Recovery Plan, l’allarme dei tecnici di Camera e Senato: rischio di extra deficit da 35,6 miliardi

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ROMA –  C’è un rischio che il Recovery Plan porti un deficit aggiuntivo non previsto di 35,6 miliardi. L’impietosa analisi proviene da due voluminosi dossier curati dai Servizi studi e bilancio di Camera e Senato approntati in vista del passaggio parlamentare del piano del governo che prevede progetti complessivi 223,91 miliardi.

Nel mirino del rapporto ci sono le due integrazioni compiute dal Tesoro durante la lunga gestazione del Recovery Plan, per ampliare le risorse e la platea dei progetti, e che hanno portato il piano a lievitare.

La prima operazione è quella che ha previsto di integrare il pacchetto di 209,5 miliardi con 21,2 miliardi, “prelevando” risorse dal “vecchio” Fondo sviluppo e coesione. La seconda operazione è stata quella che ha portato la somma del costo dei progetti da 209,5 miliardi a 223,9 con l’aggiunta di ulteriori iniziative per 14,4 miliardi.

Per entrambe il giudizio dei Servizi di Camera e Senato è netto e piuttosto preoccupante. Si segnala infatti la possibile onerosità “sotto il profilo della finanza pubblica” per entrambe le operazioni e si suggerisce di “reperire, nell’ambito del Def 2021 di risorse aggiuntive rispetto a quelle messe a disposizione della Ue”. Insomma abbiamo previsto di spendere di più rispetto a quanto ci assegna il Next Generation Eu e dobbiamo trovare le coperture per evitare il rischio di aumentare il deficit di quest’anno di 35,6 miliardi.

Il piano dei rilievi è contabile, ma in questi casi la forma coincide con la sostanza. I 21,2 miliardi del tradizionale Fondo sviluppo e coesione avrebbero avuto una tempistica di attuazione e di spesa più lenta, invece l’operazione di metterli sul carro del Recovery Fund, sebbene possa avere lo scopo di spendere prima, a livello di contabilità determina, spiega il rapporto, “una accelerazione della spesa, con conseguente impatto sul deficit”. Il Tesoro conterebbe di far fronte al problema con il cosiddetto effetto macroeconomico delle maggiori spese, cioè sulle maggiori entrate fiscali che potrebbero produrre i 20,2 miliardi di spesa in più, ma il dossier spiega che non ci sono proiezioni sufficienti nel Recovery Plan per suffragare questa ipotesi.

Analoga la questione dei 14,4 miliardi aggiuntivi di spesa per ulteriori programmi che hanno portato il Recovery Plan, cioè il piano che porta i progetti del governo alla nota cifra di 223,81 miliardi. La spiegazione del Piano del Tesoro è che il margine di 14,4 miliardi di progetti in più potrebbe servire come riserva nel caso alcuni progetti fossero bocciati dalla Commissione europea. I Servizi studi di Camera e Senato tuttavia non si accontentano di questa ipotesi perché nel caso che invece gli interventi fossero tutti approvati dalla Commissione si presenterebbe la necessità di “finanziarli in deficit o con misure di finanza pubblica compensativa”. E comunque il governo, nell’ipotesi di una bocciatura parziale di alcuni progetti, dovrebbe rendere esplicita la eventuale rinuncia dettagliata ai piani aggiuntivi per 14,2 miliardi per evitare un rischio di “indeterminazione”.

Il dossier fa anche le pulci alle circa 170 pagine del testo scovando errori materiali e imprecisioni. La prima gaffe sta nella tabella fondamentale che ci dice quanti dei 127,6 miliardi di loan, cioè di prestiti, vengono destinati a nuovi investimenti e quanti destinati ad interventi già attuati e finanziati: nella tabella si parla di un intervento 40,7 miliardi ma nel testo, nota il rapporto, “viene cifrato in 53,3 miliardi”. “Da informazioni assunte per le vie brevi tale importo deve ritenersi ascrivibile ad un errore materiale”, chiosano i tecnici.  Censura del dossier parlamentare anche sulla decisiva quota del React Eu (il fondo che concorre secondo le indicazioni della Commissione a formare il pacchetto del Recovery plan portandolo da 196,5 a 209,5 miliardi). Ecco le crude parole del dossier: “Tale ammontare – indicato in 13,5 mld dalla Nadef, in 14,7 miliardi dal disegno di legge di Bilancio per il 2021 e in 13,7 miliardi in base alla Relazione tecnica allegata al testo definitivo della stessa legge di bilancio – viene ora indicato nel Piano in 13,5 miliardi (di cui 13 utilizzabili per interventi e circa 0,5 destinati ad assistenza tecnica)”.

L’altra questione di merito riguarda la distribuzione del totale dei 223,91 miliardi tra nuovi interventi, cioè nuovi progetti, e “interventi in essere”, cioè risorse che vengono destinate a sostituire il finanziamento di spese già fatte e incluse nei tendenziali solo al fine di risparmiare sui tassi d’interesse cambiando fonte di finanziamento, dai Btp al Recovery Fund. La questione ha già generato nei giorni scorsi polemiche con un fronte schierato a contestare al governo l’eccesso di risorse destinate ai vecchi programmi. Il Recovery Plan nell’ultima versione destina 65,7 miliardi ai vecchi progetti e 158,22 ai nuovi. La questione è che, rileva il dossier, i vecchi programmi sono interventi fatti durante il 2020 prima della legge di Bilancio e il Piano “non precisa il dettaglio” della “pluralità di interventi” e neanche se siano effettivamente riconducibili alle indicazioni del Recovery Fund fissate dalla Commissione europea. Insomma matita rossa e blu ed ulteriore carne al fuoco nella partita della riscrittura del piano del governo.

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