing” ma deve puntare a investimenti nell’innovazione. I dem danno come indicazione generale che non vanno finanziate solo le imprese già presenti sul mercato, ma anche le start up più innovative, nelle quali i giovani cervelli italiani potranno esprimersi. Il Pd chiede poi investimenti su parità di genere, istruzione (gratis dall’asilo all’università), infrastrutture sociali, cultura e commercio, il settore che verrà travolto dall’e-commerce. I dem pensano anche che 9 miliardi per la Sanità siano troppo pochi. Il partito di Zingaretti chiede anche di investire soldi nella riforma del lavoro e degli ammortizzatori sociali. Anche in vista della fine del blocco dei licenziamenti.  Infine, un altro tassello fondamentale è considerato l’intervento sul Mezzogiorno. Quanto alla Cabina di Regia, come già chiarito con Conte, dovrà essere “sussidiaria”, cioè di supporto, e non sostitutiva delle Pubbliche amministrazioni, sia centrali che locali. Soprattutto, il Pd pensa che lo strumento che dovrà gestire il Recovery si dovrà occupare delle realtà minori, aiutarle a superare i problemi che potrebbero bloccare la realizzazione dei progetti.
Liberi e Uguali
I primi a consegnare a Giuseppe Conte le proposte di modifica al Recovery Plan sono stati Federico Fornaro e Loredana De Petris, capigruppo di Leu. Anche loro pensano che i 9 miliardi destinati alla Sanità siano troppo pochi.  Per Leu le priorità sono “salute, ambiente, infrastrutture sociali, istruzione e ricerca, mobilità sostenibile e Mezzogiorno”. Come il Pd anche Leu è contrario al “greenwashing e alla dispersione delle risorse in microprogetti” e propone di puntare all’idrogeno verde e non a quello blu con “un uso solo residuale del gas come risorsa energetica”. E ancora “maggiori investimenti nella forestazione urbana e nell’economia circolare, nonché nella transizione energetica dell’edilizia residenziale pubblica”. Leu definisce “errore grave” il “non aver considerato le infrastrutture sociali come asse strategico”, così come “la quasi scomparsa dalla bozza degli investimenti volti a colmare il divario tra il Sud e il resto d’Italia”. Infine, si punta molto sulla formazione e l’istruzione con fondi destinati a favorire il diritto allo studio delle fasce più deboli. E soldi, molti soldi, destinati alla ricerca.
Italia viva
Matteo Renzi ha messo in campo le 61 proposte sul Recovery Plan che saranno presentate a Gualtieri e Amendola. Italia viva, fra le altre cose, vuole utilizzare i soldi del Mes e liberare gli attuali 9 miliardi destinati alla Sanità alla Cultura. Renzi pensa che 2 miliardi destinati all’occupazione giovanile siano troppo pochi e che la cifra va triplicata. Fra le 61 proposte spicca quella che prevede concedere la cittadinanza italiana agli studenti stranieri che vengono a studiare nel nostro Paese. Pensa anche di accogliere gli studenti dell’Erasmus che saranno bloccati dalla Brexit. Infine Renzi, non si dice ostile ad una missione di struttura che coordini la spesa del Recovery plane. L’unica condizione che pone è non sia collocata presso la Ragioneria dello Stato o presso il ministero della Giustizia.

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La proposta del M5S
Il progetto di revisione del Recovery plan del Movimento Cinque Stelle sarà discusso oggi in un assemblea dei gruppi parlamentari. Le linee guida dovrebbero ricalcare le proposte e il lavoro dei cinque ministri che fanno parte nel governo Conte. “La proposta è pronta e nei prossimi giorni la discuteremo con le altre forze di governo. Proprio nel solco dello spirito con cui si è aperta questa nuova prospettiva europea, al centro ci sono i giovani, che hanno già pagato lo scotto di due crisi, a causa di leggi che precarizzavano il lavoro e dei tagli ai servizi pubblici essenziali, come la scuola. Sono proprio gli investimenti nell’istruzione, oltre a digitalizzazione e svolta green, quelli che dovranno avere la priorità”, hanno spiegato il capo politico del M5S Vito Crimi e il capodelegazione Alfonso Bonafede. In concreto si chiede di lavorare alla modernizzazione e alla digitalizzazione della Pubblica amministrazione con grandi investimenti sul capitale umano. Nel settore della Giustizia si propone una organizzazione “innovativa del settore”. Poi si pensa al rilancio del superbonus del 110 per cento, a massicci investimenti sull’istruzione scientifica e professionale, la riforma degli ammortizzatori sociali e lo sviluppo delle politiche attive del lavoro.
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