Roberto Mancini: “Le mie gite in bici a scoprire i sapori d’Italia”

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“I miei piatti preferiti? Nessun dubbio: cappelletti in brodo, vincisgrassi e cannelloni, gustose ricette tipiche della mia terra”. Roberto Mancini, ct della Nazionale di calcio Campione d’Europa, apre lo scrigno dei suoi ricordi in occasione di Italia in Bici. Una sua intervista impreziosisce la nuova Guida di Repubblica, che attraversa in oltre 40 itinerari le regioni del Belpaese proponendo tutto il bello e tutto il buono che si trova tra tornanti di montagna, dolci strade di collina e affascinanti percorsi a due passi dal mare.

Mancini è nato a Jesi, in provincia di Ancona, e la sua prima maglia è stata proprio quella della squadra dell’oratorio San Sebastiano: “Le Marche sono un luogo autentico e ho portato con me i ricordi dell’infanzia a Jesi, come quelli nel quartiere Prato. Da ragazzo eravamo sempre in strada sotto casa a giocare a calcio con gli amici. Le immagini della natura, i campi di girasoli, l’acqua cristallina del Conero e la campagna sono state sempre con me”. Nella sua vita protagonista il calcio, ma nel tempo libero non mancano le uscite sulle due ruote: “Mi piace molto camminare e andare in bici nella mia regione. Suggerisco la zona del Parco Nazionale dei Sibillini e il Parco di Pian dell’Elmo”.

Roberto Mancini nel centro storico di Jesi.  (foto/Ansa) (ansa)

Il mister non è l’unico volto noto che si incontra sfogliando il volume. “Sono nato in una famiglia nella quale si facevano due cose: pedalare e lavorare la terra, la seconda in particolare per fare vino”, afferma infatti all’inizio della Guida Francesco Moser, spiegando da dove nascano la passione per le due ruote e l’attitudine per la vitivinicoltura. Lo “sceriffo”, settant’anni compiuti a giugno, in carriera ha ottenuto oltre 270 vittorie su strada, vincendo il Giro d’Italia nel 1984, tre Parigi-Roubaix, un campionato del mondo su strada ed uno su pista nell’inseguimento individuale, con la sua famiglia è oggi alla guida della Cantina Moser. “Mio papà – racconta – faceva il vino, e quando è venuto a mancare abbiamo continuato a produrre uva, che vendevamo alla cantina sociale. Negli anni Ottanta abbiamo ricominciato a imbottigliare, finché nel 1988 non è arrivata l’occasione di acquistare il maso. Oggi cerchiamo di tenere sempre viva la produzione innovando e rinnovando per abbinare il meglio della nostra terra alle tendenze che emergono. Grandi soddisfazioni ci arrivano dallo spumante Trento Doc. In questo devo dire che a operare sul campo sono soprattutto i miei figli Carlo, Francesca e Ignazio; io mi dedico alla supervisione, e mi godo anche il panorama che offrono i punti più alti dei nostri terreni”.

Francesco Moser: “51,151. Era il mio record dell’ora. Adesso è il mio vino”

Da una leggenda del ciclismo a una delle più famose voci della radiofonia italiana: Linus. Il direttore artistico di Radio Deejay propone le sue ideali accoppiate tra bici e tavola: “Ciclismo e sapori vanno d’accordo, specialmente all’Eroica, una gara in Toscana su bici d’epoca che è anche un tripudio della gastronomia. Si parte e si arriva da Gaiola in Chianti. E c’è una salita, quella chiamata della Volpaia, quattro o cinque chilometri di strada sterrata. Ma alla fine, in cima ci si ferma e ti offrono la ribollita. Mentre in un’altra gara che ho fatto, la Maratona delle Dolomiti, che parte da Corvara e fa i quattro passi della Ronda, si passa alle sei e mezzo di mattina a Campo Longo e poi di nuovo lì dopo tre ore, quando si vede intorno allestito un paradiso di crostate, panini, qualunque specialità. Il percorso medio è di 110 chilometri, con tre mila metri di dislivello, molto impegnativo. Però io in salita piuttosto muoio ma sono testardo e non metto il piede a terra. Nemmeno al cosiddetto Muro del gatto, alla fine, soli 400 metri ma con un dislivello del 20 per cento. Con la gente intorno a vedere se cedi. Piuttosto mi faccio uscire il cuore dalle orecchie”.

Davide Oldani e la bici maestra di vita (anche in cucina): “Con la fatica si conquistano gli obiettivi”

E poi Davide Oldani, chef stellato alla guida del ristorante D’O a Cornaredo, che racconta di quando “ho fatto la Gran Fondo Gimondi, nel 2014, quando c’era ancora Felice, e ho avuto l’onore grandissimo di partire assieme a lui, davvero fantastico”, prima di proporre il piatto gourmet adatto a chi va in bicicletta: “Una pasta con i molluschi, si chiama Mischiare le carte. Potrebbe essere indicato”.

