Repubblica delle Idee, il dibattito sul diritto al futuro: “Giustizia e informazione, Draghi osa perché la politica non decide”

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Il diritto al futuro è il faro che guida la decima edizione di Repubblica delle Idee. E del futuro che attende l’Italia, alle prese con la coda della pandemia, il Pnrr e una maggioranza di governo in fibrillazione per le spaccature interne a buona parte dei partiti che la sostengono, hanno parlato il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, il direttore de La Stampa, Massimo Giannini, il direttore de L’Espresso, Marco Damilano, il direttore dell’Huffington Post, Mattia Feltri e Lucia Annunziata. Il dibattito, presentato all’attenta piazza Maggiore di Bologna da Laura Pertici e moderato da Annalisa Cuzzocrea, tocca i temi caldi della politica: la riforma della Giustizia, il ddl Zan, la frantumazione del Movimento 5 Stelle, la corsa la Quirinale per la successione di Sergio Mattarella, a inizio 2022.

La politica sta superando le divisioni?
Molinari: “Dobbiamo dare atto a Draghi che sta osando, a partire dal Recovery in Italia lo ha fatto con le riforme del fisco e della giustizia. Ma sul lavoro di Cartabia ha dovuto assistere alla spaccatura dei 5 Stelle e all’attacco dell’ex premier, Giuseppe Conte. Quindi la debolezza dei grillini rischia di mettere in crisi la maggioranza”.

La riforma della Giustizia sembrava impossibile, eppure Draghi e Cartabia pare abbiano messo d’accordo tutti, eccetto Conte.
Giannini: “Sono successe due cose importanti nelle ultime ore: uno storico compromesso tra forze che storicamente se le sono date e dette di tutti i colori su questo tema. La novità di oggi sono le nomine Rai, all’improvviso, approfittando dell’empasse della politica. Un uno due micidiale da parte di Draghi: giustizia e informazione”.

L’impronta di Draghi si vede dal fatto che la politica non è in grado di decidere, invece Draghi decide.
Giannini: “Un cambio di fase nel metodo. Può piacere o non piacere. Le cose buone di questi decenni vengono dai governi tecnici, dobbiamo dirlo. Ciampi e l’euro ne sono un esempio. Ma cosa c’è dopo la tecnica? Quale futuro dopo Draghi. Nessuno ha la risposta, ma per portare a casa i risultati Draghi deve restare premier. Nel frattempo la politica deve riorganizzarsi, per evitare l’ondata populista”.

La crisi dei partiti politici è sotto gli occhi di tutti.
Annunziata: “Se Draghi andrà al Quirinale dipenderà da quello che vuol fare lui, non sappiamo se è disponibile. Non sono d’accordo con Giannini: un Paese che accetta i tecnici accetta che il proprio sistema politico sia al collasso. È vero che i tecnici portano più risultati, ma ci rassegniamo come cittadini. Il voto diventa inutile”.

Da settembre inizieranno i giochi per il Colle.
Annunziata: “La rinomina di Napolitano è stata una ferita alla più alta delle istituzioni. Varrebbe lo stesso in caso di una rielezione di Mattarella. I sette anni sono un arco lunghissimo. Dobbiamo uscire dalla logica dei tecnici”.
Damilano: “Credo che Mattarella direbbe di no a un secondo mandato, comunque previsto dalla Costituzione. Mattarella è stato eletto nel 2015, nei mesi d’oro di Matteo Renzi a Palazzo Chigi. Quella di Mattarella è stato un mandato drammatico, dalla crisi politica del 2018, all’impeachment chiesto dai Cinque Stelle, dalla pandemia alla chiamata di Draghi. Il punto è che da trent’anni i partiti scaricano l’incapacità di fare politica sulle istituzioni e sulle regole. Il Colle in questi anni è stato l’unico punto di riferimento per la società italiana e per la comunità internazionale”.
Damilano: “La crisi di sistema porta incapacità anche a scegliere un candidato sindaco per la Capitale. Se non riattiviamo un circuito democratico arriva Berlusconi dopo Ciampi, i Cinque Stelle dopo Monti. Chissà, la Meloni dopo Draghi? Se per la prima volta nella storia un capo politico importante come Draghi andasse al Quirinale, darebbe probabilmente l’incarico a un ministro del suo governo. Sarebbe di fatto una riforma costituzionale”.

