Salvini accelera sul ripristino delle Province: “Ne sono straconvinto, servono a strade e scuole”

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Non le voleva più nessuno, ma ora la politica – da destra a sinistra –si schiera in blocco a favore del loro ripristino. “Mi chiedono di reintrodurre le Province. Io da segretario della Lega ne sono straconvinto”, ha scandito Matteo Salvini da Forte dei Marmi. Il segretario leghista accelera, dunque. La sua opinione, del resto, è ben nota: mandare in soffitta la riforma Delrio, quella con cui il centrosinistra aveva depotenziato gli enti che poi Matteo Renzi, tramite il referendum costituzionale del 2016, avrebbe voluto abolire tout court. Ma la consultazione ha dato un esito contrario rispetto alle volontà dell’ex premier, così le province sono rimaste quell’ibrido frutto di una riforma organica rimasta incompiuta.

“Le Province servono per scuole e strade ed è una battaglia che spero di portare al successo”, ha insistito il ministro delle Infrastrutture. “Bisogna tornare all’elezione diretta, con le competenze, la scelta diretta dei cittadini e i soldi perché altrimenti strade provinciali e scuole superiori, che devono essere gestite dalle Province, senza soldi e senza personale non hanno manutenzione”. Da qui la volontà di portare le lancette indietro, ridando agli enti le loro funzioni originarie  – ridimensionate con la riforma Delrio  – e la legittimità popolare di un tempo, introducendo l’elezione diretta del presidente e del consiglio provinciale, organi ad oggi eletti indirettamente dai sindaci.

Attorno a questi principi, nei mesi scorsi si è compattata una maggioranza insolita, composta da centrosinistra, centrodestra e M5S. Tutti favorevoli al ripristino degli enti un tempo considerati fucine di sprechi. L’iter della riforma è già in fase avanzata: in commissione Affari costituzionali del Senato da mesi si stanno esaminando congiuntamente ben otto proposte di legge presentate a vario titolo da FdI, Lega, Pd, M5S e Azione. Non con qualche intoppo però. Il centrodestra, infatti, ha più volte tentato di inserire nella riforma l’elezione diretta dei sindaci sopra i 15 mila abitanti. Una norma contro cui Pd e M5S hanno alzato le barricate. 

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