Risorse, tempi, costi e controlli: ecco cosa cambia tra Recovery Fund e Mes

La Republica News

MILANO – “Basta il Recovery Fund”, no “il Mes è un’opportunità”. Il dibattito sull’uso del Meccanismo europeo di stabilità, nella sua versione ad hoc per la risposta sanitaria alla crisi del Covid, resta aperto. Anche dopo l’accordo storico sul piano anti-coronavirus. Vediamo, per punti, in cosa si differenziano i due programmi. Next Generation Eu e Mes: le risorse e le finalitàLe cinque notti e i quattro giorni di trattative sul Recovery Fund della scorsa settimana hanno portato a limare la proposta iniziale della Commissione europea sul piano straordinario d’intervento: i trasferimenti diretti sono calati da circa 500 a 390 miliardi mentre sono saliti i prestiti, da 250 a 360 miliardi. L’Italia ha ‘beneficiato’ della forte caduta del Pil, che ha acquisito peso nella nuova scelta di allocazione dei fondi. Per il Belpaese, il Next Generation Eu prevede circa 81 miliardi di trasferimenti e 127 miliardi di prestiti: il bilancino delle stime iniziali prevedeva 84 miliardi alla prima voce e 91 alla seconda. Il totale, sopra i 208 miliardi, fa dell’Italia il primo beneficiario dello strumento: a Roma è diretto il 28% dei fondi, un peso sul Pil intorno al 13%.Quanto ogni Stato tirerà effettivamente dallo strumento comunitario, dipenderà dai Piani nazionali che dovranno esser sottoposti al vaglio degli organismi europei. Il ministro Gualtieri ha ribadito nei giorni scorsi che l’Italia sarà pronta col suo documento entro ottobre. Secondo l’accordo del Consiglio europeo, il Piano dovrà “esser coerente con le raccomandazioni specifiche per Paese e contribuire alla transizione verde e digitale”. In particolare, “i piani devono promuovere la crescita e la creazione di posti di lavoro e rafforzare la ‘resilienza sociale ed economicà dei paesi dell’Ue”. Sullo sfondo resta l’accento posto alle Raccomandazioni che l’Europa pone ciclicamente alle capitali. Per quel che ci riguarda, le ultime di fine maggio ci chiedevano: riforma del mercato del lavoro, riduzione della tassazione sul lavoro, riforma dell’istruzione e formazione professionale, riduzione dei tempi della giustizia, efficientamento della Pa.


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