Referendum Giustizia, via libera della Cassazione. Inutile depositare le firme

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Le firme sono state raccolte, ma non sarà necessario depositarle. È la conseguenza della sentenza della Cassazione che oggi ha dato il via libera ai sei referendum sulla riforma della Giustizia promossi da Lega e Partito Radicale. La decisione di piazza Cavour, che ha accolto il ricorso dei i consigli regionali di Basilicata, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Umbria, Veneto, anticipa di un giorno (e rende ininfluente) il deposito delle firme certificate raccolte in questi mesi, che si aggirano tra le 700mila e le 775mila a seconda del quesito. Di queste, oltre 18mila firme sono elettroniche. In totale, per i sei quesiti sono arrivate oltre 4 milioni e duecentomila firme.

I sei quesiti sulla riforma della Giustizia della ministra Marta Cartabia riguardano la riforma del Consiglio superiore della magistratura, la responsabilità diretta dei magistrati e la loro equa valutazione, la separazione delle carriere, i limiti agli abusi della custodia cautelare e, infine, l’abolizione del decreto Severino.

Le adesioni non sono state solo di esponenti del centrodestra (tra cui il sostegno di Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni). Anzi. Da Italia viva è arrivato il sostegno di Matteo Renzi, mentre dal Pd le firme, tra gli altri, del dirigente Goffredo Bettini, di Giorgio Gori e del deputato Luciano Pizzetti. Un sostegno all’iniziativa di Lega e Radicali che ha fatto irritare una buona parte dei dem, considerando il secco no al referedum sulla Giustizia pronunciato più volte dal segretario del partito, Enrico Letta.
 

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