Sandro Bonvissuto, il cameriere-filosofo che scrive libri per Einaudi

Pubblicità
Pubblicità

La carbonara è come deve essere, romana fino all’ultimo rigatone; il polpettone è come lo faceva la nonna (forse un briciolo troppo unto, ma anche la nonna ci dava dentro col condimento); per dessert, secondo il noto modo di dire, ci sono solo tarallucci e vino. Il cameriere, invece, potrebbe sembrare fuori posto. Capelli rasta avvolti in una crocchia, sguardo sveltissimo, lingua ancora più veloce e sferzante. Ti prende sfacciatamente per il culo ma ti diverti. Altri l’hanno fatto di mettere ai tavoli una specie di comico; se non ti offendi, ti fai due risate. Ma qui, all’Hosteria la Sagra del Vini da Candido a via Marziale, zona Trionfale, Roma est, non è un gioco, non c’è calcolo. Tutto è vero: il grande Candido Rovazzani non c’è più, i figli Valentino e Maura gestiscono con amore e passione cucina e sala, ma quello con i capelli rasta non è messo lì a fare spettacolo. Lui, Sandro Bonvissuto, è un cameriere unico nel suo genere: professionista del servire in tavola (lo fa da vent’anni) e scrittore vero e di valore. Bonvissuto, 51 anni, non è uno che ha scritto un libro per caso, ha all’attivo due volumi per Einaudi (“Dentro” del 2012 e “La gioia fa parecchio rumore” del 2020), una laurea in filosofia, molti racconti e articoli su giornali e saggi su riviste. Dai suoi libri stanno facendo dei film mentre lui prepara il terzo. Insomma, un vero e proprio scrittore professionista.  

E allora perché Bonvissuto continua, ogni sera, a correre tra i tavoli della “Sagra del vino”?: “Perché è la mia vita. Io sono proprio quella roba lì: un cameriere che scrive o uno scrittore che serve ai tavoli e gli piace farlo. Poi, molto semplicemente, oggi in Italia, di sola letteratura non si vive. Qui lavoro e mi danno uno stipendio che mi permette di continuare a vivere come mi piace, scrivere e mantenere la mia famiglia”. Bonvissuto è nato a Cinecittà ed è vissuto al Portuense: “Giù nella ‘Buca’ perché per andarci dovevi scendere sempre”. Vita di strada ma una famiglia solida alle spalle, la Roma nel cuore e non molta voglia di studiare. Ogni tanto, però, scriveva temi meravigliosi e la prof d’italiano chiamava i genitori per chiedere dove Alessandro avesse copiato quelle parole: “Mi accadde anche alla maturità. Per fortuna incontrai un presidente di commissione che, alla fine, mi credette e mi dichiarò maturo”. 

Bonvissuto all’interno della trattoria nella quale lavora 
Si fidanza sui banchi di scuola, si sposa prestissimo e presto arrivano due figli: “Dovevo lavorare per mantenerci e scrivere mi sembrava un lusso”. Lavora nella pescheria del padre, ma la crisi economica la devasta e Sandro passa da un lavoro all’altro: venditore di assicurazioni, parcheggiatore nell’autosilos del Muro Torto, addetto al pesce in un ristorante di San Lorenzo finché, nel 2000, si accasa come lavapiatti da Candido. Meno di dieci anni fa la “promozione” in sala. All’inizio c’era stata anche l’Università (filosofia) con una passione per l’Estetica e per Heidegger, ma Sandro l’abbandona dopo qualche anno in cui aveva fatto in tempo a farsi apprezzare dai suoi docenti.

