Roma: test vero, anche troppo… Tra risse e bel gioco, con il Porto finisce 1-1

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Quando tra Roma e Porto è scoppiata una rissa con metà delle panchine in campo, un po’ per farsi giustizia e un po’ per sedare gli animi, quello che ha colpito è che nel cuore del capannello non comparisse la testa bianca di José Mourinho. La prima partita “vera” dell’estate romanista lo è stata fin troppo, visto che più volte le pulsazioni sono salite oltre il limite di guardia. L’1-1 finale nasconde le difficoltà ma anche i meriti della Roma, che ha sofferto un tempo e giocato con grande intensità nella ripresa. E non parliamo delle tensioni di campo: quei cinque minuti necessari per riportare l’ordine, dopo un intervento di Pepe su Mkhitaryan, che ha istintivamente risposto cercando con lo scarpino il volto del rivale, hanno mostrato soprattutto una cosa: la maturità di Mourinho. Paterno, rassicurante, mentre il rivale Conceicao era invece tra i più nervosi. Pensare che pochi istanti prima José era in campo, sì, ma per protestare contro una decisione arbitrale. Calmissimo invece quando a scaldarsi sono stati tutti gli altri.

Roma, difesa da rivedere ma attacco straripante: Zaniolo e Dzeko, 5-2 al Debrecen

Altre indicazioni tattiche

Interessanti le indicazioni tattiche, per capire che volto voglia dare alla squadra Mourinho. In fase di costruzione la Roma si mette ancora a tre, ma con Diawara a fare praticamente il difensore aggiunto, tra Mancini e Smalling. Mentre ad alzarsi sono entrambi i terzini, con Calafiori alla Spinazzola, ossia oggetto di lanci frequenti, onestamente non proprio ben riposti. In generale, la notizia migliore è l’unico nuovo acquisto in campo: Rui Patricio ha salvato due volte la porta dagli assalti del Porto (la squadra contro cui ha giocato di più in carriera): prima su un diagonale di Taremi, poi smanacciando un colpo di testa di Otavio su azione da fermo. A dirla tutta, il Porto ha messo spesso alle corde la Roma, subendo non poco ma nulla. Nonostante la scelta di mandare in campo la squadra potenzialmente titolare, con Zaniolo (un po’ farraginoso), Pellegrini (attivo ma poco concludente), Mkhitaryan (nervoso) dietro a Dzeko (impreciso), la squadra non è mai riuscita a tirare verso la porta di Diogo Costa. La trama è: abbassarsi per cercare spazio con lanci che però non producono altro che una collezione di fuorigioco, non tutti impeccabili, forse. Se il nuovo portiere è quanto di meglio la Roma abbia saputo mostrare nel primo test portoghese, forse la meno confortante è il piccolo Darboe, a cui le treccine bicrome non hanno garantito più forza o più lucidità, tutt’altro.

Una ripresa molto più intensa

Ripresa differente, con Villar al posto di Darboe la Roma è diventata immediatamente più rapida. E pericolosa, grazie a un invito delizioso di Mkhitaryan per Dzeko. Il sinistro fuori più che un’occasione sciupata, è stato un segnale. Il prologo al vantaggio, arrivato pochi minuti più tardi quando Zaniolo ha disegnato un corner dorato sulla testa di Mancini, che ha potuto appoggiare in porta comodamente da pochi metri. In generale, anche dopo i cambi della ripresa, il test portoghese è parso un buon indizio sulla Roma che sarà: una squadra con una forte identità difensiva (rete incassata in extremis da Vitor Ferreira), indubbiamente la fase di gioco su cui è più evidente il lavoro dello Special. La squadra corre pericoli, ma sa coprire lo spazio e riempire la propria area quando è necessario. E anche sul carattere il lavoro fatto è tangibile: se negli anni l’accusa più frequente è stata quella di mancare di cattiveria, quella rissa non esattamente edificante sembra la prova lampante che, nell’atteggiamento mentale del gruppo, qualcosa sia finalmente cambiato.

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