Referendum giustizia, il centrodestra va diviso. Salvini: “Quorum? Sono ottimista, facciamo un election day”

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“Da oggi parte la creazione di comitati per il sì, liberi e senza colori partitici”. Incassato il via libera della Corte Costituzionale sui referendum per la giustizia, per Salvini inizia la battaglia per centrare il quorum. Il leader della Lega si dice “ottimista”. Ma non vuole far passare il messaggio che sia un referendum di parte. “Vedo oggi pomeriggio gli amici del partito radicale perché sono stati coprotagonisti, ma in tanti hanno dato una mano. Non deve essere un obiettivo mio, ma di 60 milioni di italiani. Ci sono 6 milioni di processi pendenti, ogni famiglia ha a che fare con la giustizia”. Il rischio è che chi vuole affossare la consultazione, opti per l’astensione. “Contiamo che nessuno giochi contro – dice Salvini – Chi è d’accordo vota sì, chi non è d’accordo vota no. Non sono referendum contro i magistrati ma che liberano la magistratura dalle correnti”.

Salvini si augura un centrodestra unito, anche se Giorgia Meloni ha fatto capire che su 2 dei 5 quesiti, voterà no: quello sulla legge Severino e sulle misure cautelari. “Se su due quesiti la pensiamo in maniera diversa, evviva la libertà”, smorza i toni l’ex ministro dell’Interno. Ci saranno comitati per il sì, aggiunge. “Ma non penso a comitati per il Sì del centrodestra, perché sono quesiti di tutti. Mi aspetto il sì anche del M5S, che può ridare forma, sostanza e coerenza partendo dalla giustizia. Diciamo che il centrodestra compatto, come questa notte al tetto al contante, ottiene risultati, diviso no”. L’incontro con Meloni però è rimandato a dopo l’approvazione del decreto sul caro energia.

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Salvini spera di accorpare il voto sul referendum con la tornata delle elezioni amministrative. Parla di risparmi per le casse dello Stato, ma è ovvio che un voto unico faciliterebbe il raggiungimento del quorum. “Ci sono centinaia di comuni al voto tra maggio e giugno, se vogliamo risparmiare 200 milioni si può accorpare il referendum alla data delle elezioni amministrative, ma deciderà il governo”. Il referendum, aggiunge, “si inserisce nel piano di riforme del governo Draghi”, anche se, rimarca, “sono percorsi diversi e contenuti diversi, rispetto alla riforma Cartabia che va in Aula”.

Salvini è intervenuto anche sui due quesiti bocciati dalla Corte, quello sull’eutanasia e sulla legalizzazione della cannabis. “La penso come il Santo Padre. Per me la vita è vita, quindi voteremo di conseguenza. Se ci fosse stato il referendum avrei fatto campagna per il no”. Salvini si è detto comunque dispiaciuto per la bocciatura: “Mi spiace che alcuni referendum non siano stati ammessi. Su eutanasia e su droghe avrei votato contro, ma la Corte avrà avuto i suoi motivi”. Un dispiacere che riguarda naturalmente anche l’unico quesito a tema giustizia dichiarato inammissibile: “Il referendum sulla responsabilità civile bocciato? Vedremo le motivazioni della Corte, noi abbiamo riproposto una cosa che era già stata presentata”.

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In conferenza stampa sono stati affrontati anche altri temi in agenda. Il caro bollette, per cui Salvini chiede uno scostamento di bilancio. E le concessioni dei balneari, che il governo vuole mettere a gara dal 2024.  “La bozza del governo è stata migliorata, altri passaggi saranno proposti come emendamenti come la tutela di chi ha un’attività in essere – conclude Salvini – Siamo a metà dell’opera. L’emendamento del governo soddisfa al 50%, in Parlamento ci potranno essere altre modifiche positive”.

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