Regione Calabria, Jasmine Cristallo: “Imporre un’imprenditrice è una scelta sbagliata. E’ come rinunciare in partenza”

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“Il Pd prima o poi dovrà spiegare perché in Calabria abbia deciso di non giocare neanche la partita e consegnare la regione alla destra”. Abbandona i toni diplomatici e passa all’attacco la portavoce calabrese delle Sardine Jasmine Cristallo, che continua a protestare contro l’atteggiamento “suicida” – così lo definisce – del centrosinistra in Calabria. “Imporre l’industriale Maria Antonietta Ventura come candidata presidente di Regione Calabria è una scelta sbagliata non solo nel metodo, ma soprattutto nel merito, checché ne dica la diretta interessata. E la prova sta nelle innumerevoli defezioni che si contano in queste ore, anche nel Pd”.  

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A suo parere perché non è il nome giusto? 

“Non è questione di nome, nè ho nulla di personale contro Ventura. E’ una questione di profilo. Un’industriale espressione dell’ala dura di Confindustria, estranea al tessuto di associazioni e movimenti che al centrosinistra naturalmente si rivolgono, come può essere rappresentante di un fronte progressista? Oggi più che mai sarebbe stato necessario creare un progetto fortemente politico ed identitario, fondato su battaglie storicamente condivise come la tutela dei lavoratori o il diritto ad una sanità pubblica e di qualità. Che risposte può dare un’industriale sul blocco dei licenziamenti? E sulla patrimoniale? Dei privati che hanno spolpato la sanità calabrese e rappresentano parte importante di Confindustria, che dice?”

Temi divisivi anche in Parlamento.

“Ma questo è il momento delle scelte nette. La Calabria è un’emergenza politica e sociale, non ha bisogno dell’atteggiamento accondiscendente di dame di carità o di logiche aziendalistiche. Bisogna essere partigiani. Invece ci troviamo una candidata che afferma di non essere “né di destra, né di sinistra”, posizione post-ideologica che ha partorito soltanto disastri, ma sempre buona per evitare di schierarsi. Cosa che purtroppo ha già dato prova di non voler fare”. 

A cosa si riferisce? 

“È lo stesso atteggiamento omissivo che nelle sue prime dichiarazioni pubbliche Ventura ha mostrato sul modello di sviluppo a cui si ispira o sulla ‘Ndrangheta. Che i calabresi non siano tutti mafiosi lo rivendichiamo tutti, ma mai abbiamo esitato a schierarci duramente contro questa patologia endemica che tanti addentellati ha trovato anche in politica. In ogni caso il problema non è solo quello che la candidata dice o non dice, ma quello che fa”.  

In relazione a cosa? 

“La sua famiglia è proprietaria di una holding dell’industria che per natura lavora soprattutto con il settore pubblico. Ventura ha annunciato che rinuncerà a quote e incarichi, ma anche la sua famiglia smetterà di lavorare con la Pubblica amministrazione in generale e con la Regione Calabria in particolare? È su questi temi che in tanti stanno prendendo le distanze”.

Eppure Ventura si dice convinta di poter creare unità attorno al suo progetto 

“A memoria, non ricordo una candidatura accolta con tanta freddezza. Basti pensare alle formali proteste dei sindaci dem della Locride, ai tanti dirigenti locali – non ultimo il segretario provinciale di Catanzaro – che si sono dimessi o autosospesi, a storici esponenti andati via sbattendo la porta. E questo solo per fare alcuni esempi”. 

All’esterno dei dem invece che reazioni ci sono? 

“Conte ha condiviso questa candidatura, ma alla luce delle evoluzioni interne ai 5S bisognerebbe chiedersi con che legittimità e a nome di chi. Quasi tutte le altre sigle che hanno – a questo punto inutilmente – partecipato alle riunioni interpartitiche per tentare di arrivare ad una candidatura unitaria, si sono sfilate e oggi guardano a De Magistris”.  

Se ci sono tutte queste difficoltà, come si è arrivati alla candidatura della Ventura? 

“Fin dal principio il Pd ha dato la Calabria per persa. È surreale perché in un momento storico come questo un partito che si dice progressista dovrebbe ambire a gestire le grandi risorse che arriveranno per rilanciare le zone depresse e le categorie svantaggiate. E proprio adesso si abbandona la battaglia per la regione più depressa del Mezzogiorno? L’unica volontà che sembra perdurare è quella di mantenere intatte le posizioni di potere garantite da vecchi e nuovi arnesi della politica, buoni a fornire pacchetti di voti. Probabilmente anche per questo si mantiene da 30 mesi un commissariamento che schiaccia anche le forze più sane e giovani che nei dem calabresi ci sono”. 

Cosa succederà adesso? 

“Se si dovesse perseverare nella scelta di Ventura, si consegnerà per l’ennesima volta la regione ad una destra a trazione sovranista, per di più nella sua peggiore versione clientelare. Ed è doloroso ma comprensibili che molti inizino a pensare che tutto questo non sia che un gioco delle parti mirato a governare insieme.  Ma io non mi rassegnerò fin quando non mi spiegheranno perché abbiano deciso di abbandonare la Calabria”.  

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