Salvini li aveva definiti “dirottatori”, la Cassazione li assolve: “Rifiutarsi di essere riportati in Libia non è reato”

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L’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini li aveva definiti “dirottatori”, ma oggi la Cassazione li assolve definitivamente ribadendo alcuni dei principi del diritto internazionale, affermando che “è scriminata (cioè non punibile, ndr) la condotta di resistenza a pubblico ufficiale da parte del migrante che, soccorso in alto mare e facendo valere il diritto al non respingimento, si opponga alla riconsegna allo Stato libico”.

Mentre si svolge a Palermo la seconda udienza del processo nei confronti dell’ex capo del Viminale per il caso Open Arms, la sentenza della Cassazione riporta alla luce un caso per molti aspetti simile che ricalca il modus operandi in materia di sbarchi e immigrazione dell’allora ministro dell’Interno.

È il caso della Vos Thalassa, il mercantile italiano che il 10 luglio 2018 aveva soccorso 66 migranti alla deriva che rischiavano di naufragare al largo delle coste libiche. Il Viminale aveva successivamente disposto il divieto di attraccare in un porto italiano, disponendo che il mercantile con i naufraghi salvati tornasse in Libia. A bordo ci furono momenti di tensione e i migranti soccorsi che si rifiutarono di tornare in Libia vennero accusati dall’ex ministro di “sabotaggio” e di essere dei “dirottatori”. Sulla scena intervenne poi la nave Diciotti della guardia costiera italiana che dopo un duro scontro tra Lega e Movimento 5 Stelle procedette allo sbarco nel porto di Trapani.

“I migranti a bordo della Diciotti saranno sbarcati in Italia per le dovute misure cautelari e gli accertamenti giudiziari correlati alle condotte che hanno messo a repentaglio la vita dell’equipaggio del Vos Thalassa”, scriveva in una nota il Viminale. In sede di procedimento penale il giudice per le indagini preliminari di Trapani aveva ritenuto la condotta di due giovani migranti sulla Vos Thalassa “scriminata” dalla legittima difesa, per aver agito al fine di salvare se stessi e gli altri naufraghi in quanto la Libia non rappresentava un “luogo sicuro di sbarco”.

La Corte d’appello di Palermo ribalta l’impostazione del Tribunale di Trapani e il 3 giugno del 2020 condanna i due migranti accusati da Salvini di essere dei “dirottatori”. Per entrambi una pena di tre anni e sei mesi di reclusione oltre a una multa di 52 mila euro.

La Corte di Cassazione oggi ribalta definitivamente quell’impostazione e afferma un principio storico cioè che “è scriminata la condotta di resistenza a pubblico ufficiale da parte del migrante che si opponga alla riconsegna allo Stato libico”. Una sentenza storica alla luce dell’udienza di Palermo nei confronti di Matteo Salvini, ma soprattutto considerando gli oltre 30 mila migranti intercettati dall’inizio dell’anno dalla guardia costiera libica e riportati indietro, in un paese non sicuro dove i più basilari diritti umani non sono garantiti. E la Cassazione oggi lo conferma inequivocabilmente.

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