Referendum, le firme per la cannabis in Cassazione. I promotori: “Risposta straordinaria, oltre il 70% dei firmatari è under 35”

Pubblicità
Pubblicità

Le 630 mila firme per la depenalizzazione della cannabis arrivano in Cassazione. Si tratta dell’ultimo step prima della decisione della Consulta, la quale dovrà pronunciarsi sulla legittimità del quesito referendario. Se non ci saranno intoppi – annunciano i promotori – gli elettori saranno chiamati alle urne tra aprile e giugno 2022. 

Referendum, le leggi ferme alle Camere e l’imbarazzo dei partiti paralizzati dai quesiti

La raccolta firme, partita l’undici settembre scorso, era riuscita a raggiungere il mezzo milione di adesioni nel giro di pochi giorni. Merito della possibilità di firmare digitalmente o tramite Spid, l’identità digitale per accedere ai servizi della pubblica amministrazione. Delle 630 mila firme, infatti, “solo circa 5mila sono le firme cartacee”, spiegano i promotori del referendum. Si tratta della prime raccolta firme nata e portata avanti attraverso la possibilità di sottoscrivere digitalmente i referendum  

Referendum cannabis, al via la raccolta firme nelle piazze. Della Vedova: “Legalizzare si può”

“La risposta è stata straordinaria, hanno preso parte molti giovani, oltre il 70% delle persone che hanno firmato ha meno di 35 anni. Le sottoscrizioni sono arrivate dalle grandi città ma anche dai piccoli comuni”, ha detto Marco Perduca, presidente del Comitato per il referendum e membro dell’Associazione Luca Coscioni. 

Referendum, i promotori della cannabis: “La politica smetta di creare ostacoli”

Con il referendum propone di modificare il testo unico sulle droghe, in vigore dal 1990, al fine di depenalizzare la condotta di coltivazione per uso personale eliminando tutte le pene detentive, ad eccezione dei casi riferibili ad associazioni finalizzate al traffico illecito. La consultazione punta anche ad eliminare il  ritiro della patente per uso personale di sostanze stupefacenti. Rimarrebbe in ogni caso la sanzione per chi guida in stato alterato.

Dalla cannabis all’eutanasia, boom di firme per i referendum

“Quello che accade su ddl Zan testimonia che il Parlamento è bloccato sui diritti civili. La stessa cosa è avvenuta sull’eutanasia e sulla proposta, di cui sono primo firmatario, sull’autocoltivazione, in stallo in Commissione Giustizia”, dice Riccardo Magi, presidente di +Europa, oggi in Cassazione per il deposito delle firme raccolte per il referendum. “Ciò dimostra, di fronte alle accuse di molti sul referendum con firme digitali come strumento contro il Parlamento, che è invece questo è l’unico modo che i cittadini hanno per fare un passo avanti per i loro diritti”, ha aggiunto.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source