Recovery plan, la replica di Draghi alla Camera: “Profondo rispetto per il Parlamento, collaborazione fondamentale”

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Il governo ha “un profondo rispetto per il Parlamento. Il contributo delle Camere è solo all’inizio”.  Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi nella replica alla Camera alla presentazione del Recovery plan italiano, illustrato ieri a Montecitorio. Dopo il voto dell’aula, il dibattito passa questo pomeriggio al Senato in vista del Consiglio dei ministri – previsto tra domani e giovedì –  che licenzierà il Piano per la trasmissione a Bruxelles.

Rispondendo dunque alle critiche ddi FdI sui tempi stretti per l’approvazione del Pnrr da parte del Parlamento, il premier ha precisato: “Indubbiamente i tempi erano ristretti ma la scadenza del 30 aprile non è mediatica, è che se si arriva prima si avranno i fondi prima. La Commissione andrà sui mercati a fare la provvista per il fondo a maggio, poi la finestra si chiuderà nell’estate: se si consegna il piano subito si avrà accesso alla prima provvista sennò si andrà più avanti”.

Draghi ha inoltre rassicurato che il 40% dei fondi “è destinato agli enti locali”. E ha sottolineato l’importanza del coordinamento con le amministrazioni per l’attuazione del piano: “La vera sfida non appena il piano viene consegnato è di trovare un modo di attuazione dove le amministrazioni locali e il governo centrale, che sono chiamati a una mole di interventi, trovino uno schema di attuazione del piano”. Al Sud, inoltre, “andranno 82 miliardi”.

Quanto al welfare per le famiglie, il premier ha ricordato che “saranno creati 230mila posti negli asili”. Inoltre il provvedimento sui mutui senza anticipo per i giovani è finalizzato a “garantire loro una casa” oltre che “una occupazione sicura”.

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“Sia chiaro che ritardi, inefficienze, miopi visioni di parte anteposte al bene comune nel realizzare i progetti, peseranno direttamente sulle nostre vite”, in apertura. “Sono certo che l’onestà, l’intelligenza, il gusto del futuro prevarranno sulla corruzione, la stupidità e gli interessi costituiti”. Due ‘warning’ che oggi il premier ha ribadito.

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Il dibattito che si snoda nelle Aule anche, se non soprattutto, è fuori del Parlamento dove non si placa un serrato duello che ormai taglia trasversalmente la maggioranza (tra Lega e Pd) e il centrodestra (tra Lega e FdI). Il tema che tiene banco, almeno dal punto di vista della visibilità, non è più quello delle riaperture ma del coprifuoco. Salvini, ma anche FI, punta ad allargarne le maglie, Meloni l’abolizione tout court, anche con una fiaccolata davanti a Palazzo Chigi.

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