Roberto Bolle in audizione alla Camera lancia il suo grido di dolore: “Lo scempio della danza”

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“È uno scempio quello che si è compiuto negli ultimi decenni in Italia con il depauperamento della danza”: è la denuncia di Roberto Bolle, ascoltato alla Camera per l’indagine sulle fondazioni liriche. Il settore, ha detto Bolle, in quello che lui stesso ha definito “grido di dolore”, “è stato vittima di ignoranza e mancanza di visione”. Su 14 fondazioni liriche, ha ricordato, ci sono oggi solo quattro corpi di ballo, due dei quali a Napoli e a Palermo “in fin di vita”. Da qui una serie di richieste per cambiare, dal ripristino dei corpi di ballo cancellati, come quello dell’Arena di Verona, a più risorse: “È il momento del cambiamento”.

Nei confronti del settore della danza e dei danzatori, ha denunciato Bolle, c’è stata in Italia “una assoluta mancanza di protezione”. Da qui il “grido di dolore” dell’étoile che è poi, spiega il grande ballerino, “una richiesta di aiuto”. “Il balletto è stato vittima dell’ignoranza di chi doveva proteggerlo”, ha detto, “quando si doveva tagliare la scelta è stata sempre quella di tagliare i corpi di ballo”. Eppure nel nostro Paese, ha fatto notare il danzatore, ci sono 17 mila scuole di ballo con oltre 1 milione 400 mila studenti, più di quelli che seguono le scuole di calcio che sono in tutto 1 milione.

Non solo Scala: l’opera in crisi spera nella tv

A fronte di questo solo quattro fondazioni su 14, al Teatro alla Scala, al Teatro dell’Opera di Roma, al San Carlo di Napoli e al Massimo di Palermo, hanno ancora un corpo di ballo. È invece molto aumentato, ha fatto notare Bolle, il ricorso alle compagnie esterne, alla esternalizzazione. Ne consegue, ha detto, “che la maggior parte dei danzatori italiani sono costretti ad espatriare”. Quanto ai corpi di ballo esistenti, se a Roma ci sono 60 ballerini a Napoli solo 15, 10 a Palermo. “Qualcosa è cambiato con i soprintendenti Lissner e Giambrone, ma non basta”, ha proseguito Bolle, citando poi “il caso vergognoso di Verona, dove il corpo di ballo è stato licenziato nel 2017”, da allora sono state fatte 44 produzioni con il ricorso agli esterni.

Quanto alle richieste: “Rimettere in piedi il corpo di ballo di Verona e mettere mano anche al Maggio di Firenze”, disporre nel Fondo unico per lo Spettacolo (fus) dotazioni per la danza uguali a quelle per la lirica (“Io davvero non capisco, perché 12 punti alla Tosca e solo 7 al Lago dei cigni?”). E ancora: “Incentivare e sostenere i teatri che investono sulla danza, diminuire il Fus a chi fa ricorso a corpi di ballo esterni”. Bolle chiede poi di cambiare la dicitura “Fondazioni lirico sinfoniche” in “Fondazioni lirico sinfoniche coreutiche” e “un fondo apposito per la salvaguardia della danza”. Un corpo di ballo, ha sottolineato, “ha una ricaduta importante su tanti settori. La danza è patrimonio culturale, eccellenza, identità, ma ha anche un’importanza economica e sociale, un grande impatto sui nostri ragazzi. Diamo valore alla nostra eccellenza, è davvero il momento di cambiare”.

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