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Rugby, i 150 anni di Inghilterra-Scozia, la sfida più antica tra Harry Potter e coppe a forma di cobra

La Republica News
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E’ la sfida sportiva più antica della storia. Una rivincita infinita. Inghilterra-Scozia, in programma sabato nel Tempio londinese di Twickenham per il turno inaugurale del Sei Nazioni 2021, non è una partita come le altre. Tutto è cominciato nel 1871 su di un prato di Edimburgo, Reaburn Place: il primo match internazionale di rugby. Da allora e per 150 anni è stato un arcobaleno di mischie, placcaggi, birre, rupie d’argento, re e guerre mondiali, storie impossibili. Compreso Harry Potter. 

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 Quella sporca, prima meta 

In realtà le due squadre si erano già incontrate l’anno precedente, ma gli scozzesi dissero che non valeva: tra di loro c’era gente di Londra, e poi le regole non erano quelle giuste. Così la stagione seguente fecero pubblicare su un settimanale sportivo, il Bell’s Weekly: “Una selezione di tutta l’Inghilterra è gentilmente pregata di farci visita…”. I giocatori si misero d’accordo sulle norme da seguire solo poco prima del fischio d’inizio: le mischie – cui potevano partecipare 20 persone per schieramento, contro le 8 di oggi – potevano durare fino a 20 minuti. Eterne, epiche zuffe con lo scopo di segnare una meta, che però non aveva alcun valore ai fini del punteggio: permetteva tuttavia di calciare il pallone tra i pali, ed era quello che contava. Davanti a 4.000 spettatori, nonostante gli inglesi schierassero 11 uomini del college di Rugby – dove era stato inventato il gioco, nel 1823 -, vinsero gli scozzesi. Angus Buchanan, che marcò la meta, poi trasformata da William Cross, al termine del match confessò: “Non credo fosse valida. Ma in questi casi ha ragione chi urla più forte”. 

Sbronze e rupie d’argento 

“Calcutta Cup”: è il trofeo messo in palio dal 1879 per chi vince la tradizionale sfida. Un elefantino in cima, due cobra come manici: fatto con l’argento fuso di 270 rupie indiane, era stato donato da un club britannico di Calcutta. Sbronzi fradici, nel 1988 i giocatori scozzesi Dean Richards e John “lo Squalo” Jeffrey festeggiarono il successo portando il trofeo in un night club e restituendolo all’alba tutto ammaccato. Da allora, il capitano della squadra che vince solleva solo una copia: l’originale è al sicuro. 

“Questo è rugby, non una fiera bovina” 

Nel 1914, l’Inghilterra realizzò il suo secondo grande Slam nell’allora Cinque Nazioni, battendo tutte le avversarie e naturalmente la Scozia, a Inverleith: dei 30 protagonisti di quella partita, l’anno seguente 11 furono uccisi nella Prima Guerra Mondiale. Per molti anni gli scozzesi si sono rifiutati di numerare le loro maglie, e quando il re Giorgio V ne chiese il motivo al presidente della federazione scozzese, quello rispose burbero: “Questa è una partita di rugby, non un mercato del bestiame”. Era il 1928. Dieci anni più tardi, Scozia-Inghilterra fu il primo evento sportivo trasmesso dalla Bbc. 

La sfida nel tempio di Twickenham

Sabato pomeriggio si sfidano nel Tempio ovale di Twickenham, a porte chiuse e quando all’Olimpico di Roma sarà terminata la partita tra Italia e Francia (che a loro volta mettono in palio il Trofeo Garibaldi, ma la storia è decisamente più recente). Per ora, siamo a 138 incontri disputati: l’Inghilterra ne ha vinti 76, la Scozia 43 e 19 volte è finita pari. A Londra vincono quasi sempre i padroni casa (39 successi a 4), ma a Murrayfield, il ventoso stadio di Edimburgo, le cose sono molto più equilibrate: 22 a 21 per i padroni di casa. 

Harry Potter e la magìa ovale 

Angus Buchanan, quello che segnò la prima (farlocca) meta di questa saga con la palla bislunga, morì a 80 anni. Era del segno del Capricorno. E JK Rowling, che è una sfegatata tifosa del rugby scozzese, lo ha in qualche modo inserito nell’universo di Harry Potter, citandolo in uno scritto pubblicato sul sito web Pottermore. La scrittrice sostiene che Angus fosse nato da una famiglia di maghi, ma non era capace di fare incantesimi. Tranne quel pomeriggio di un secolo e mezzo fa, quando gli riuscì un bel trucco.



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