Rugby lemergenza Covid cancella il terzo tempo stop a rinfreschi alcol e scherzi dopo il match. Era quasi meglio della partita

Rugby, l’emergenza Covid cancella il terzo tempo: stop a rinfreschi, alcol e scherzi dopo il match. “Era quasi meglio della partita”

La Republica News
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Prima le mischie, i placcaggi, gli scontri. Ma dopo il fischio finale, le strette di mano e qualche birra bevuta nella sede del club: chiacchiere, rispetto, amicizia. Il terzo tempo. Nel Sei Nazioni, poi: il banchetto ufficiale e tutti eleganti con la divisa, la cravatta da scambiare, i discorsi dei presidenti e dei capitani, i brindisi. I brindisi, soprattutto. Sabato pomeriggio l’Italia affronta a Dublino l’Irlanda, che ha appena dichiarato il lockdown. Si gioca a porte chiuse. Ma soprattutto, per la prima volta in un secolo e mezzo, al termine di un match del torneo più antico del mondo non ci celebrerà il terzo tempo. I rischi della pandemìa cancellano un momento del rugby che – parola di Marco Bollesan, icona italiana di questo sport – “vale quanto la partita giocata sul campo. Anzi, di più: perché non c’è niente di meglio che scoprire quanto sia in realtà simpatico quel brutto ceffo con cui ti sei appena finito d’azzuffare”. 
Tra tensione e diritti televisivi L’incontro Irlanda-Italia, all’inizio in programma il 7 marzo scorso e cioè in piena emergenza Covid, era stato rinviato così come il quinto e ultimo turno, che è stato messo in calendario tra 10 giorni: gli azzurri ospiteranno all’Olimpico l’Inghilterra, la Francia giocherà con l’Irlanda allo Stade de France, il Galles sfiderà la Scozia con al Principality Stadium di Cardiff – nel frattempo riconvertito in ospedale – ma al Parc y Scarlets di Llanelli. Si gioca senza spettatori e più che altro per non perdere i diritti televisivi, ma tutti si muovono come equilibristi su di una fune, prigionieri degli esiti dei tamponi. 
Un volo per Dublino tra mille precauzioni 
La Nazionale partirà da Roma con un volo charter, venerdì. Giocatori e un ridottissimo numero di componenti dello staff tecnico. Sullo stesso aereo per Dublino viaggeranno anche le azzurre, impegnate a loro volta in una partita del Sei Nazioni. Che precauzioni: ingressi e posti a bordo separati, gli uomini davanti e le donne dietro. Vietato qualsiasi tipo di contatto tra i due gruppi, che si muoveranno sempre su bus diversi. Naturalmente, obbligo della mascherina. Il punto è che gli azzurri sono professionisti, monitorati quotidianamente. Le ragazze invece sono dilettanti, quindi teoricamente più a rischio: hanno avuto l’ordine di raggiungere Roma da sole, si sottoporranno ad un primo tampone (niente allenamento, prima dell’esito) e nel frattempo dormiranno in camere singole. 
Mbandà, un Cavaliere “prudente” 
La Fir ha giustamente imposto un’attenzione maniacale ai suoi: Maxime Mbandà, che durante l’emergenza Covid ha lavorato come volontario in una pubblica assistenza di Parma, non ha potuto andare a ritirare personalmente l’onorificenza di Cavaliere dell’Odine al merito della Repubblica Italiana che gli ha conferito il presidente Sergio Mattarella. Troppo pericoloso. E sempre ieri si sono vissuti momenti di tensione, perché al Gemelli di Roma sembra ci sia stato qualche problema nei macchinari e i risultati degli atleti della Nazionale sono arrivati molto dopo il previsto. Tutti negativi, grazie al cielo. 
Terzo tempo, quante follie 
In principio fu l’Home Championship, era il 1883: lo giocavano Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda. Divenne Cinque Nazioni nel 1910 con l’ingresso della Francia e Sei Nazioni dal Duemila, con l’esordio vincente al Flaminio dell’Italia, avversaria la Scozia. In questo secolo e mezzo, durante il terzo tempo ne sono successe di tutti i colori: il mediano di mischia gallese Gareth Edwards che se ne va nascondendo sotto il cappotto il pallone della vittoria e 14 piatti; l’inglese Colclough che convince il compagno di squadra Smart a bere una bottiglia di “squisito” vino bianco e invece era dopo barba, il poveretto finì in ospedale; un altro gallese, Andy Powell, che ubriaco fradicio entra in autostrada al volante di una di quelle piccole macchine elettriche che si usano sui campi da golf: in contromano, naturalmente; il nostro Castrogiovanni che prende a pugni l’Orco Chabal per un complimento di troppo alla sua fidanzata (ma quello era un test-match con la Francia giocato a Genova). State tranquilli: sabato a Dublino non accadrà niente di tutto questo. Purtroppo.  


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