In bicicletta sul Naviglio Grande. (FotoMilano – 2020-04-14, Duilio Piaggesi).  (fotogramma)

Il viaggio nello Stivale prende forma grazie a percorsi che disegnano una esperienza a 360 gradi, e agevoli mappe che mostrano anche le stazioni ferroviarie nelle vicinanze del percorso, così da proporre al lettore una possibilità di abbinamento tra “pedali e rotaie” in un’ottica di mobilità sostenibile. Per ogni regione, la voce di personaggi dello spettacolo, artisti e sportivi. Per la Lombardia è ad esempio Veronica Pivetti, attrice e conduttrice, a confessare che il suo percorso preferito è quello sulla ciclabile che “dal Naviglio Grande porta ad Abbiategrasso. Dopo aver attraversato un ponte a Gaggiano, si prosegue lungo il lato sinistro del Naviglio e una delle tante scoperte durante il percorso, è che dopo circa due chilometri, troverete sulla sinistra una fattoria e un’area ideale per uno spuntino”. Tra i percorsi lombardi spicca quello che porta sulla strada statale 38 dello Stelvio, sulla quale si incontrano Morbegno e la cucina de La Preséf. All’interno dell’azienda agricola La Fiorida, Gianni Tarabini è autore di piatti tradizionali rivisitati in chiave contemporanea e pensati per valorizzare le specialità del territorio. Giunti a Bormio è poi imperdibile la visita alla latteria Miki Veron per acquistare prelibati formaggi d’alpeggio.

Uno dei piatti de Le Preséf 

E se Luca Bizzarri, nella sua Liguria, consiglia il percorso che porta sul Monte di Portofino attraverso “la fitta rete di sentieri che l’attraversa, all’incirca una ottantina di chilometri di percorsi che si snodano su una superficie di poco più di mille ettari”, Bruno Pizzul, storico telecronista Rai, parla del suo Friuli Venezia Giulia e del movimento delle due ruote in regione. Qui sono protagonisti i percorsi sulla strada statale 45 del Friuli, che tocca i confini con la Slovenia e porta alla scoperta di borghi come Tarvisio. La cucina locale, a base di cacciagione, regna sulla tavola dell’Osteria Hladik.

Castel di Sangro è una delle tappe “in bici” dell’itinerario abruzzese suggerito da Lingo Guanciale 

Viaggiando sull’Adriatico, ecco l’Abruzzo e l’attore marsicano Lino Guanciale, il quale propone un vero e proprio “alfabeto culinario abruzzese”, che inizia con la “A” di arrosticini, passa per la “P” di parrozzo, giunge alla “V” di Ventricina e termine con la “Z come Zafferano, il fiore che rende pazze di colore le piane da Navelli in su”. In Abruzzo imperdibile il viaggio tra le pendici del Parco Regionale Sirente Velino e il cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise; un itinerario che, percorrendo la strada statale 83 Marsicana, conduce fino alla statale 17 e a Castel Di Sangro, dove brillano le 3 stelle del Reale di Niko Romito. Lo chef, che colleziona successi in tutto il mondo, è insieme a sua sorella Cristiana autore della cucina del Reale, ospitato nella incantevole dimora di Casadonna.

Dall’altra parte degli Appennini, il Lazio di Stefano Fresi. Attore, doppiatore e compositore romano, consiglia tra gli altri gli itinerari nei pressi di Ronciglione, provincia di Viterbo: “Qui troverete luoghi pazzeschi, soprattutto quelli lungo il lago di Vico. Intorno ecco noccioleti bellissimi che potrebbero essere adottati dalla Nutella, ma anche tanti castagneti e molte passeggiate nei boschi e nelle faggete, se vi va di scendere dal sellino. Per non parlare dei borghi. E c’è anche la possibilità in estate di fare un bagno nel lago tra una bella pedalata e l’altra”. La Provincia di Rieti è invece attraversata dalla strada statale 4 Via Salaria, che passa per il capoluogo, ma una agevole deviazione conduce a Rivodutri, dove i fratelli Sandro e Maurizio Serva propongono il loro percorso gourmet e un menu dedicato alla cucina di acqua dolce, dove le materie prime del territorio vengono esaltate al meglio. E nel segno di una tradizione familiare che si rinnova da oltre sessant’anni, in sala e in cantina da qualche anno sono arrivati i figli: Amedeo e Michele Serva.

Carpe e Champagne: la coraggiosa eleganza della Trota di Rivodutri

Giunti in Campania, si incontrano i consigli di Maurizio de Giovanni, scrittore napoletano autore della fortunata serie di romanzi con protagonista il commissario Ricciardi: “Difficile trovare ad altre latitudini una varietà storica, archeologica e geografica così ricca e a portata di ‘due ruote’ come in Campania”, afferma: “Una ricchezza plurale che si riflette anche nei sapori: una cucina che cambia radicalmente da luogo a luogo e al variare del periodo dell’anno. Basterebbe mettersi alla scoperta delle tante declinazioni della mozzarella di bufala, da Aversa a Battipaglia fino al cuore del Cilento, per intraprendere la scoperta di un mondo multiforme. E restando in ambito caseario, come non menzionare il provolone del monaco di Agerola? Tra l’altro, per un ciclista, raggiungere il borgo nel suo punto in alto sulla Costiera significa meritarsi, come premio, questa specialità della tavola”.

