Roma, il segreto dei cambi: così le 5 sostituzioni diventano un’arma

La Republica News

ROMA – C’è un momento esatto che ha cambiato la storia della partita della Roma. Anzi, un minuto: il 15 della ripresa. Tre cambi tutti insieme, prima della pandemia, forse non li avrebbe azzardati nemmeno il più ottimista degli allenatori dopo un’ora appena di gioco. Oggi, con le cinque sostituzioni, sono diventate un’immagine cui ci stiamo lentamente abituando. E possono diventare una strategia.Per la Roma, hanno fatto la differenza tra la sconfitta contro la Samp e la vittoria: solo Fonseca potrà dire se la mossa è stata studiata sfruttando il nuovo regolamento voluto per evitare che caldo e stanchezza incrementino il numero degli infortuni. O se più semplicemente è stata il frutto di un’improvvisazione dettata dalla necessità. Certo è che il 15’ della ripresa è il momento esatto in cui il tecnico ha capito di aver sbagliato molte delle scelte fatte. E in cui ha deciso di cambiare. La Roma passista che aveva disegnato immaginando forse ritmi condizionati dalla lunghissima inattività, è uscita dal campo insieme a Bruno Peres, Diawara e Pastore. È entrata invece una squadra dinamica. E italiana: Zappacosta, Cristante, Pellegrini.Non è un caso, non può esserlo, se i due gol li hanno ispirati proprio questi ultimi due: Pellegrini per Dzeko. Cristante ancora per il colosso bosniaco. Due palloni, due gol. Una rivoluzione tricolore, che sana scelte iniziali discutibili e soprattutto impossibile Un giorno di dieci anni fa, Claudio Ranieri vinse un derby sulla panchina romanista togliendo Totti e De Rossi. Stavolta la sua Sampdoria ha perso quando sono entrati tre ragazzi italiani.Inevitabile porsi una domanda: bravo Fonseca a cambiare, o avventato nelle scelte iniziali? Il risultato sposta indubbiamente l’asse della bilancia verso la prima ipotesi. La corsa dei suoi fedelissimi dalla tribuna al campo, nell’intervallo, è una delle mosse su cui conta di più l’allenatore.Non sempre produce effetti reali, stavolta forse ha contribuito con analisi statistiche e dati volumetrici di corsa e resistenza a dire quello che dalla tribuna e forse anche dalla tv pareva chiaro: che quella Roma figlia degli allenamenti a Trigoria non era adatta alla prova del campo. La certezza è che, da qui a fine campionato, i 5 cambi assumeranno un peso sempre più significativo. E che la Roma è stata forse la più veloce a capire come farne tesoro. 


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