Saldi estivi 2021 al via: i negozianti sperano nella ripartenza, ma il digitale minaccia i loro affari

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MILANO – I negozianti si preparano alla stagione dei saldi, che parte il 1° luglio in Sicilia e va a regime il 3 luglio nella maggior parte delle Regioni, sperando che sancisca il ritorno del popolo dello shopping nei negozi “fisici”. Un auspicio che segue la normalizzazione della situazione sanitaria, che comunque non esenta dal mantenere bene in mente le precauzioni: dal distanziamento all’interno dei locali, all’uso della mascherina passando per i gel detergenti. Per il comparto del commercio, quello che ha pagato il conto più salato alle chiusure e all’azzeramento dei flussi turistici internazionali durante la fase più dura della pandemia, c’è però un altro ‘competitor’ che si delinea all’orizzonte: il passaggio online degli acquisti. Un fenomeno alimentato proprio dai lockdown, che secondo gli addetti ai lavori non svanirà nella “nuova normalità” post Covid e che pone il comparto di fronte a un cambiamento strutturale.

Il calendario degli sconti

Per quel che riguarda le date degli sconti, innanzitutto, a offrire una visione d’insieme è stata la Confcommercio che ha sintetizzato in una tabella la finestra dei saldi, regione per regione:

Regioni

Periodo Saldi

ABRUZZO

03.07.2021 per 60 gg.

BASILICATA

02.08.2021 -30.09.2021  

CALABRIA

03.07.2021 – 01.09.2021

CAMPANIA

03.07.2021 – 31.08.2021

EMILIA ROMAGNA

03.07.2021  per 60 gg.

FRIULI VENEZIA GIULIA

03.07.2021 per 60 gg. 

LAZIO

03.07.2021 per 6 sett.

LIGURIA

03.07.2021- 16.08.2021

LOMBARDIA

03.07.2021-31.8.2021

MARCHE

03.07.2021 – 01.09.2021

MOLISE

03.07.2021 per 60 gg.

PIEMONTE

03.07.2021-28.08.2021

PUGLIA

24.07.2021-15.09.2021

SARDEGNA

03.07.2021 – 03.09.2021

SICILIA

01.07.2021 – 15.09.2021

TOSCANA

03.07.2021 per 60 gg.

UMBRIA

03.07.2021 per 60 gg.

VALLE D’AOSTA

03.07.2021 per 60 gg.

VENETO

03.07.2021 – 31.08.2021

TRENTO              

Trento e Provincia:   per 60 gg.                               

I commercianti determinano liberamente i periodi in cui effettuare i saldi 

ALTO ADIGE                  
                          

Bolzano, Merano e Burgraviato, Valle Isarco, Val Pusteria, Val Venosta dal 16.07.2021 al 13.08.2021;

Comuni turistici di Tires, Castelrotto, Ortisei, Santa Cristina, Selva Garden, Renon, Marebbe, San Martino in Badia, La Valle, Badia, Corvara: dal 13.08.2021 al 10.09.2021;

Comuni di Resia, Stelvio, Maso Corto e San Valentino alla Muta: dal 13.08.2021 al 10.09.2021

Secondo l’associazione dei commercianti, la stima è di una spesa media delle famiglie di 171 euro – pari a 74 euro pro capite – per un valore complessivo di 2,6 miliardi di euro. Cifre in linea con quelle del Codacons, che si aspetta una crescita del 15/20% rispetto al 2020 e un valore medio di 165 euro a famiglia. Più conservativa invece la Federconsumatori, il cui Osservatorio ha misurato le intenzioni delle famiglie di Roma, Milano e Napoli raccogliendo la propensione a fare acquisti del 38% dei nuclei, con una spesa media di 146 euro a famiglia, per un giro di affari complessivo di 1,36 miliardi.

Al netto delle previsioni, quel che è certo è che la ripresa dei consumi è un fattore determinante per la definitiva ripartenza del Paese. La stessa Confindustria ha appena pubblicato una congiuntura flash nella quale mette in fila gli elementi di ottimismo che fanno pensare che anche i servizi e proprio le spese delle famiglie siano in movimento, mentre l’industria aveva già recuperato terreno. La domanda è però: dove avverranno questi consumi?

Il passaggio dal fisico all’online: per il commercio al dettaglio sfumano 3,7 miliardi di vendite

Un tema che non sfugge alla Confcommercio, che nella nota di stima sulle spese delle famiglie ha affidato alle parole di Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia, auspici e preoccupazioni: “Dopo l’annus horribilis – ha dichiarato Borghi – l’auspicio è che riparta la corsa allo shopping. Per questi saldi ci aspettiamo consumi in crescita rispetto allo scorso anno ma, soprattutto, una conferma del trend degli acquisti nei negozi di prossimità, dopo il forzato ricorso agli acquisti sul web”.

