Salvate il soldato Schmidt che apre gli Uffizi al fumetto

Salvate il soldato Schmidt che apre gli Uffizi al fumetto

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Se il direttore del grande museo i ha un’illuminazione: mette in mostra le nuvole parlanti (e gliele bocciano) . Eppure dai romani a Warhol l’arte si è sempre nutrita di comics
Francesco Specchia 31 ottobre 2020

Come s’è involuto il sistema culturale italiano. Solo poco più di 50 anni fa in Apocalittici e integrati  Umberto Eco si poteva permettere di mescolare Hegel a Corto Maltese (con una predilezione per il secondo) e la Cappella Sistina agli studi anatomici del Tarzan di Burne Hogarth. Oggi basta che lo storico dell’arte Eike Schmidt, direttore della Galleria degli Uffizi annunci una storica collaborazione con Lucca Comics & Games che branchi d’intellettuali fuori tempo lo azzannino alla gola.
Accade che il direttore teutonico apra il museo fiorentino al genere horror dei comics -oltre che ai manga e ai supereroi – con un’esposizione intitolata Mostri tra statue ed ibridi sublimi, ed ecco che viene subito accusato di violazione della sacralità dell’opera d’arte. Ma è esattamente il contrario. Schmidt afferma che “sono molte le analogie fra fumetti e dipinti”; cita come esempi di proto-comics “i codici miniati medievali, i balloons nei dipinti antichi (tecnicamente erano i “filatteri”, pergamene che si srotolavano dalle bocche, ndr); e, al Corriere della sera dichiara che “gli stessi comics sono stati influenzati dai grandi maestri dell’arte”. E ha perfettamente ragione. Siamo tornati alla mentalità bigotta di prima che Elio Vittorini e Fellini in Italia o Alain Resnais in Francia sdoganassero il fumetto come forma d’arte e comunicazione. Sembra quasi che la fondazione del primo Linus e tutti gli sforzi di Oreste Del Buono nell’elevare il fumetto a letteratura disegnata (sforzi perpetuati oggi, con tenacia, dal nuovo Linus di Igort e Elisabetta Sgarbi direttore ed editore della “Rivista di fumetti e altro”) siano finiti arrotati da un classismo intellettuale di ritorno.
Eppure basterebbe avere la mente aperta e la memoria più lunga. La colonna traiana era fumetto, inteso come narrazione sequenziale delle conquista romana delle Dacia. L’arazzo di Bayeux del 1066 che narrava la conquista normanna dell’Inghilterra era fumetto. Il grande illustratore William Hogarth con Rake’s Progress raffigura il triste percorso di un giovane spendaccione che passa dal gioco d’azzardo alla prostituzione per finire senza soldi e pazzo all’ospedale di Bedlam. Ed era fumetto. Tutta la pop art con i suoi maestri Roy Lichtenstein , Andy Warhol (bellissimi i suoi Superman e Dick Tracy), Mel Ramos ha attinto al fumetto. Si potrebbero aprire immensi dibattiti sull’osmosi dell’arte. Ma con gli ottusi, specie se intellettuali, sarebbe inutile…

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