Reddito di cittadinanza, tagli e sospensioni per recuperare 3 miliardi: la proposta della Lega

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Non solo tagliare fuori dalla platea del Reddito di cittadinanza le persone che rifiutano già la prima offerta di lavoro congrua. Ma anche introdurre un meccanismo a calare per i percettori di più lunga data, in modo da chiarire che non può essere un sussidio a vita. Ma, in ultima analisi, soprattuttp reperire risorse dagli 8 miliardi di spesa annua previsti per dirottarle sui capitoli della previdenza.

Ecco il percorso che la Lega immagina per la misura che lo stesso partito guidato da Salvini ha approvato quando era al governo con il M5S.

Nel mirino i 660mila occupabili

Come ricostruito nei giorni scorsi da Repubblica, la prima scure potrebbe calare sulle persone giudicate “occupabili”, un principio più immediatamente applicabile che consentirebbe quella “manutenzione straordinaria allo strumento” invocata da tutta la maggioranza. Ma che non è semplice. I numeri più recenti del Rdc elaborati da Anpal dipingono una situazione più complicata rispetto alla narrazione che vuole i percettori sul divano a spese dei contribuenti. Su 1,6 milioni di famiglie (per 3,6 milioni di persone) che incassano il Reddito, infatti, solo 919 mila persone sono potenzialmente occupabili. Tolti gli esonerati, gli esclusi, i rinviati ai servizi sociali, si scende a 833.470. Sottraendo chi lavora, abbiamo 660.602 beneficiari nel mirino del governo Meloni (con le loro famiglie si sale sopra il milione). Per questi, il percorso del Rdc sarebbe molto più vicino a quello di una stringente politica di inserimento al lavoro che non una rete di protezione per fragilità anche di altra natura. A queste persone, in pratica, dovrà esser sottoposta un’offerta “congrua” e, una volta incassato il “no”, ci sarebbe la decadenza dal beneficio. Oggi le offerte rifiutabili sono due, numero indicato dal governo Draghi mentre originariamente erano tre.

Per chi ha il Reddito di cittadinanza trovare lavoro è difficile: ecco i dati che sfatano il mito del divano

I tagli e le sospensioni col passare del tempo

Il sottosegretario al Lavoro leghista Claudio Durigon, in un colloquio con il Corriere della Sera, estende però la stretta e prevede un armamentario più ampio, con l’intento di rendere il Rdc rinnovabile solo per periodo brevi e con una penalizzazione sull’assegno. La proposta della Lega, secondo il sottosegretario, “è più morbida di altre che circolano nella coalizione, ma si muove nello stesso solco” e il punto di partenza è che “il sussidio non può essere a vita. Va fissato un termine oltre il quale non si può andare, un pò come con la Naspi”, l’indennità di disoccupazione.

Il percorso disegnato da Durigon prevede che “dopo i primi 18 mesi di Reddito” si possa “andare avanti al massimo per altri due anni e mezzo, ma con un décalage”. Se dopo un anno e mezzo la persona non ha trovato un lavoro scatta una sospensione con l’inserimento per sei mesi in un percorso di politiche attive del lavoro. Se al termine di questo percorso la persona ancora non ha lavoro, scatta una nuova assegnazione del Reddito ma con una decurtazione del 25% e con una dorata limitata ad altri 12 mesi. Durante questo periodo la persona continua la fase di formazione. Al termine, altro test: in assenza di lavoro, scatta una sospensione di sei mesi del sussidio passati i quali – sempre nell’ipotesi di non trovare un impiego – la persona potrà chiedere per l’ultima volta il Rdc, per gli ultimi sei mesi “e per un importo decurtato di un altro 25%. Prenderà cioè la metà di quanto prendeva all’inizio”.

La stima sugli interessati

Secondo Durigon con questo mix di interventi, un percettore su tre finirebbe nelle maglie più strette. Ai 660mila occupabili si dovrebbero infatti aggiungere i 173mila che già lavorano ma continuano a percepire il Reddito in virtù del fatto che il loro compenso è molto basso. In termini di soldoni, il sottosgretario stima che a regime – anche considerando l’inasprimento dei controlli (che verrebbero delegati ai Comuni, non all’Inps) – si possa arrivare a ridurre il conto da 8 miliardi di circa 3 miliardi. Fin da subito, il congelamento e il taglio del 25% dell’assegno porterebbe 1,2 miliardi in dote. Da usare, oltre che per un potenziamento delle politiche attive (e qui il menu torna a insistere sul maggior coinvolgimento delle agenzie per il lavoro), per realizzare Quota 41 che è a corto di risorse. Fin dalla sua introduzione, il Rdc fu una ‘concessione’ leghista all’allora alleato grillino in cambio di Quota 100. In fondo, anche oggi è l’altro piatto della bilancia per spostare le risorse sulle pensioni.

Flat tax, Freni (Lega): “Soglia a 85-90mila euro”

Di altri aspetti legati alla prossima Manovra ha parlato un altro sottosegretario leghista, Federico Freni dell’Economia. A 24 Mattino su Radio 24 ha specificato infatti che “nella nuova legge di bilancio si dimostrerà finalmente che la flat tax non era uno slogan ma un programma strutturato che si fa in 5 anni. Cominciamo assolutamente con autonomi e partite Iva, cominciamo con innalzare la soglia da 65 fino a 100 mila euro, forse qualcosina meno, potremmo fare 85/90 mila, dipenderà anche da alcune variabili macroeconomiche un pò meno dipendenti da noi, ma certamente sì, certamente in legge di bilancio troveremo il passaggio da 65mila ad almeno a 85mila”.

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