Molti osservatori pensano però che questo ricorso “forzato” non sia destinato a spegnersi così come si è acceso. Anzi, secondo un report della società di consulenza Alvarez & Marsal, intitolato The shape of Retail: i costi nascosti dell’e-commerce”, proprio i dettaglianti italiani perderanno 3,7 miliardi di euro entro il 2025 a causa dello spostamento dei consumi dal canale fisico a quello online indotto dagli effetti del Covid 19 sulle abitudini di acquisto dei consumatori. “In tutta Europa saranno 35 i miliardi di euro polverizzati dalla rivoluzione digitale”, dice il rapporto.

Secondo l’indagine sarà anzi proprio l’Italia “il paese che più di tutti in Europa vedrà assottigliarsi i margini di profitto dei retailer – fatta eccezione per la Germania che però presenta un profilo anomalo operando con margini decisamente al di sotto della media europea riflettendo un’ampia presenza di discount e una sensibilità culturale ai prezzi. Il nostro Paese vedrà entro il 2025, e quindi in soli 4 anni, scendere la redditività del settore retail dal 3,5% al 2,6% con un saldo negativo di -3,7 miliardi di euro. “Una perdita di quasi un punto percentuale in un mercato già storicamente provato da margini ridotti rispetto al resto d’Europa – ha commentato Alberto Franzone, Country Co-Head di Alvarez&Marsal in Italia – dovuto soprattutto all’accelerazione in termini di shift sul digitale che ha caratterizzato il nostro Paese dalla pandemia e che si prevede proseguirà a ritmi più sostenuti del resto d’Europa per i prossimi anni”.

Se la penetrazione digitale è quindi una potenziale minaccia per i retailer, lo stesso Borghi mette le mani avanti chiedendo un intervento dei governi, già dal G20 di Venezia, “per l’introduzione di un’imposta minima globale sui ricavi dei colossi del web nei Paesi in cui operano. È una soluzione fondamentale per riequilibrare i rapporti di forza in un mercato che non può rimanere senza regole. Occorre dare certezze alle imprese per garantire i valori della nostra società, della nostra tradizione, della nostra economia e dei nostri territori, ma soprattutto per rendere più stimolante, sostenibile e reale la relazione sociale tra le persone”. 

Il decalogo per i consumatori

La stessa Federazione Moda Italia, infine, ha diramato un elenco dei principi base che disciplinano gli acquisti in saldo, con i diritti dei consumatori e dei negozianti. Eccolo:

  1. Cambi: la possibilità di cambiare il capo dopo che lo si è acquistato è generalmente lasciata alla discrezionalità del negoziante, a meno che il prodotto non sia danneggiato o non conforme (d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, Codice del Consumo). In questo caso scatta l’obbligo per il negoziante della riparazione o della sostituzione del capo e, nel caso ciò risulti impossibile, la riduzione o la restituzione del prezzo pagato. Il compratore è però tenuto a denunciare il vizio del capo entro due mesi dalla data della scoperta del difetto.
  2. Prova dei capi: non c’è obbligo. E’ rimesso alla discrezionalità del negoziante.
  3. Pagamenti: le carte di credito devono essere accettate da parte del negoziante e vanno favoriti i pagamenti cashless.
  4. Prodotti in vendita: i capi che vengono proposti in saldo devono avere carattere stagionale o di moda ed essere suscettibili di notevole deprezzamento se non venduti entro un certo periodo di tempo.
  5. Indicazione del prezzo: obbligo del negoziante di indicare il prezzo normale di vendita, lo sconto e il prezzo finale.
  6. Rispetto delle distanze: occorre mantenere la distanza di un metro tra i clienti in attesa di entrata e all’interno del negozio.
  7. Disinfezione delle mani: obbligo di igienizzazione delle mani con soluzioni alcoliche prima di toccare i prodotti.
  8. Mascherine: obbligo di indossare la mascherina in store ed anche in camerino durante la prova dei capi.
  9. Modifiche e/o adattamenti sartoriali: sono a carico del cliente, salvo diversa pattuizione.
  10. Numero massimo di clienti in store: obbligo di esposizione in vetrina di un cartello che riporti il numero massimo di clienti ammessi nei negozi contemporaneamente.

ShopFully ha infine analizzato le propensioni all’acquisto degli italiani, che “sembrano intenzionati, più di ogni altra cosa, a cercare soluzioni per tutelarsi dal caldo”. Dai dati di ShopFully, che dopo Amazon ed Ebay è la piattaforma più utilizzata dagli italiani per prepararsi allo shopping, “emerge una vera e propria esplosione delle ricerche di promozioni su ventilatori (+138% vs 2020), condizionatori (+133%) e climatizzatori (+55%). Anche lato Food il trend sembra essere confermato, con il forte aumento di ricerche di Prosecco (+87%), birra (+6%) con tutte le specifiche marche, alcune delle quali arrivano a picchi del +77%, Acqua (+55%) e Coca Cola (+37%)”. Come nota a margine, “rispetto allo scorso anno sono diminuite di circa il 35% le ricerche di promozioni sulla carta igienica. Certo, forse pesa il fatto che nel 2020, rispetto al 2019, erano cresciute del 15858%”. Sì, non è un errore. Quindicimilaottecentocinquantotto per cento.

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