“Sandokan collabora? Fa bene, dica la sua verità, io sono tranquillo. Eravamo amici da bambini”

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Francesco Schiavone detto “Sandokan” sta collaborando con la giustizia? “Fa bene, in tanti processi si è parlato di lui, adesso potrà dire la sua e dare un contributo alla verità, io sono tranquillo”.

Risponde così l’imprenditore Nicola Schiavone ai cronisti che lo avvicinano durante una pausa del processo sugli appalti ferroviari che lo vede imputato a Santa Maria Capua Vetere con l’accusa di associazione camorristica.

È in questo dibattimento che si aspetta il deposito dei primi verbali dell’ex padrino del clan dei Casalesi che da un mese circa sta rendendo dichiarazioni. Per leggere le sue rivelazioni si dovrà aspettare ancora. Intanto, nell’aula numero 30 del palazzo di giustizia, davanti al collegio presieduto dal giudice Giuseppe Meccariello, c’è la folla delle grandi occasioni.

L’imprenditore Schiavone, già processato e assolto nel processo “Spartacus”, le ipotesi di collusioni con i clan escluse da Riesame e Cassazione anche nella fase delle indagini di questo stesso procedimento, si mostra sereno.

E afferma: “Non rinnego, ne’ potrei farlo, l’amicizia che avevamo da bambini. Abitavamo uno accanto all’altro, i nostri genitori erano agricoltori e all’epoca si viveva con le porte aperte. Ma per il resto sono tranquillo, sono andato via dal paese più di quarant’anni fa, ho già superato altri processi durante i quali ho dimostrato la mia estraneità alle accuse. La società del 1981 “ Scen”, dove anche Francesco Schiavone figura come socio era una cooperativa di operai, si è sciolta dopo un unico lavoro a Capri e comunque l’elenco era passato al vaglio della prefettura. Francesco Schiavone sta collaborando? Fa bene, in tanti processi si è parlato di lui, adesso potrà dire la sua e dare un contributo alla verità, io sono tranquillo. Il “lievito madre” di cui parla Giuseppina Nappa? Ma fui io stesso a usare quella definizione nel processo Spartacus. Sono stato negli Stati Uniti, ho insegnato alle scuole media a Genova, ho la mia esperienza e la mia professionalità maturata in tutti questi anni. Mi lascio scivolare il fango addosso, veniamo al processo e, carte alla mano, con i miei avvocati dimostriamo la realtà dei fatti, non le fantasie di cui mi accusano”.

Nel corso del processo vengono sentiti testimoni della Procura, tra i quali un commercialista è un carabiniere. I legali del 70enne consulente, gli avvocati Caterina Greco e Umberto Del Basso De Caro, avevano chiesto al presidente del collegio di tribunale Giuseppe Meccariello di proseguire la celebrazione del processo a porte chiuse, ma il magistrato ha rigettato l’istanza ritenendo che “non vi fosse alcuna ragione per denegare il principio di pubblicità dell’udienza stabilito dal codice di procedura penale, che prevede dettagliatamente i motivi di eccezione che qui non ricorrono”. Il processo riprenderà il 15 maggio, in calendario c’è l’interrogatorio di sei collaboratori di giustizia, ma non Schiavone. Sandokan può attendere.?

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