Ma collegare studio e lavoro? Cioè uno studia una cosa e poi cerca lavoro in quel campo. No? Ti guarda come dire: “Me stai a coglionà?”. E spiega: “Per me la dimensione dello studio è stata sempre divisa da quella del lavoro. Leggere, approfondire, scrivere, sono cose sacre, attività quasi segrete, romantiche, notturne. La vita, invece, è una cosa semplice: ti devi chinà a sollevare cassette di frutta e, alla fine della giornata, ti danno mezza piotta”. Insomma, Bonvissuto ha trovato una strana sintesi di se stesso tra altissima filosofia e tavoli della trattoria. Ed è come se in testa avesse due diversi linguaggi: “Penso e parlo in romanesco che è una specie di postura etica nei confronti della vita e ti permette sintesi e giudizi fulminanti su ciò che vedi e senti. Ma posseggo anche un altro codice parlato e scritto che mi dà la possibilità di trattare temi altissimi. Nella trattoria passa il genere umano nel suo complesso, io li vedo con le loro piccole e grandi magane, i segreti, le gioie, i dolori e gli amori. Me ne parlano e io amo la vita che mi fanno vedere. È lo spettacolo del mondo che ogni sera mi porto a casa e provo a rielaborare con l’altra cassetta degli strumenti: quelli della filosofia e del linguaggio. Così approfondisco e poi scrivo, con fatica, i miei libri”.

L’intervista. Sandro Bonvissuto: “La mia storia con Roma Totti, i coatti, la ricotta”

E la filosofia è ripiombata nella vita di Bonvissuto quando ormai aveva 35 anni d’anni. “Era l’estate del 2005 e andai al funerale del professor Emilio Garroni, grande docente e studioso di Kant. C’erano i suoi assistenti tra i quali il prof Edoardo Ferrario che mi dice: Tu devi andare avanti, devi laurearti. Io provo a spiegargli che c’ho una famiglia da mantenere, che devo lavorare. Ferrario trovò la frase giusta: “Torna a studiare. Perché altrimenti, qui si laureano solo i ricchi…”. Bastò, forse Sandro aspettava solo che qualcuno gli dicesse una cosa del genere per riprendere i libri: “In fondo sapevo che mi sarebbe bastato provarci, io sono un marine della comprensione. Se c’è una cosa da capire, per complessa e profonda che sia, io mi metto l’elmetto e vado giù fino in fondo: scavo, sudo, mi arrabatto ma, alla fine, la faccio mia e te la so anche raccontare a voce (in italiano forbito o in sintetico romanesco) o per iscritto”. Così Bonvissuto studia e scava fino alla tesi su Maurice Merleau-Ponty, amico e sodale di Sartre, grande fenomenologo, continuatore del pensiero di Husserl e del filone heideggeriano dell’esistenzialismo. Nel 2009 è filosofo laureato.

E continua a fare il cameriere. Tutte le sere. Attento a non sbagliare piatti e avido “lettore” del mondo che gli passa davanti. Mentre quelli mangiano lui li serve e li ama davvero ma, nello stesso tempo, l’altro lui li osserva e comincia a trasferirli nei suoi libri. Arrivano gli articoli, i saggi e i due volumi di successo da 14/15 mila copie. “Ma di scrittura non si riesce a vivere. Troppo tempo tra un libro e l’altro, percentuali basse, ai premi mandano sempre gli stessi…. Dovresti trovare un’attività di saggistica e di redazione… Magari, prima o poi ci riesco, ma non so se riuscirei a lasciare il ristorante, i tavoli, la gente che mangia le cose che gli porto io e mi ringrazia aprendomi il cuore”. 

Leggetevi “Dentro” dove Bonvissuto parla di carcere, di muri, di solitudine e suicidio con la profonda chiarezza di un filosofo mitteleuropeo e una scrittura in cui non c’è una parola in più e neanche una in meno. Poi andate a mangiarvi una “gricia” alla Sagra del vino e fatevi qualche domanda sulla vita e la filosofia e il loro profondo, epistemologico rapporto con la sala di un ristorante romano e un cameriere-scrittore con i capelli rasta.

Pubblicità

Pubblicità

Go to Source