La Nerano, con il suo Provolone del Monaco, sono tra le goloserie più famose della Costiera Amalfitana, suggerita da Maurizio de Giovanni come itinerario campano per le due ruote  

Per la Basilicata la voce è quella di Rocco Papaleo, attore che alla regione lucana ha legato il suo debutto alla regia con “Basilicata coast to coast”, nel 2010: “Il mio posto preferito è senza dubbio Maratea. D’inverno è molto suggestiva e d’estate direi che è incantevole. So bene che c’è chi percorre migliaia di chilometri per visitarla, mentre per me non è sempre stato così perché è proprio dietro casa mia. Partendo da Lauria, mio paese natale, la raggiungo in soli venti minuti. È una gran fortuna essere nato in questi meravigliosi luoghi”. Tante le direzioni suggerite in terra lucana, dalla strada statale 742 Sarmentana-Sinnica alla strada statale 92 dell’Appennino Meridionale. Tra le destinazioni, Terranova di Pollino, immersa nella natura dell’omonimo Parco Nazionale, con la cucina di Luna Rossa pronta ad accogliere chi vuole scoprire veraci sapori di territorio, con i piatti realizzati dal “cibosofo” Federico Valicenti.

Sempre più a sud per arrivare in Calabria; qui l’attrice Vittoria Belvedere, nata a Vibo Valentia, parla del lungomare della sua città “con tutte le bancarelle degli artigiani che sfilano accanto alla strada”, ma non solo: “Se volete ancora sognare basta raggiungere sull’Aspromonte un altro luogo da non perdere, Pentedattilo, un paese fantasma completamente abbandonato ed ora in parte ripopolato, arroccato tra le rocce”. È allora in un altro Parco Nazionale, quello della Sila, che ci si addentra per arrivare a Camigliatello Silano e conoscere la Tavernetta di Pietro Lecce, tra battuta di filetto podolico e filettuccio di maialino da latte, purè di patate e verza tostata.

Aspromonte, Serre e Sila, tra gusto della tradizione e intuizioni di giovani chef

A rappresentare le Isole maggiori sono due ciclisti; per la Sicilia Vincenzo Nibali, messinese doc, vincitore in tutti e tre i Grandi Giri (Tour de France nel 2013, Giro d’Italia nel 2013 e 2016, Vuelta a Espana nel 2010) e che si prepara alle olimpiadi di Tokyo parlando di una specialità che si può mangiare prima di salire in sella: “Senza ombra di dubbio la granita. A Messina e provincia ne trovi di tutti i gusti e la puoi gustare a qualsiasi ora. Poi, in base all’uscita che fai, alla distanza che devi coprire, puoi permetterti anche la brioche da abbinare alla granita. In generale, tra i miei piatti isolani preferiti, cito il mailino dei Nebrodi, guardando più l’entroterra, e poi il pesce, pensando invece alla costa, spada e tonno in primis. Se devo fare una scelta secca però cito la pasta, le caserecce in particolare. Sull’accompagnamento, poi, possiamo sbizzarrirci. In inverno poi, quando possiamo concederci qualche sgarro sulla dieta, un buon cannolo a fine pasto è il modo migliore per salutare la tavola”. E dove trovare un cannolo ideale? Al Caffè del Corso di Chiusa Sclafani, piccolo centro che si incontra percorrendo la strada statale 188. Freschissima ricotta di produzione locale riempie una cialda che fa della sua fragranza l’irresistibile fascino.

La granita siciliana, secondo il campione messinese Vincenzo Nibali è perfetta anche prima di salire in sella  

Infine, la Sardegna, con Fabio Aru, il “Cavaliere dei Quattro Mori” che vanta tra i successi in carriera la vittoria della Vuelta a España nel 2015. Tra i suoi itinerari consigliati c’è quello tra Cagliari e Villasimius: “Se vi fermate in qualche ristorante vi consiglio due piatti tipici sardi, la fregola con le vongole e gli spaghetti con le vongole e la bottarga. Per dolce seadas con il miele”. Affascinanti anche gli angoli “settentrionali” dell’isola; percorrendo la strada statale 134, ad esempio, si giunge a Castelsardo. Ai piedi della rocca medievale da 40 anni il ristorante Cormorano propone i piatti della chef Diana Serra, magari sulla terrazza estiva dalla quale godere del panorama.

La Guida Italia in Bici disponibile dal 22 luglio in edicola (7,90 euro più il prezzo del quotidiano) e sullo store dedicato; subito dopo in libreria, Amazon e Ibs.

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