Riforma della giustizia, Conte: “Non mi sono piaciute le nostre assenze alla Camera sul voto delle pregiudiziali”

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Giuseppe Conte non è contento delle assenze dei deputati grillini nel voto sulle pregiudiziali di costituzionalità sulla legge Cartabia. “Oggi c’è stato un episodio che non mi è piaciuto. E’ vero che era domenica, che la nostra presenza non era fondamentale  ma noi la nostra forza politica la dimostriamo con la compatezza. Chi vuole bene al M5s partecipa alle votazioni ed ai processi decisori compattamente, esprimendo la nostra linea”, dice il leader in pectore del Movimento durante la riunione dei parlamentari grillini.

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I tabulati delle votazioni di oggi pomeriggio dicono che all’appello mancavano 41 deputati del Movimento: 13 risultano in missione, 28 non si sono  proprio fatti vedere. Ma ancor più del numero, altri gruppi, a Forza Italia è andata molto peggio con 33 assenti su 77 deputati, quello che preoccupa l’ex presidente del Consiglio sono i nomi e i ruoli di chi non si è presentato nell’aula di Montecitorio. I tabulati dicono che non hanno votato il capogruppo in commissione Giustizia Eugenio Saitta, l’ex sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi, l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro e l’ex ministra Giulia Grillo. Assenti poi, tra gli altri, Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari costituzionali,  Francesca Businarolo (ex presidente della commissione Giustizia),  Federica Dieni, vicepresidente del Copasir. Nomi pesanti, molto più noti e visibili di quello di Alessandro Melicchio, unico grillino a dire no alle pregiudiziali presentate da Alternativa C’è e Fratelli d’Italia.

Era presente, invece, e avrebbe votato come il resto del gruppo l’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede. “Con tutte le difficoltà che ciascuno di noi puo vivere io dico a chi mi chiede cosa farò: io voterò la fiducia, darò il mio voto favorevole orgoglioso di far parte di un gruppo che ha deciso di contare su una questione importante come la giustizia”, dice alla fine della votazione.

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Conte, comunque, di fronte a deputati e senatori, difende l’approccio e i risultati ottenuti nel braccio di ferro sulla riforma Cartabia. Al punto che dice: “Questo passaggio sulla riforma della giustizia non merita una votazione sul web: la riforma rimane la riforma Bonafede e quindi non tradiamo nessun valore e non tradiamo nessun principio. Non possiamo presentarci e svolgere l’attività politica, istituzionale e di governo se ogni volta dobbiamo passare per il voto sul web”. Non si è fatta attendere la risposta dell’ex ministro Toninelli: “La giustizia è la nostra battaglia, un voto non ti indebolirebbe. Anzi”.

– “Voglio che tutti siate partecipi sulle decisioni.  – avrebbe detto l’ex premier – Ci deve essere tra noi sempre completezza di informazione. Dobbiamo confrontarci sempre. Ma poi deve esserci una sintesi. E questa va sostenuta poi da tutti. Il testo cosi come era non poteva essere approvato. C’erano dei punti su cui non potevamo transigere. Il passaggio è stato durissimo. Ho chiarito da subito che saremmo stati intransigenti su alcuni punti”.

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“Ci rendiamo conto – avrebbe aggiunto – che siamo in un nuovo perimetro di maggioranza però c’è una linea rossa che non possiamo superare. E cioè il rischio del collasso del processo penale. Voglio chiarire che c è stata massima compattezza. Abbiamo avuto un modo di lavoro nuovo creando una cabina di regia con i capigruppo e vice, presidente e parlamentari della commissione Giustizia, la relatrice Sarti e Bonafede. Chiunque avesse insomma titolo ha partecipato”.

“Anche la giornata del Cdm eravamo sempre connessi con questa cabina di regia. Ci siamo sempre confrontati. Consapevole che poi spettava a me fare una sintesi. Questo ha permesso che fossimo compatti. La delegazione governativa ha dovuto subire lo stress in una situazione in cui arrivavano pressioni da tutte le parti e facevano passare che volevamo una crisi di governo. Ma non ci siamo fatto deviare. Perchè avevamo l’intransigenza sui valori. Il risultato è stato straordinario”, avrebbe concluso Conte.

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