Vent’anni fa il G8 di Genova, la Diaz, la morte di Carlo Giuliani. Oggi i pestaggi di Santa Maria Capua Vetere.
Feltri: “In Italia spesso c’è la sospensione della Costituzione, come in questi due casi. Nelle carceri succede spesso, i partiti fanno finta di niente perché nelle carceri non si vota, non si partecipa ai sondaggi. Cinquanta bambini da zero a sei anni sono reclusi con le madri, ma non si vuole trovare una soluzione. Almeno mille persone all’anno finiscono in prigione senza colpa, per errore. Per questo serve una buona riforma della Giustizia”.

Uno Stato civile deve tutelare le minoranze, come la comunità Lgbt. Cosa sta succedendo sul ddl Zan?
Molinari: “Credo che con la legge Zan l’Italia si trova di fronte al tema dei diritti. Un cambiamento epocale come per gli Usa l’elezione di Barack Obama, afroamericano, e il #metoo. In Europa il dibattito è arrivato poco e male. Ogni Paese ha la propria strada. L’Italia è un Paese conservatore ed etnicamente omogeneo. Abbiamo l’opportunità di ridefinire l’identità nazionale, riconoscendo le minoranze. E che ci sono italiani che scelgono di diventare italiani, non solo per diritto di nascita. Ci stiamo confrontando seriamente, e lacerando, sui diritti. E’ positivo perché c’è conflitto. Il populismo e la protesta si fermano se la democrazia protegge i cittadini, e su questo i partiti tradizionali sono in ritardo. Così come lo siamo sui cambiamenti climatici”.

Perché la politica fa così fatica su questi temi? Si dice “ora non è il momento, pensiamo alle priorità”.
Giannini: “Draghi e il governo non intervengono in modo netto sulla legge Zan, marginalmente lo fa sull’immigrazione. La tecnica funziona solo per gli obiettivi pratici prefissati. Sul momento un tecnico fa comodo, ssul lungo raggio no. Serve la politica. Penso che il ddl Zan vada approvato così com’è, perché la Camera lo ha approvato con ampia maggioranza, anche da Italia Viva. Per coerenza dovrebbe passare, invece strumentalmente si dice che è scritta male, a partire dalla tanto contestata ‘identità di genere’, sancita da una sentenza della Corte Costituzionale. Se lo ha stabilito la Consulta, non capisco la paura. La politica non può avere paura. E’ una mano tesa da Renzi alla destra, vedremo per che cosa. Letta fa bene a occuparsi di chi è più debole, anche se perde perlomeno restituisce identità alla sinistra”.
Annunziata: “Negli ultimi dieci anni il Pd ha agito con responsabilità per non cedere alla destra. L’idea della responsabilità ha messo nel corpo sociale della sinistra l’accettazione di scendere a ogni compromesso. Invece bisogna giocare, perdere, riorganizzarsi, vincere. Letta fa bene ad andare lungo la propria strada”.
Damilano: “Il ddl Zan va approvato, i diritti vanno tutelati. Le istituzioni non ‘concedonò o peggio ‘negano’, ma devono riconoscere diritti e minoranze che si formano all’interno della società, attraverso le leggi. La politica ha trasformato con cinismo la vita, il corpo, la nascita e altri aspetti che riguardano le persone in bagarre. Vedremo tra una settimana cosa succede al Senato”.
Feltri controcorrente: “Il problema del ddl Zan è che di diritti non ne introduce. C’è soprattutto l’intento di inasprire le punizioni per chi dissente. Non accettare chi è diverso è un problema culturale, che non sappiamo risolvere e quindi lo deroghiamo ai giudici. Non si affronta il problema, ma lo si sposta in tribunale”.

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