San Francisco non ne può più dei robotaxi. Il loro futuro in discussione dopo uno scontro con i pompieri

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Chissà se era più sicuro Steve McQueen, che in Bullitt sgommava per le strade di San Francisco sbattendo qua e là. Oggi nella Bay Area circolano circa cinquecento robotaxi, o taxi a guida autonoma. Non possono superare i 50 km all’ora, restano sobri per definizione e hanno scolpito negli algoritmi il divieto di infrangere le regole. I risultati, però, non sono quelli attesi.

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Lo scontro fra un robotaxi e un camion dei pompieri, avvenuto giovedì a San Francisco, con il passeggero dell’auto assistito in ospedale per ferite non gravi, è stato solo l’ultimo intoppo. Era passata appena una settimana da quando il 10 agosto la città aveva esteso l’autorizzazione per il servizio pubblico senza autista: non più corse limitate a poche ore e pochi quartieri, ma robotaxi disponibili ovunque e a qualsiasi ora.

Le due aziende rivali Cruise (figlia di General Motors) e Waymo (figlia di Alphabet, cioè Google) già vedevano praterie per i loro affari. La commissione servizi pubblici di San Francisco era pronta a lanciare anche gli autobus senza conducente. Quel che lo scontro di giovedì ha rimesso in discussione è più in generale il nostro futuro a guida autonoma.

I robotaxi in particolare sembrano avere una questione personale con i pompieri. Nei mesi di sperimentazione a San Francisco è spesso capitato che le auto a guida autonoma si bloccassero, confuse da qualcosa, e intralciassero il traffico, incluse varie operazioni di soccorso. Più di una volta hanno imboccato strade a ingresso vietato ritrovandosi muso a muso con gli uomini in divisa. Una vettura era finita con le ruote nel cemento fresco. Un’altra si era fermata, giustamente perplessa, nel bel mezzo di una sparatoria, con la polizia infuriata per la sua presenza.

Quando il 10 agosto la commissione servizi pubblici di San Francisco aveva votato l’estensione del servizio dei robotaxi (da sperimentale a senza limiti), la direttrice dei pompieri della città Jeanine Nicholson aveva citato 55 episodi in cui i suoi vigili erano stati intralciati. E aveva concluso: “Non sono ancora pronti, visto il modo in cui hanno impattato le nostre operazioni”.

“Impattato” aveva al tempo un senso metaforico. Giovedì è passato a quello letterale. Cruise, proprietaria del robotaxi, descrive la dinamica così: “Una delle nostre auto ha attraversato l’incrocio con il verde ed è stata centrata dal veicolo d’emergenza”. La polizia ha confermato che i pompieri avevano sirena e lampeggianti accesi. Il procuratore della città David Chiu ha chiesto alla Commissione servizi pubblici di rivedere la sua decisione di estendere il servizio, che il 10 agosto era stata presa in modo tutt’altro che pacifico.

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La discussione quel giorno era durata più di cinque ore con i cittadini infuriati che protestavano sotto alle finestre. Da mesi gli abitanti della Bay Area chiedevano piuttosto un potenziamento dei servizi pubblici. Avevano anche scoperto che semplicemente appoggiando un cono stradale bianco e arancione sul cofano il sistema di guida autonoma andava in tilt: l’auto restava bloccata fino all’arrivo di un tecnico.

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L’idea era presto corsa sui social, diventando un metodo di lotta per gli attivisti di Safe Street Rebel, che si battono per la sicurezza dei pedoni e per le strade libere dalle auto. Waymo e Cruise, da parte loro, ribattevano che i loro veicoli sono molto più sicuri di quelli con un umano al volante. In un anno e mezzo di sperimentazione le auto a guida autonoma sono rimaste coinvolte in 600 incidenti, nessuno mortale (a eccezione di un cane messo sotto a maggio).

Se la commissione servizi pubblici tornerà a votare sui robotaxi, la sua sarà una quindi scelta sul nostro futuro accanto a robotica e intelligenza artificiale. Perché le auto a guida autonoma rispettano certo il limite dei 50 all’ora, ma la tecnologia che le muove, spinta dalle aziende, sembra correre a una velocità che nemmeno Steve McQueen avrebbe raggiunto mai.

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