“Rinfacciano a Fontana anche sua madre”. Inchiesta camici, una sinistra senza vergogna

Libero Quotidiano News

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Lorenzo Mottola 27 luglio 2020

Dopo aver appreso che in Italia chi cerca di regalare soldi alle istituzioni rischia di finire a San Vittore (fa quindi bene Zingaretti a buttare denaro pubblico in affari immobiliari sballati e mascherine fantasma) ora la saga di Attilio Fontana si arricchisce di nuovi pittoreschi capitoli. Sulle accuse rivolte al governatore dalla Procura si è scritto di tutto, ma la tesi dei pm regge poco. Così ora i principali organi di stampa si concentrano su cosa abbia combinato la madre del leghista per aver lasciato tanto denaro al figlio e se abbia o meno versato tutte le tasse 50 anni fa. I magistrati stanno setacciando i conti del politico. La storia l’ha raccontata anche Libero ieri: il presidente lombardo ha ereditato una somma che era custodita da un fondo alle Bahamas. Una montagna di euro: più di 5 milioni. Quando ne è entrato in possesso, Fontana ha fatto una cosa perfettamente lecita: ha pagato una multa per sanare ogni possibile contenzioso con l’erario e ha così fatto “riemergere” il denaro, approfittando del cosiddetto scudo fiscale. La notizia, trapelata dalla Procura, ha indignato M5S e Pd.

Le agenzie crepitano: «Fontana deve dimettersi», tuonano i leader giallorossi. E questa è un’altra scoperta: a quanto pare la maggioranza è popolata da santi. Siamo sicuri che tutti i grillini e i dem al posto di Fontana avrebbero regalato quell’eredità ai boy scout. In realtà alcuni casi del passato dimostrano che il rigore dei nostri politici si manifesta a corrente alternata. Qualcuno ricorda del padre di Di Maio beccato a costruire un capanno abusivo? La famiglia del pover’ uomo ammise di aver commesso un illecito solo perché pizzicata dalla stampa. E il commento dei grillini fu banale e unanime: «Le colpe dei padri non ricadano sui figli». Quando conviene, s’ intende. D’altra parte la lista di guai legali dei famigliari degli esponenti dell’attuale maggioranza è abbastanza lunga. Detto ciò, resta una certezza: ciò che Fontana ha fatto è del tutto legale, oltre che comprensibile. Il leghista aveva dichiarato l’esistenza di quei fondi nelle sue schede personali, come richiede Regione Lombardia. Bastava andare su internet per verificare. «Vadano a vedere quello che vogliono, è tutto tracciato», ha spiegato Jacopo Pensa, avvocato del governatore. Certo, però ci vorrà del tempo. Intanto lo sputtanamento continua. 

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