Romiti, il “manager di ferro” leader della linea dura antisindacale

La Republica News

Ventincinque anni in Fiat, “manager di ferro”, leader della linea dura antisindacale durante gli anni più difficili della vita in fabbrica, culminati nella Marcia dei Quarantamila. Poi l’ingresso in Gemina e la presidenza di Rcs. Ecco le tappe di una vita professionale intrecciata con la storia del capitalismo italianoGli studi – Figlio di un impiegato delle Poste, Cesare Romiti nasce a Roma il 24 giugno del 1923, secondo di tre fratelli. Si diploma ragioniere. Poi si laurea a pieni voti in scienze economiche e commerciali, studiando e lavorando a un tempo dopo la morte del padre a soli 47 anni. Gli esordi a Colleferro – Muove i suoi primi passi da manager nel 1947 a Colleferro nel Gruppo Bombrini Parodi Delfino, azienda di cui assumerà la carica di direttore finanziario affiancando il suo ex compagno di classe Mario Schimberni. Nel 1948 sposa una sua coetanea, Luigia Gastaldi, morta nel 2001. Due i figli: Maurizio (1949) e Piergiorgio (1951). Nel 1968 diventa direttore generale della Snia Viscosa, dopo la fusione con la sua ex azienda. Gli anni ’70 e l’approdo alla Fiat – Nel 1970 l’Iri lo chiama in Alitalia: direttore generale, poi amministratore delegato. Nel 1973 è all’Italstat. Dal 1974 in Fiat: vive gli anni del potere sindacale, delle fabbriche ingovernabili, del terrorismo. Nel 1976 ne diventa amministratore delegato in un triumvirato con Umberto Agnelli e Carlo De Benedetti. De Benedetti lascia dopo soli 150 giorni, ma il dualismo tra i due si trascinerà per anni.La marcia dei 40 mila e gli anni ’80 – Il 14 ottobre 1980, dopo 35 giorni di scioperi, 40 mila quadri della Fiat scendono in piazza contro il sindacato. Romiti, rimasto solo al comando di Fiat, arriva a un accordo che prevede una pesante riorganizzazione. Il 1980 è anche l’anno della Fiat Uno, lanciata in anteprima a Cape Canaveral. Nel 1987 la Fiat ha un fatturato proiettato ai 40 mila miliardi di lire, secondo gruppo italiano dietro l’Iri. Il merito è anche di Vittorio Ghidella, il responsabile del settore auto. Diversi i modelli lanciati in questo periodo: Uno, Thema, Y10, Croma. Nel 1989 gli utili netti toccano i 3.300 miliardi di lire, per l’85% dal settore auto.Gli anni ’90 e Tangentopoli – Poi scoppia la guerra del Golfo e le vendite di auto calano. Nel 1990 il marchio Fiat scende sotto il 40% In Italia, al 10% in Europa. “La festa è finita”, dirà Gianni Agnelli. Nel 1991 Romiti è vicino all’acquisto di Chrysler. Anni dopo spiegò: “Io e Gianni Agnelli avevamo concluso l’operazione, ma Umberto Agnelli si mise di traverso”. Sono anche gli anni di Tangentopoli. Nel 1997 Romiti viene condannato, insieme ad altri manager, per falso in bilancio, finanziamento illecito dei partiti e frode fiscale. Nel 2000 la Cassazione conferma la condanna a 11 mesi e 10 giorni di reclusione. Nel 2003 la Corte di Appello di Torino revoca la condanna perché il falso in bilancio non è più reato. Quando nel 1996 l’Avvocato lascia la Fiat a 75 anni, il testimone passa proprio a Romiti che resta presidente fino al 1998, al compimento dei 75 anni. Lascia la Fiat con una buonuscita da record: 105 miliardi di vecchie lire per i suoi 25 anni di attività, 147 milioni di euro di oggi. Subito dopo aver lasciato il Lingotto, entra nella finanziaria Gemina che controlla Rcs.Gli anni 2000 tra Gemina e Rcs – Fino al 2005 è azionista di Impregilo. Poi entra nel business delle infrastrutture con la privatizzazione degli Aeroporti di Roma. Romiti è stato presidente di Rcs dal 1998 al 2004. Esce da Gemina nel 2004. Nel 2003 crea la Fondazione Italia-Cina che presiede dal 2004. Dal 2006 al 2013 è presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 2007 Romiti e i figli sono progressivamente estromessi prima da Gemina, quindi da Impregilo, infine da Aeroporti di Roma.


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