Roma, feto al cimitero dopo l’aborto con il nome della donna sulla croce

La Republica News

Ai limiti del cimitero di Prima Porta c’è un angolo dedicato ai non nati. Un piccolo campo santo punteggiato da croci bianche, uno per feto. È lì dal 1990 ed è un luogo di raccoglimento (tra terriccio ed erbacce, non particolarmente curato) e silenzio, dove vige il massimo rispetto per un dolore spesso incomprensibile. Ma, come racconta la storia di M.L., non quello per la privacy: perso il suo piccolo dopo un aborto terapeutico a metà febbraio, a distanza di sette mesi la ragazza ha ritrovato il bimbo sepolto sotto a una targa che indica il giorno dell’interruzione della gravidanza. E, soprattutto, nome e cognome della mamma.Un colpo al cuore raccontato su Facebook. Prima l’aborto al San Camillo. Poi il rifiuto a procedere per conto proprio con le esequie e la sepoltura. Un “no” dettato da “motivi personali” e pronunciato al culmine dello strazio. È qui che la donna rimane impigliata in una ragnatela normativa obsoleta, anteguerra: entra in gioco il regolamento di polizia mortuaria del 1990, che rimanda addirittura a un regio decreto del 1939. A Roma, dove la Regione non ha mai legiferato sulla sorte dei non nati, l’orologio si è fermato 81 anni fa.Cronaca


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